L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 29 ottobre 2020

La Bce momentaneamente sta svolgendo il ruolo che ogni banca centrale: prestatore di ultima istanza, questo manda in soffitta il Mes, Recovery Fund e tutti quelli che tifano per il Vincolo Esterno


Bot da record, altra emissione con tasso negativo. I tifosi del Mes non cantano più
-29 Ottobre 2020

Roma, 29 ott – Nella giornata di ieri il dipartimento del Tesoro del ministero dell’Economia e delle finanze ha collocato 6,5 miliardi di Bot a 6 mesi. Una normale emissione nell’ambito del preordinato calendario, che vede due aste mensili (ad inizio e a fine mese) di Buoni ordinari del Tesoro rispettivamente con scadenza annuale e semestrale, non fosse per un piccolo particolare. L’asta appena conclusa, infatti, rappresenta la nona consecutiva nella quale il ministero riesce a strappare un tasso negativo.

Bot ai minimi storici

Non solo ci avviamo verso la doppia cifra nel territorio del “sotto zero”, ma con quella di ieri i Bot a 6 mesi segnano l’ennesimo record. Mai, a fronte peraltro di una domanda 1,66 volte superiore all’offerta, erano scesi così in basso nei rendimenti: -0,478%, in ulteriore calo rispetto al -0,33% di fine agosto e al -0,392% di fine settembre.

L’asta dei Bot segue di un giorno un’altra emissione conclusa anch’essa con successo. Il 27 ottobre è stato infatti collocato un Btp a 5 anni (Btp€i, legato all’inflazione) da 750 milioni che ha strappato un tasso negativo a -0,15%, sempre in calo rispetto ad un titolo analogo (Un Btp “standard”) piazzato a fine settembre allo 0,35%. Se il confronto non è corretto in linea di principio dato che parliamo di due strumenti, pur con identica scadenza, leggermente diversi. E’ comunque possibile che, in sede di prossima asta, anche il secondo possa avvicinarsi alla soglia zero dato che sul mercato, finito l’effetto dovuto alla contemporanea emissione di titoli europei per il finanziamento del programma Sure, i rendimenti hanno ripreso a calare.

Mes ormai superato dagli eventi

Il riferimento sarà il Btp a 7 anni (l’ultimo è stato collocato a metà ottobre allo 0,34%), anch’esso in calo sul mercato secondario – che rappresenta un’utile linea-guida per capire cosa accadrà in asta – dopo la piccola “fiammata”. La durata non la prendiamo a caso: rappresenta una delle possibili scadenze dei prestiti del Mes, la cui presunta convenienza rischia di venire letteralmente annichilita dal costante e continuo – anche su diversi orizzonti temporali, non solo quindi sui Bot – contrarsi dei rendimenti.

Tutto questo grazie, principalmente, agli acquisti “pandemici” condotti dalla Bce. A dimostrazione che non abbiamo bisogno né di una sedicente solidarietà, né di vincoli esterni variamente intesi – vuoi il Mes, vuoi il Recovery Fund – ma solo, banalmente, di una banca centrale che faccia (anche se in via incidentale, come nel caso dell’eurozona) il proprio mestiere.

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