L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 30 ottobre 2020

Il Grande Reset dell'economia occidentale lascia morti e feriti e tutte le banche centrali devono accompagnare la distruzione sociale/economica dolcemente. Il covid/lockdown/coprifuoco ha fatto chiarezza lo S P R E A D dipende dalla Bce e questa momentaneamente ha il compito di svolgere il suo ruolo per intero: prestatore di ultima istanza e con un clic crea moneta. MA con il medesimo clic può eliminare i titoli di stato che ha in pancia. Per anni ci hanno terrorizzato che i soldi non ci sono per alleviare la sofferenza di milioni di disoccupati e obbligato a trasformare il lavoro in precariato

Le ultime decisioni della Bce in 3 punti

29 ottobre 2020


Il commento “La Bce preannuncia nuovo stimolo” a cura di Pasquale Diana, senior macro economist di AcomeA Sgr

Come previsto, la Bce ha lasciato il tasso sui depositi invariato al -0.50%.

Nel comunicato stampa, ci sono tre punti degni di nota.

Il primo è che la Bce vede i rischi chiaramente spostati al ribasso. Il secondo è che la Bce, in pratica, preannuncia un ulteriore stimolo monetario già a dicembre, quando avrà a disposizione le nuove previsioni. Il terzo è che la Bce menziona l’euro già nel comunicato, cosa molto rara.

Data la situazione, il tono della conferenza stampa non poteva che essere molto preoccupato. La presidente Lagarde ha chiaramente detto che il Consiglio è unanimemente d’accordo sull'opportunità di “ricalibrare” i suoi strumenti a dicembre. Questo vuol dire valutare non solo ogni singolo strumento, ma anche come i vari strumenti (APP, Pepp, TLTRO, tassi d’interesse) interagiscono tra di loro. Probabilmente questa guidance è più forte e ampia di quello che si aspettava il mercato. La Lagarde chiarisce che la Bce ha agito con forza per la prima ondata del Covid, farà lo stesso nel futuro e non prende neanche in considerazione l’idea che la Bce stia finendo le munizioni. Al contrario, la Lagarde ha ribadito che tra qui e dicembre è possibile un uso più intenso degli strumenti esistenti (ad esempio: un aumento di acquisti tramite il Pepp se necessario).

Che succederà a dicembre?

Già prima della recente esplosione dei casi di Covid-19, la Bce doveva far fronte a basse pressioni molto inflattive nel breve periodo e a previsioni di inflazione core (ca. 1% in media nel periodo 2021-2022) che chiaramente non sono compatibili con il target (2%).

È evidente che la previsione di crescita del Pil del 3.1% nel quarto trimestre sarà rivista al ribasso e con ogni probabilità le nuove previsioni mostreranno un “double-dip”. Prima del meeting di oggi, gli analisti si aspettavano un aumento del Pepp (300-400mld), e un’estensione di altri sei mesi, fino almeno a fine 2021.

Dopo questa conferenza stampa, le aspettative probabilmente includeranno anche possibili cambi alla TLTRO, e – solo come extrema ratio – anche un taglio dei tassi d’interesse.

E oltre dicembre, cosa possiamo aspettarci?

Andando oltre, il ruolo della politica monetaria sarà, a mio avviso, dettato dalla politica fiscale almeno per tutto il 2021. Oggi la Lagarde ha enfatizzato diverse volte la cooperazione tra politica monetaria e politica fiscale, un fenomeno nuovo e direi probabilmente una delle poche notizie buone di questo 2020.

È oramai chiaro che anche se un vaccino dovesse arrivare entro fine anno, la ripresa sarebbe lenta e probabilmente incompleta, nel senso che ci saranno settori che non torneranno ai livelli di attività precedenti, oppure impiegheranno anni per farlo. Molte imprese falliranno, altre nasceranno in settori nuovi.

La politica fiscale rimarrà espansiva per tutto il tempo necessario a far fronte a una trasformazione epocale di questo tipo. Un ritorno all’austerità appare francamente impensabile per adesso.

Dato che su questo c’è finalmente un ampio consenso in Europa, il ruolo della Bce è favorire il continuo uso della leva fiscale, accompagnandolo con tassi bassi, evitando la “frammentazione” del mercato e garantendo una efficiente trasmissione monetaria.

Il che vuol dire che gli spreads dei paesi a debito più alto – tra cui l’Italia – saranno tenuti sotto controllo dalla Bce per ancora molto tempo. E il messaggio implicito ai paesi per adesso è: spendete di più, e meglio.

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