L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 9 ottobre 2020

La Strategia della Paura e del Caos non demorde, prima ha creato il contesto e ora prosegue cercando la divisione del Libano

Verso una divisione del Libano?

RETE VOLTAIRE | 8 OTTOBRE 2020



Joseph Kechchian, celebre politologo statunitense che lavora per l’Arabia Saudita, in un articolo pubblicato da Foreign Policy ha presentato un progetto di divisione del Libano [1]. Il ragionamento di Kechchian si fonda sulla costatazione del fallimento storicamente dimostrato del sistema confessionale (o piuttosto “consociativista”, secondo la terminologia di Arend Lijphart). Tuttavia, il politologo non propone una divisione fisica del Paese, bensì avanza l’ipotesi di separare gli sciiti dal resto dei libanesi e d’istituire una federazione.

Ebbene, da diversi mesi i negoziati condotti dall’ambasciatrice degli Stati Uniti a Beirut, Dorothy Shea, riguardano principalmente due questioni: lo sfruttamento del gas nel Mediterraneo e il sistema bancario, argomenti tra loro collegati. Infine, il deputato repubblicano della Carolina del Sud, Joe Wilson, ha depositato al Congresso un progetto di legge per «imporre misure nei confronti di zone dominate dallo Hezbollah in Libano e in America Latina, nonché sanzioni contro alti responsabili politici stranieri in Libano, Venezuela, Cuba e Nicaragua, che sostengono lo Hezbollah» (H.R. 8445).

Notando che gli Stati Uniti stanno usando una nuova espressione − «le banche favorevoli allo Hezbollah» − il quotidiano libanese Al-Ahkbar (vicino alla Resistenza) formula l’ipotesi che gli Stati Uniti stiano esplorando la possibilità di chiudere tutte le banche nel sud del Libano, di negoziare con la comunità sciita una quota-parte delle entrate degli idrocarburi del Mediterraneo, e di preparare la divisione del Paese.

L’ipotesi sembra confermata dall’atteggiamento della Francia, che pare agisca per il medesimo gruppo USA.

Traduzione

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