L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 30 ottobre 2020

Paolo Attivissimo e il 5G

Paolo Attivissimo: i trucchi di un cacciabufale


Come sapete molto bene, qui si ama discutere con persone che hanno punti di vista radicalmente diversi dai miei.

Ho problemi però con i polemisti che fingono di non sostenere alcun punto di vista, ma solo di farvi sapere i fatti. Mentre fanno così, esattamente per sostenere il proprio (legittimo) punto di vista.

Un esempio da manuale è un articolo sul 5G di Paolo Attivissimo.

Paolo Attivissimo l’ho conosciuto ai tempi del primo CICAP, allora una simpatica congrega di giovani STEMisti che si divertivano a smascherare le furbesche affermazioni di sedicenti maghi e simili.


Il 5G è un nuovo standard tecnologico per le reti cellulari.

Nulla di molto originale nelle sue componenti, ma serve a moltiplicare fino a cento volte la velocità delle connessioni, con un tempo di attesa fino a cinquanta volte minore, e soprattutto, “il 5G permette di collegare fino a un milione di oggetti per km2“. Anche, brutalmente, aumentando in maniera enorme le antenne, e dove non arrivano quelle terrestri, ci arriveranno migliaia di satelliti.

Questo permetterà il passaggio dall’era in cui i ragazzini si facevano i selfie con il telefonino, all’era in cui tutto ciò che ci circonda diventerà un’unica rete planetaria di dispositivi, in mano a quattro o cinque iperaziende infinitamente più potenti di qualunque Stato (certo, tutte immancabilmente sostenibili, verdi e inclusive), dando vita a quella che chiamano la Quarta Rivoluzione Industriale.

Klaus Schwab è fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum, che rappresenta le mille più potenti aziende del mondo (comprese appunto quelle quattro-o-cinque).

Ha scritto un libro che si intitola proprio la Quarta Rivoluzione Industriale, e che sul sito del Forum viene presentato così:

“Supercomputer onnipresenti e mobili. Robot intelligenti. Auto a guida autonoma. Miglioramenti neurotecnologici del cervello. Modifica genetica. L’evidenza di un cambiamento radicale è tutt’intorno a noi e sta avvenendo a velocità esponenziale.

Questa quarta rivoluzione industriale è […] caratterizzata da una gamma di nuove tecnologie che stanno fondendo il mondo fisico, digitale e biologico, influenzando tutte le discipline, le economie e le industrie e che mette in crisi persino ciò che intendiamo per essere umani.”

Potremmo contrapporre idee molto forti per discutere di questo mondo che il 5G dovrebbe introdurre:

sarà un paradiso o un inferno?

Interverranno altri fattori – come la crisi delle risorse – che lo vanificheranno?

Il principale ideologo delle mille aziende più potenti del pianeta è un narcisista che sta delirando?

Paolo Attivissimo, invece, si presenta come l’esperto obiettivo, che ci capisce di informatica (e vi assicuro che ci capisce davvero).

Obiettivamente, intitola il suo articolo “5G, miti da smontare e paure pilotate”.

Su Internet, la gente non legge articoli lunghi, per cui presenta subito la conclusione prima di spiegarla:

“Siete preoccupati per il 5G, la nuova tecnologia cellulare di cui si parla tanto? Non c’è nessun motivo concreto per esserlo.”

Fin dove arrivano le mie competenze (molto inferiori alle sue), non dice esattamente cose sbagliate. Leggiamo ad esempio questa frase:

“In molti casi il 5G riduce questa esposizione perché usa meno energia e (in alcuni casi) adotta frequenze che penetrano molto meno nel corpo rispetto alla telefonia mobile attuale.”

In alcuni casi, i fumatori vivono più a lungo dei non fumatori e in molti casi non sviluppano mai tumori…

Ma perché qualcuno avrebbe dei problemi con il 5G?

L’anticomplottista Attivissimo stana quelli che complottano contro la nuova tecnologia (spoiler, non sono gli ebrei ma i russi):

Sembra inoltre che la paura del 5G, lungi dall’essere un fenomeno spontaneo, sia accuratamente alimentata da chi fa disinformazione per mestiere e per tornaconto: il New York Times ha tracciato la campagna anti-5G di RT America (che è il nuovo nome della filiale americana del canale Russia Today, organo di propaganda del governo russo) […] Lo scopo della campagna russa sarebbe ostacolare l’introduzione del 5G (e i relativi miglioramenti di efficienza, con nuove opportunità di lavoro e commercio) nei paesi concorrenti, in modo da trarne un vantaggio strategico.

Poi Paolo Attivissimo dice una cosa assolutamente giusta:

“la fonte più intensa [di radiazioni] spesso non è l’antenna di telefonia mobile, ma (oltre al proprio telefonino) il Wi-Fi domestico o il Bluetooth del televisore smart o degli auricolari senza fili che ci mettiamo direttamente dentro le orecchie, vicinissimi al cervello. E si scopre anche che la distanza dalle fonti conta tantissimo: se cambia da un centimetro a un metro, l’intensità scende di diecimila volte. Se dormite con lo smartphone acceso sul comodino, fateci un pensiero.”

Mi sono laureato in lingue orientali, e conosco i miei limiti.

Ma siccome queste cose cambieranno, in maniera radicale, la vita mia e quella dei miei figli, non posso usare la mia ignoranza, come scusa per chinare la testa di fronte a quelli che “ne sanno di più”.

Da quello che ho capito, mi sembra ampiamente dimostrato, da molti decenni, che il contatto stretto con una fonte di radiazioni non ionizzanti – come uno smartphone – possa creare danni biologici che non auguro nemmeno a Bill Gates.

E infatti il problema è esattamente “lo smartphone acceso sul comodino“, molto più che l’antenna.

Bene, il motivo per cui esiste il 5G è perché le principali aziende del mondo vogliono arrivare a una situazione in cui ogni cosa con cui interagiamo, persino dentro la nostra testa, sia una specie di “smartphone acceso sul comodino”.

Ma la salute allora sarà l’ultimo dei nostri problemi, se ci sarà ancora un “noi” per lamentarsene.

1 commento:

  1. il motivo per cui esiste il 5G è perché le principali aziende del mondo vogliono arrivare a una situazione in cui ogni cosa con cui interagiamo, persino dentro la nostra testa, sia una specie di “smartphone acceso sul comodino”.

    Soluzione: non comprare questi "smartphone". E informarsi sui princìpi di base della fisica, come la legge dell'inverso del quadrato, che spiegano perché la paura per il 5G è infondata e che semmai il pericolo è restare al 4G, che ha emissioni di gran lunga superiori e non selettive. Questi princìpi non sono di destra o di sinistra, non sono politicizzati e non sono opinioni: sono quelli che sono. Fatti di natura.

    Se la preoccupazione è l'interconnessione e l'invasiva raccolta di dati personali, allora siamo perfettamente d'accordo: è un rischio attuale e concreto, di cui vediamo già gli effetti. Ma che serva arrivare mettere cose "dentro la nostra testa" è implausibile, semplicemente perché già adesso chiunque sia sui social sta riversando tutte le proprie informazioni personali, comprese quelle politiche, sociali e mediche, gratis e pure volentieri.

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