L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 30 ottobre 2020

L'isterico bambino Macron sbaglia interlocutore non è Islam ma Fratellanza Musulmana associazione assetata di potere. Chiedere al popolo egiziano nel breve tempo in cui hanno subito un loro governo e desiderio di dominio totale

Il tagliagole in Francia? Non è una sorpresa, è un boomerang

Maurizio Blondet 30 Ottobre 2020 

Sembra ieri che Laurent Fabius, ministro degli Esteri, si opponeva alla decisione americana di inserire Jabhat Al Nusra (Al Qaeda cioè) gruppo jihadista che combatteva contro il governo Assad, “Perché sul terreno fanno un buon lavoro”: Il buon lavoro erano le decapitazioni e il terrore islamista, ma per Parigi eranoo “i ribelli pèer la libertà” che lottano contro il mostruoso Assad “che gasa il suo popolo”. Infatti Fabius pronunciò questa frase (riferì Le Monde in un articolo pubblicato il 13 dicembre 2012) nella riunione Friends of Syria a Marrakesh, dove più di cento paesi occidentali e arabi, organizzazioni internazionali si incontrarono con rappresentanti dell’ Opposizione siriana. Tutti finanziatori del jihadismo anti-Damasco presentato come un arco democratico-costituzionale assetato di libertà; e per la Francia non solo pagatori, ma fornitori di jihadisti nazionali presi dalle banlieues da mandare in Siria, non di rado inquadrati da ufficiali della Légion.

In quel torno di tempo , gli anni del martirio della Siria, rievoca il giornalista Jacques Marie Bourget grande inviato di guerra, “in Siria c’è addirittura concorrenza tra gruppi salafiti, per spartirsi sia il paese sia i quattrini dei loro sponsor: Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Paesi fedeli che realizzano il piano elaborato a Washington, quello di un “Grande Medio Oriente” che potrebbe andare dall’Iran al Marocco. Diventata un vero bazar del jihad (dove si trova di tutto), la Siria viene attaccata uiguri, ceceni, nordafricani, indonesiani, europei. Tutta la follia della Ummah si è incentrata a Damasco. Pochi curdi, anche loro armati e nutriti dai paesi NATO, mantengono l’illusione dell’esistenza dei “ribelli siriani”, una sorta di fronte di liberazione nazionale che si batte per la democrazia. Alla fine, la Siria è riuscita, ma a un prezzo esorbitante e con l’aiuto di Putin e dell’Iran, a contrastare questo jihad made in Usa. Anzi non ancora, perché Erdogan, fratello musulmano, sta prendendosi una fetta del territorio patrio.

“E nel 2003, quando inizia la caccia a Saddam nelle grotte di Tikrīt, il nord del Paese, popolato da curdi iracheni, viene rilevato da Abu Moussab Al-Zarkaoui, pioniere giordano del jihadismo. Ha già partecipato a due campagne in Afghanistan sotto egida americana. “Per allestire il suo campo, sotto lo sguardo attonito degli abitanti delle montagne, Zarqawi beneficia dell’assistenza congiunta della CIA e del Mossad”.

“È stato lui a lanciare le prime e più spaventose autobombe in Iraq, ad esempio contro le Nazioni Unite. Perché questo robot assassino, sfuggendo alle istruzioni dei suoi padroni, non esita a colpire sia l’Occidente che gli sciiti. L’11 maggio 2004 Zarqawi trasmette su Internet la decapitazione del giovane ostaggio americano Nicholas Berg.

“Alla fine questo disobbediente, questo incontrollabile è stato eliminato il 7 giugno 2006 da una bomba F-16 Gli americani erano davvero stanchi degli scherzi delle loro creature, non è più tempo di fare bricolage di terroristi, è tempo di promuovere la creazione di un intero califfato. Dovrà regnare su Iraq e Siria, stati spazzati via dal globo. La missione del califfato è affidata all’emiro Abu Al-Bakr Bagdhadi, ex ufficiale iracheno, rilasciato nel 2004 dalle carceri americane in Iraq. È molto meno imprevedibile di Zarqawi. Conosciamo il resto. In Iraq i combattenti di Allah stanno riuscendo a distruggere ciò che l’invasione americana non è riuscita a fare. In Siria, lo smembramento del Paese sembra essere una certezza.

Il celebre convoglio ISIS (Di seconda mano, comprati in Usa dai Saud)

E ancora:

“La distruzione della Libia è opera congiunta di Emir Hamad al-Thani, ex reuccio del Qatar, e di un altro piccolo principe, Nicolas Sarkozy. Con la scusa di “massacrare un dittatore” (e ultimo laico), il paese è stato laminato, inghiottito. Il paese è stato distrutto dalla Francia, tramite la DGSE e le forze speciali, dai finanziatori di Doha e i jihadisti libici di Abdelkrim Belhadj (ex veterano di guerra afghano), vecchio seguace di questo Bin Laden, che Hillary Clinton, ha descritto nelle sue e-mail trapelate come “il nostro uomo ”

“In questo inventario- molto sommario – del jihad usato come Arma di Distruzione di Massa, non si può tralasciare il caso esemplare della Palestina. Un cumulo di ingiustizie, morti e disperazione. Dove la distruzione dello Stato palestinese è stata affidata all’amico israeliano che ha saputo dividere questo popolo facilitando la creazione di Hamas, un’appendice dei Fratelli Musulmani. Israele, e questo è un segno, è anche quella che curava i miliziani Daesh feriti in Siria e trasferiti attraverso le alture del Golan.

“Questa jihad per conto terzi, gli stati occidentali, lascia dietro di sé soldati che non perdono mai il loro radicalismo, ma posto di lavoro. Li troviamo poi, spesso palcoscenico del jihad, in Europa, a far domanda di asilo politico. Non importa se il richiedente, pochi mesi prima, avesse arrostito vivo un uomo rinchiuso in una gabbia di ferro o avesse tagliato alcune teste …Quando si conosce “il mondo musulmano” come inviato per aver sofferto spesso al suo fianco, sotto le bombe -, quando si sa quali ingiustizie storiche hanno subito questi territori smembrati, la barbarie di Conflans [dove è stato decapitato l’insegnante] non è una sorpresa, né – ovviamente – una scusa. I nostri mercenari, barbari a Fallujah, rimangono tali anche dopo un trasferimento in Val d’Oise.

“Attraversare i confini non diluisce la tendenza criminale jihadista nell’acqua santa. Combattere fino alla morte l’istituzione della pura legge della Sharia non è un atto razzista, ma combattere contro la forma più demente di oscurantismo medievale; di combattere gli assassini ma prima i loro padroni e mandanti, quelli che guidano il ballo della morte della Sharia, seduti sotto i soffitti d’oro dei regni wahabiti.

“Senza dimenticare che per rovesciare a Kabul il regime laico che definisce “comunista” (era filo-sovietico, ossia laico e modernizzzatore) “Washington sceglierà e addestrerà i peggiori mujahedin, i folli del Profeta. L’orrore è programmato nel modo peggiore conosciuto: omicidio, tortura, stupro, carestia organizzata, spostamento a forza di popolazioni. A commetterle è Osama Bin Laden , il leader dei “credenti”, un ricco boss di guerra (è molto ricco e ha il sostegno del suo paese, l’Arabia Saudita). Per Washington e la stampa americana, Osama è un eroe, un valoroso che merita la collezione completa della “Distinghished Service Cross”. Il suo gruppo di “combattenti della resistenza” aveva già un nome che sarebbe diventato famoso: “al Qaeda”, “The Base”.

Quando nel gennaio 1998 un giornalista chiede “Non si pente un po’ di aver favorito il fondamentalismo islamico, di aver dato armi e consigli ai futuri terroristi?” Zbigniew Brzezinski, ex consigliere per la sicurezza del presidente Carter, risponde: “Qual è la cosa più importante nella storia del mondo? I talebani o la caduta dell’impero sovietico? Alcuni islamisti esaltati o la liberazione dell’Europa centrale e la fine della guerra fredda? ”

La verità che tutti i leader laici, moderni e razionali del Medio e Vicino Oriente sono stati sistematicamente combattuti, diffamati, circondati, assassinati: dalla Cia, dal potere americano (e dai francesi) . Nei paesi musulmani, Washington ha combattuto (con successo) l’Illuminismo. Mossadegh, il primo ministro iraniano che cerca di stabilire la democrazia e l’indipendenza dagli imperi coloniali, nel campo del petrolio per esempio, fu rovesciato nell’agosto 1953 da un colpo di stato americano: che mette al potere lo Scià, per poi rimpiazzarlo nel 1979 dal così religioso estremista oscurantista – e buon partner – Imam Khomeini. Nasser, il presidente egiziano rimarrà un incubo costante per gli angloamericani, lui che ha combattuto i Fratelli Musulmani e si è rifiutato di velare le donne del suo Paese. Eccetera. E adesso come sdegnarsi che tagliagole appositamente addestrati sbarchino a Lampedusa per poi sgozzare a Nizza? Per anni la Tunisia è+ staouno dei massimi centri di arruolamento occidentale da mandare in Siria: giovani disoccupati venivano radicalizzati da maestri wahabiti, armati ed addestrati. E stipendiati dai regni più corrotti della storia, e nostri “amici”. L’islamismo non è una sorpresa. E’ un boomerang.

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