L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 13 ottobre 2020

1 - Lo spread dipende dalla Bce tutto il resto sono chiacchiere da salotto

Rally dei Btp e calo dello spread Italia-Germania: come si spiegano e perché potrebbero proseguire

11/10/2020 11:24:44 

BTP BUONI DEL TESORO POLIENNALI - CARLO CARINO Imagoeconomica

Negli ultimi tempi, lo spread tra i rendimenti dei titoli di Stato decennali di riferimento italiani e tedeschi si è portato sui minimi degli ultimi due anni e mezzo, viaggiando in area 128 punti il 9 ottobre. Il calo del differenziale tra Italia e Germania è stato spinto dalla corsa del Btp decennale, i cui rendimenti sono da poco scesi al minimo storico dello 0,72 per cento.

Lo spread tra Btp e Bund a 10 anni – Fonte: Borsa Italiana

Ma come si spiega una tale corsa? Nell’ultima newsletter settimanale di Cassa Lombarda si osserva: “La flessione nei rendimenti riflette il timore degli investitori per la seconda ondata di contagi da coronavirus. Gli investitori hanno ritenuto anticipatorie di ulteriori stimoli le parole di Christine Lagarde la quale ha confermato che, nel contesto attuale, la politica monetaria e quella fiscale devono rimanere espansive”. In altri termini, una seconda ondata di Covid-19, che sembra essere suggerita dai numeri sui contagi, dovrebbe far sì che la Bce continui ad acquistare obbligazioni, comprese quelle statali come i Btp, per sostenere l’economia nella fase di crisi legata alla pandemia.

Non a caso, nei verbali appena pubblicati dell’ultima riunione di politica monetaria del consiglio direttivo della Bce del 9-10 settembre, si fa riferimento, per fronteggiare le incertezze e le difficoltà del momento, a tutti gli strumenti in mano all’Eurotower e non solo al programma di acquisto di titoli legato all’emergenza della pandemia, il cosiddetto Pepp. “Se il Pepp – si legge nei verbali – è attualmente visto come lo strumento primario per fornire ulteriore accomodamento monetario, è stato notato che ulteriori tagli dei tassi di interesse e modifiche delle condizioni delle aste Tltro fanno parte della cassetta degli attrezzi per fornire ulteriore stimolo monetario, laddove necessario”.

Christine Lagarde, presidente Bce

“Da qui alla fine dell’anno – spiega Luca Cazzulani, economista di Unicredit co-head Strategy Research – si possono elencare diversi fattori tecnici a supporto del rally dei Btp, la cui ultima gamba ha seguito i risultati delle recenti elezioni regionali”, che hanno escluso per il momento la crisi di governo che in tanti temevano. “Innanzi tutto – elenca Cazzulani – le emissioni nette di titoli di Stato da qui alla fine di dicembre sono contenute rispetto al debito in scadenza, il che implica un bilanciamento tra domanda e offerta. Inoltre, ci aspettiamo una prosecuzione degli acquisti da parte della Bce, soprattutto tramite il programma Pepp.
Non va poi dimenticato – aggiunge l’esperto di Unicredit – che molti investitori esteri hanno venduto debito italiano nella prima fase della pandemia, dopo i risultati ottenuti tra aprile e maggio, e non è detto che non possano tornare a riaffacciarsi sul mercato italiano. In generale, però, per capire quale sarà il modo nei confronti dei titoli di Stato nel 2021, occorre tenere in considerazione due spinte di effetto contrario: da una parte, l’attesa che la Bce continui con il programma di acquisti; dall’altra, fondamentali macroeconomici attesi deboli per l’Italia, con un debito pubblico sul Pil che si stima intorno al 160 per cento”.

Bce – YANN SCHREIBER/AFP via Getty Images

Anche per Marie-Anne Allier, gestore obbligazionario di Carmignac, ci sono diverse ragioni che spiegano i minimi storici riportati dallo spread tra Btp e Bund a dieci anni. “Il tutto – spiega Allier – nasce da uno scenario caratterizzato da una serie di condizioni, in primis dal fatto che la maggior parte dei titoli di stato europei ha sovraperformato i Bund”. Anche l’esperta di Carmignac, poi, segnala “le azioni senza precedenti messe in campo dalla Bce, oltre che l’accordo tra i leader europei per il Recovery Fund, che non hanno fatto altro che rafforzare significativamente l’Unione fiscale e monetaria europea, fattore che ha largamente supportato tutti gli asset denominati in euro. In più, i bassissimi livelli assoluti dei tassi di interesse, uniti alla quasi certezza che il contesto di repressione finanziaria non svanirà nel breve periodo (lower for longer), portano a un incremento dell’interesse per qualsiasi obbligazione che mostri un certo premio rispetto ad asset risk-free che offrono rendimenti nettamente negativi”.

Allier sottolinea poi alcune peculiarità dell’Italia, i cui titoli di Stato “hanno sovraperformato rispetto a molti peer europei, Spagna o Grecia, per esempio. Le recenti elezioni regionali – osserva anche l’esperta di Carmignac – hanno offerto una migliore visibilità sul fronte politico, conferendo maggiore stabilità all’attuale governo. Questa situazione è diametralmente opposta a quella spagnola, dove le elezioni in Catalogna potrebbero ritardare l’accordo sulla legge di bilancio”.

“C’è anche un altro ambito – aggiunge Allier – in cui l’Italia risulta essere in una posizione di vantaggio rispetto agli altri Stati europei, ovvero la gestione della crisi del Covid-19 da coronavirus. Infatti, sembra che l’Italia stia gestendo meglio la ‘seconda ondata’ di contagi rispetto agli altri Paesi colpiti dal virus e la situazione economica sembra in forte ripresa, mentre la Spagna e la Francia sembrano trovarsi in una situazione di stallo”. Insomma, tutto ciò aiuta a spiegare perché i titoli di Stato italiani si sono guadagnati il sostegno di una vasta platea di investitori, “anche di alcuni – nota ancora Allier – che finora sono stati molto, forse troppo cauti su questi titoli, come per esempio i giapponesi”.

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