L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 9 ottobre 2020

L'Occidente usa il covid-19 (e il lockdown) per distruggere l'OFFERTA (distruzione di merci,uomini, capitali e mezzi di produzione) ne ha un disperato bisogno per far ripartire l'economia capitalistica di accumulo&profitti; cosa che non ha la Cina che ha tutta l'intenzione di rafforzare il suo sistema produttivo estremamente duttile, rafforzando nel contempo la DOMANDA interna. E' guerra vera guerra totale, niente illusioni

Coronavirus, mentre l’economia mondiale crolla la Cina impera

A parte le mistificazioni, potrebbe essere questa l’occasione per riconquistare la sovranità


Perugia
Gio. 08 Ott. 2020
di Francesco Castellini - 

Sotto l’ombra della pandemia stanno avvenendo grandi modificazioni sul terreno politico, economico e sociale.
Michel Korinman, professore emerito alla Sorbona, spiega a chiari note “è certo che, passata l’emergenza sanitaria, l’economia di guerra sperimentata per superarla porterà profondi cambiamenti. Muterà profondamente l’assetto geopolitico internazionale così come l’abbiamo conosciuto fino a oggi”.
Con il Coronavirus sta emergendo un settore sconosciuto alle dinamiche invasive tradizionali. Non si lotta in queste ore per accaparrarsi spazi territoriali. Si assiste, invece, a una competizione tra modelli sociali. Vale a dire sistemi di regole e valori condivisi più o meno capaci di rispondere alle sfide sanitarie, espressione di quella che, con un neologismo potremmo definire sociogeopolitica.
Tra gli effetti di questa pandemia si spera ci possa assistere anche ad una deglobalizzazione.
L'auspicio di molti osservatori è che i maggiori Paesi industriali tenteranno di riportare in vita produzioni di beni e servizi essenziali per ridurre la loro vulnerabilità alle fonti esterne.
Ma è evidente che l'economia è ancora permeata da una struttura ad alta competitività che si basa essenzialmente sull’apertura delle frontiere commerciali che la pandemia non ha minacciato. Anzi. Basti pensare che il presidente statunitense Donald Trump ha liberalizzato l’importazione dalla Cina di beni essenziali che scarseggiavano negli Stati Uniti.
Una voce fuori dal coro è quella del Giappone che ha deciso di dare soldi alle imprese che decidono di rientrare. Un esempio da seguire visto che occorre rendersi conto dell’ambiente in cui si trovano a operare le aziende italiane: il nostro Paese ha un sistema molto costoso per le imprese sotto forma di tassazione, restrizioni e regolamenti.
In campo internazionale lo scontro degli Stati Uniti con l’attuale Presidente avverso alla Cina sta ai vertici. E, d’altro canto, motivato. La Cina non tutela i lavoratori: ha minimi salari, costi di produzione bassissimi,quindi invade i mercati mondiali, ha invaso gli Stati Uniti: in quel Paese merci indiane e cinesi diluviano. La globalizzazione, tanto proclamata dai cinesi, è l’invasione globale, mondiale della Cina.
E dunque per fortuna numerose imprese, che avevano fatto della Cina il centro delle loro catene di fornitura e di produzione, stanno riconsiderando il rischio di affidarsi totalmente al sistema cinese e l’orientamento è quello di spostare parte della loro manifattura altrove.
La multinazionale taiwanese Foxconn, che produce gli smartphone per la Apple in Cina, sta valutando la possibilità di trasferire alcune produzioni nell’America del Nord.
Apple, Samsung, Hasbro, Nintendo, GoPro, La-Z-Boy hanno già spostato alcuni rami d’azienda, per lo più in Vietnam, a Taiwan, in Messico.
Ma se è vero che il mercato globale è inevitabile, una globalizzazione squilibrata è un danno che deve essere frenato.
Gli squilibri hanno effetti nefasti, Se un Paese esporta massimamente ed importa al minimo non c’è multitilaterismo planetario.
Oltretutto in concreto la Cina commercia e monopolizza i mercati, usando l’economia per fini politici di dominio mondiale. Si veda a riguardo il saggio di Giulio Terzi di Sant’Agata (Rivista di Studi Politici Internzionali appena uscito). Occorre pertanto ristabilire situazioni di potenza, non illudersi della presunta convenienza delle relazioni commerciali con la Cina.
Ma veniamo agli effetti dei cambiamenti.
Il peggiore sarebbe l’espansione economica e politica della Cina e l’invasione demografica esterna. Messi insieme, i due fenomeni, ci annienterebbero. Qualcuno, a riguardo, punta il dito solo sul presunto “peccato” di sovranismo.
E nessuno che abbia il coraggio di affermare che un popolo assoggettato economicamente e invaso demograficamente perde la sovranità!
E chi crede di risolvere la disoccupazione di massa con redditi senza lavoro ignora che tutto ciò è solo la strada più corta verso la catastrofe. Inoltre, se si ritiene di far sopportare disoccupazione e sottoccupazione perché si usa il Virus come scusante, è bene ricordare che una vera macchinazione antisociale ha effetti micidiali a largo spettro.
In sostanza, sotto l’ombra della Pandemia si compiono azioni torbide, malavita, Cina, immigrazioni, isolamento, crollo delle imprese, del turismo, disoccupazione di massa, campeggiano. E poiché siamo impegnati a temere il Virus non poniamo la stessa attenzione ai guasti economico-demografici e politici collaterali.
Un errore che rischia di essere pagato caro, con un Virus che attrae l’attenzione e che diventa così sciagurato strumento di distrazione di massa.
A tutti è bene ricordare che il vero drammatico evento non è la pandemia, è l’utilizzazione che se ne fa da parte di Governi e Stati.
Che fare?
Innanzi tutto svelare l’inganno. Bastano le cifre, le morti per Covid sono le più bassa di tutte le altre malattie. Cifre ufficiali, ed a livello mondiale, stanno allo 01,01. In Italia siamo passati dal 4,5 allo 0,5. Sono cifre. Per tumori, malattie cardiovascolari, droga ogni giorno ne muoiono assai di più, ma poiché non se ne dice è come se non esistessero decessi per altre malattie.
Temi da discutere urgentemente, non possiamo procedere a interventini così e cosà.

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