L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 23 ottobre 2020

Mattarella Mattarella ci sta dicendo che sono pronti a schierare l'esercito contro la popolazione se non bastasse il covid/lockdown/coprifuoco. E' solo questione di sopravvivenza, decidete Voi


Esercito in strada, nuovo lockdown, assenza di tutele: si rischia la guerra civile?


By Diego Fusaro
-23 Ottobre 2020



I ben noti teologumeni “ce lo chiede il mercato“, “ce lo chiede l’Europa“, non funzionavano invero più granché.
“Ce lo chiede l’emergenza Covid” funziona in effetti assai meglio sul piano pratico.
Si tratta di un moto che ha rianimato come pavidi agnellini amanti delle catene anche coloro i quali fino a ieri facevano i fustigatori dell’ordinane dominante.
Ora belano impauriti tutto ciò che l’ordine dominante terapeuticamente corretto impone loro: ecco la metamorfosi kafkiana dei “ribelli” in nuovi servitori ignari dell’ordine dominante.


Da un rapido eppur preciso esame della composizione sociale delle due fazioni in lizza del “chiudiamo tutto” e del “guai a chiudere tutto”, emerge limpidamente un dato difficilmente controvertibile: non tutti quelli che sono garantiti dal salario vogliono chiudere tutto, ma tutti quelli che vogliono chiudere tutto, sono comunque garantiti dal salario fisso (dove per fisso intendo non messo in discussione dalla pandemia).
Tutti quelli che non hanno garanzie salariali sono contrari a chiudere tutto, per cui, se lo si vuole fare, occorre dare garanzie welfaristiche a chi vive del proprio lavoro, e non a garanzie.

E’ un obbligo sociale, politico e morale. Ma è altresì una necessità di imprescindibile importanza per l’ordine pubblico: con un secondo lockdown, in assenza di misure welfaristche adeguate, si rischia davvero la violenza da parte di chi rischia di perdere tutto.

Ciò va evitato col welfare, non certo con l’esercito in strada come fossimo nel Cile di Pinochet.
Volete che la gente resti in casa? Ebbene, pagatela adeguatamente. Sennò è la messa a morte dei ceti più deboli, come è stato nel primo lockdown.
Occorre prendersi cura della cittadinanza anzitutto evitando che lockdown significhi messa a morte della cittadinanza stessa.

Non mi stancherò di ribadirlo: il distanziamento sociale è il nuovo principio regolatore della società liberista autoritaria che in nome della pandemia viene imposta ai cittadini.
Il trucco, come sempre, sta nel far passare le misure politiche autoritarie per prescrizioni mediche scientifiche. Lockdown è divieto di assemblea, distanziamento e tracciamento permanente dei cittadini.

Suvvia, esercito per strada, coprifuoco, divieto di assemblea, esecutivo forte, superamento della divisione dei poteri: davvero vi è qualcuno che non riesce a capire cosa stia davvero avvenendo in Italia in questo nuovo ordine delle cose?
Davvero c’è chi non ha capito che siamo al cospetto di un nuovo modo di governo delle cose e delle persone o, più precisamente, delle persone ridotte a cose?

RadioAttività, lampi del pensiero quotidiano con Diego Fusaro

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