L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 26 ottobre 2020

Guerra a Euroimbecilandia

23 Ottobre 2000, ANNO 0, numero 0

Editoriali 

L'Unione Europea come Hitler

di IDA MAGLI

Dando inizio al nostro giornale, dobbiamo per prima cosa renderci conto che combattere per la libertà degli Italiani, e combattere contro l’Unione Europea, è una battaglia assolutamente proibita. Proibita in quel modo totale che il Potere ha inventato dal momento stesso in cui è nato, e che ha usato sempre, in qualsiasi epoca, in qualsiasi società: l’evitazione, il tabù, la contaminazione. È un meccanismo che i detentori del Potere conoscono bene, anche quando non ne sono tecnicamente consapevoli, perché è sulla sua base che è stato creato il Potere stesso: la delimitazione fra ciò che è sacro e tutto il resto, tutto quello che non lo è. Dunque è per questo che siamo costretti a fare un giornale “da sottosuolo”, utilizzando Internet: quello che diciamo è “nefando”, blasfemo, appartiene al mondo degli inferi cui la luce del sole è proibita.

Non dobbiamo farci nessuna illusione: una volta affermato che in Italia esiste la “democrazia”, come garante della libertà degli Italiani, e che l’Unione Europea è stata creata dai governi “democratici” dell’Europa, chiunque si azzardi a parlarne in maniera negativa (che osi combatterla addirittura, non è “pensabile”) cade sotto la condanna dell’impurità, delle evitazione tabuistica, e di conseguenza della illegittimità.
Affermare che oggi gli Italiani sono privati dell’unica, vera libertà: quella di essere responsabili di se stessi, di poter affermare il proprio Io, sia come individui che come popolo, quella di respingere la creazione di un impero totalitario e distruttivo che porta il nome di Unione Europea, non soltanto non è lecito, e pertanto non trova nessuno spazio legittimo dove esprimersi, ma viene negato con il procedimento della tabuizzazione.
La tabuizzazione è ben altro che un divieto codificato, una censura concreta, un reato che comporti la prigione. È quello che stiamo sperimentando con la fondazione di un giornale su Internet: la libertà della comunicazione globale è il ghetto della non-comunicazione “reale”, il vuoto della parola impotente, l’assegnazione del nostro discorso alla improduttività ed alla insignificanza, al campo che in psichiatria si chiama “insalata di parole”.
Sui significati di Internet naturalmente torneremo più volte. La premessa fatta oggi con queste poche parole serve soltanto a farci capire che la battaglia è quasi impossibile e che richiede tutto il nostro coraggio, tutta la nostra volontà, tutte le nostre energie, tutta la nostra intelligenza. Il coraggio e la determinazione non ci mancheranno soltanto se saremo assolutamente convinti di una cosa: che il nostro è il tentativo che avrebbe dovuto essere fatto e che non è stato fatto negli anni in cui si andava preparando l’impero hitleriano. Se allora qualcuno avesse provato a discutere in termini “culturali” e non immediatamente politici il significato di quello che stava avvenendo, se qualcuno avesse tentato di combattere le idee del Potere e non la legittimità del Potere (il Potere non è mai legittimo), forse sarebbe stato possibile evitare la seconda guerra mondiale. E se non proprio tutte, almeno qualcuna delle conseguenze più catastrofiche del desiderio di onnipotenza dal quale Hitler era mosso. Un desiderio di onnipotenza e di conquistare dell’ Europa analogo a quello che spinge oggi i politici alla costruzione dell’Unione Europea.
Nessuno si lasci ingannare dalle apparenze. Non si vedono le armi, ma la violenza con la quale vengono privati i popoli della propria identità, della propria libertà, è analoga. E finirà con le armi. Il detto del nostro tempo è: se vuoi la guerra, prepara la pace.
Anche di queste analogie, naturalmente torneremo a parlare nel giornale che inizia oggi la sua difficile ma esaltante vita. Vogliamo essere più concreti possibile, malgrado la impalpabilità del mezzo. E dunque diciamo chiaramente che chiederemo, con la forza che ci verrà da tutti coloro che sia in Italia che negli altri Paesi sudditi dell’Unione, guardano con il senso della propria responsabilità al futuro dell’Europa, che non si passi alla moneta unica e che il trattato di Maastricht venga sottoposto a referendum popolare.

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