L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 27 ottobre 2020

La Cina offre contratti per le infrastrutture l'India sottomarino



Che cosa fa Myanmar nell’avanzata della Cina nell’Indo-Pacifico

26 ottobre 2020


L’analisi di Giuseppe Gagliano

Più volte è stato sottolineato su queste pagine la centralità sia per gli Stati Uniti che per la Cina dell’Indo-Pacifico.

Ora, il fatto che il segretario di Stato Mike Pompeo si rechi in India, nello Sri Lanka e nelle Maldive va letto in un’ottica di contenimento della proiezione di potenza cinese. Allo stesso modo l’uso della guardia costiera americana nell’Indo-Pacifico — come indicato il 23 ottobre dal consigliere per la Sicurezza Nazionale Robert O’Brien — è finalizzato al contrasto delle attività “destabilizzanti e nocive” della Cina nella regione.

Una scelta analoga è stata compiuta dall’India nei confronti della Cina in merito alla ex Birmania attuale Myanmar. Per quale ragione l’India ha deciso di concludere con Myanmar — ex Birmania — un contratto per la consegna di un sottomarino? Non è difficile comprendere le ragioni di natura squisitamente geopolitica che hanno indotto l’India ad agire in questa direzione: ormai da tempo si sta svolgendo un conflitto silente tra la Cina e gli Usa per l’egemonia dell’Indo-Pacifico. Ebbene, lo scopo dell’India è proprio quello di portare Myanmar nella propria orbita politica in funzione di contenimento cinese. Infatti il convitato di pietra di questo accordo è proprio la Cina che ha pienamente compreso la rilevante posizione strategica occupata da Myanmar.

Il Myanmar occupa infatti una posizione di estrema rilevanza dal punto di vista geografico per concretizzare la Nuova Via della Seta cinese. Il fatto che il presidente cinese lo scorso gennaio si sia recato nella capitale del Myanmar, Naypyidaw, per incontrare la consigliera di Stato, il presidente e il comandante delle forze armate con lo scopo di firmare 33 accordi relativi a infrastrutture portuali, non è che la logica conseguenza della rilevanza Myanmar per la Cina.

Uno di questi accordi prevede infatti la costruzione di una infrastruttura stradale e di una ferroviaria che partiranno dalla provincia cinese dello Yunnan per giungere al porto di Kyaukpyu che si trova in uno snodo cruciale al livello strategico e commerciale e cioè il Golfo di Bengala. Non casualmente la China Communications Constructions Company intende porre in essere proprio nella zona del Golfo una Zee allo scopo di sviluppare attività economiche gestite direttamente dalla Cina.

La seconda ragione relativa alla centralità di questa piccola nazione dipende dal fatto che nel caso in cui vi siano forti tensioni sullo Stretto di Malacca — che potrebbe essere bloccato attraverso un vero e proprio embargo da parte americana o addirittura da parte indiana — il Golfo del Bengala che si affaccia sull’Oceano Indiano costituirebbe una importante via alternativa.

Ed è fra l’altro interessante sottolineare proprio da un punto di vista geopolitico come questa scelta compiuta dalla Cina sia speculare a quella relativa al porto di Gwadar.

Tuttavia la postura geopolitica di Myanmar è improntata alla prudenza e alla cautela come dimostra il fatto che la prevista costruzione di una diga da circa 3 miliardi di dollari è stata bloccata. Prudenza che dipende dalla consapevolezza da parte delle élite di Myanmar che la Cina utilizza assai spesso la trappola del debito per affermare la propria egemonia.

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