L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 26 ottobre 2020

In Occidente tutti gli studiosi che conosco sono spesso depressi, nevrotici, isterici, cattivi, invece di studiare fanno giuochini politici, non hanno più idee originali

La vetta della cultura occidentale, oggi, è a San Pietroburgo.

Maurizio Blondet 26 Ottobre 2020 

(La conferenza Actual Problems of Theory and History of Art è un forum accademico internazionale tenuto ogni due anni dall’Università statale di Mosca Lomonosov e dall’Università statale di San Pietroburgo, sostenuto dai principali musei russi. La conferenza si svolge alternativamente a Mosca e San Pietroburgo.

La Conferenza IX si terrà dal 26 al 31 ottobre 2020 a San Pietroburgo, con il Museo statale dell’Ermitage come museo partner.

La conferenza è dedicata a un’ampia gamma di questioni relative alla storia e alla teoria delle arti visive e dell’architettura, alla conservazione e interpretazione del patrimonio culturale russo e internazionale e all’interazione tra scienza accademica ed esperienza museale. La portata cronologica di questo forum interdisciplinare spazia dall’era preistorica allo stadio contemporaneo. La conferenza accoglie storici dell’arte, archeologi, professionisti di musei, conservatori d’arte, filologi, teorici della cultura e altri studiosi di scienze umane le cui aree di ricerca includono architettura, arti visive e decorative.

La conferenza del 2020 si concentra sulla percezione contemporanea della storiografia e degli studi artistici)

Qui sotto il commento di Antonio Corso, archeologo classico e amico:

In diverse sedi accademiche di San Pietroburgo (Hermitage, Università Statale etc.) da oggi si volge il convegno di storia dell’arte forse più ricco e ambizioso che sia mai stato tentato: il programma si trova nel link riportato qui sotto:


Come il lettore constaterà leggendo il programma, tutti i massimi studiosi del mondo vi partecipano. Poiche’ di questi tempi viaggiare e’ difficile, molti studiosi che si trovano in paesi ‘incarcerati’ dalla retorica del virus terranno le loro presentazioni per via telematica, non di meno l’adesione di esperti da tutto il mondo e’ estremamente significativa.

Essa dimostra che San Pietroburgo e’ diventata un importantissimo centro per questo tipo di discipline e che il mondo accademico e museale russo ha ormai acquisito una capacità di attrazione paragonabile solo a quella esercitata da istituzioni americane negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso.

Esso anche permette di toccare con mano che la costante diffamazione nei confronti della Russia da’ un’immagine del tutto falsa di questa società. Essa al contrario è molto vitale, è un brulicaio di persone colte, di adolescenti che vanno ancora a teatro per assistere a un melodramma invece che in discoteca, di studiosi entusiasti, pieni di voglia di fare, soprattutto – è il dato cruciale – con idee originali che possono approfondire e pubblicare senza problemi.

Nelle mie frequenti visite a istituzioni accademiche di Mosca e di San Pietroburgo, ho sempre trovato moltissimi ‘scholars’ estremamente preparati, seri, hard working, ottimisti, brillanti o almeno sereni.

Il contrasto con l’occidente non potrebbe essere più evidente: ormai in tutto il mondo del sole che tramonta, quasi tutti gli studiosi che conosco sono spesso depressi, nevrotici, isterici, cattivi, invece di studiare fanno giuochini politici, non hanno più idee originali, quei pochi che le avrebbero hanno paura di rivelarle, perchè non c’è più libertà di ricerca, uccisa dalla political correctness.

Come sosteneva Winckelmann, una società può prosperare solo in un regime di libertà, e secondo il grande archeologo tedesco, questo era stato il motivo per cui la Grecia classica aveva raggiunto le vette nel campo dell’arte. L’asfissiante political correctness obbliga tutti a recitare come pappagalli i soliti dogmi ‘ufficialmente accettati’, questo spiega THE END della creatività dell’occidente.

Nessun commento:

Posta un commento