L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 21 ottobre 2020

L'Occidente ha scelto lo strumento covid/lokdown/coprifuoco per distruggere uomini, merci, capitali, mezzi di produzione e in Euroimbecilandia cominciano a scricchiolare le certezze e appare la paura di non farcela dopo a ricominciare il ciclo di accumulo capitalistico lasciando ad altri il bastone di comando



21 OTTOBRE 2020

Sin dalle prime misure di lockdown introdotte sul finire dello scorso inverno per limitare il numero dei contagi, era parso chiaro come la “cura” per non diffondere il patogeno rischiasse di avere pesante ritorsioni sull’economia mondiale. Benché infatti i governi e le banche centrali abbiano messo sul piatto importanti misure volte a sostenere le persone entrate in difficoltà economica, i danni causati dalla pandemia di coronavirus sono stati più ingenti delle attese. E in questa situazione, dunque, si è improvvisamente manifestata la recessione economica, destinata purtroppo a segnare le nostre vite ancora per molti mesi e della quale ancora non abbiamo conosciuto la fase più acuta.
Adesso si teme per la salute dell’economia

Come riportato dalla testata giornalistica tedesca Der Spiegel, la possibilità che la Germania torni nuovamente in lockdown apre a scenari incerti per la tenuta stessa dell’economia del Paese. In modo particolare, poiché andrebbe a colpire le piccole-medie imprese che non sarebbero in grado di far fronte alle spese in un momento in cui le entrate verrebbero sostanzialmente azzerate. E in questo scenario, dunque, la sensazione è che il sostrato economico stesso della Germania rischierebbe di uscirne distrutto, cambiando per sempre il volto del Paese.

Inoltre, a questa tornata la paura è insita anche nelle minori disponibilità dei governi di foraggiare l’economia in un lockdown che potenzialmente potrebbe durare molto più a lungo di quello vissuto all’inizio del 2020. Con le attività costrette a chiudere o comunque a limitare il proprio lavoro e senza un aiuto importante da parte delle istituzioni, il destino di molte famiglie rischierebbe a questo punto di essere segnato. E come in Germania, lo stesso potrebbe accadere anche nel resto d’Europa, dove – come nel caso della Francia e della Spagna – i contagi hanno raggiunto livelli già ben più preoccupanti.
L’Europa non può reggere un nuovo lockdown

Come sottolineato da un numero sempre maggiori di voci, l’economia europea non ha gli strumenti per reggere ad una nuova stagione di serrata. Ciò, principalmente, sarebbe dovuto al non aver ancora attutito i danni del passato lockdown e soprattutto all’incertezza che ogni attività si trova di fronte ancora nei prossimi mesi. E con il potere d’acquisto delle famiglie in continua contrazione, anche la speranza di una ripresa repentina dei consumi pare allontanarsi sempre di più. Tutto ciò considerato, dunque, apre a degli scenari davvero oscuri per l’economia del Vecchio continente, riscopertasi l’ombra di se stessa a seguito del passaggio della pandemia di coronavirus.

L’indecisione che sembra prevalere negli alti palazzi di Bruxelles non ha inoltre aiutato sicuramente a dare slancio di fiducia agli investimenti diretti sull’economia, che con il Recovery Fund ancora in stallo e con i governi indecisi sul da farsi in tema di contenimento della pandemia si è ritrovata ulteriormente rallentata. Purtroppo, però, questo “dilungarsi” del momento decisionale non ha fatto altro che aggravare le problematiche dei settori colpiti dalla crisi, sprecando tempo prezioso che si sarebbe potuto dedicare sia al contenimento della pandemia sia allo studio di manovre volte alla ripresa economica. E soprattutto, in questo modo i governi hanno contribuito alla scenario contradditorio che stiamo vivendo in modo generalizzato in questi giorni, accrescendo forse delle conseguenze che, con operazioni più mirate, si sarebbero potute contenere.

Nessun commento:

Posta un commento