L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 24 ottobre 2020

Giustizia malata - per la 'ndrangheta si aprono spiragli e portoni, ci sarà un perchè

IN UNA DICHIARAZIONE RACCOLTA DA KLAUS DAVI

'Ndrangheta. La Cassazione respinge il ricorso sulla sorveglianza del presunto boss Nirta

L'avv. Eugenio Minniti difensore di Nirta Giovanni Luca, unitamente all'avv. Giuseppe Milicia, esprime, in una dichiarazione raccolta da Klaus Davi, grande soddisfazione per il pronunciamento della Quinta Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione che ha rigettato il ricorso proposto dalla Procura Generale avverso il decreto di revoca della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per 4 anni emesso dalla Corte di Appello di Reggio Calabria.
"Ritengo - ha affermato l'avv. Minniti - che il Supremo Collegio nel disattendere il ricorso proposto dal Pg abbia pedissequamente applicato il principio della cancellazione delle presunzioni di pericolosità sociale nel campo delle misure di prevenzione, in ossequio a quanto ritenuto dalle Stesse Sezioni Unite con la sentenza 111/18 e dal Legislatore con la novella del 2017, sviluppando ulteriormente i criteri introdotti dalla sentenza 291/13 della Corte Costituzionale, ponendo cosi la necessità dell'accertamento in concreto della pericolosità sociale,anche per gli appartenenti ad associazioni mafiose, peraltro in presenza di elementi di carattere storico (decorso temporale dal decreto impositivo, stato detentivo, operatività della asserita cosca) assolutamente incompatibili e confliggenti con la persistenza della stessa pericolosità sociale dell'interessato al momento della esecuzione della misura ".

23-10-2020 14:24



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