L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 6 ottobre 2020

Quando il bue dice cornuto all'asino

L'asino liberale cade due volte sullo stesso posto

di Piemme
28 settembre 2020

Sul CORRIERE DELLA SERA del 17 settembre la testa d’uovo Ernesto Galli Della Loggia ha scritto un editoriale che resterà alla storia come una delle più strampalate chicche.

Il titolo è assertivo: La linea di separazione tra civiltà e barbarie. La “civiltà”, ça va sans dire, sarebbe rappresentata dall’Occidente. Ma chi sarebbero i barbari? Sentiamo:

«I barbari odierni si chiamano Putin, Lukaschenko, Erdogan, Xi Jinping, Assad , Khamenei, Kim Jong-un, Al-Sisi. Governano Stati quasi sempre grandi e potenti, e i loro tratti principali sono il cinismo e la spregiudicatezza con cui si muovono sulla scena internazionale all’unico scopo di allargare il proprio potere o di conservarlo a qualsiasi prezzo. All’interno dei propri Paesi arrestano, deportano, torturano, fanno sparire nel nulla, e non ci pensano un istante ad eliminare chiunque si opponga ai loro voleri. Tutti i mezzi sono buoni: dal campo di concentramento, ai gas asfissianti, ai centri di “rieducazione”».

Preso dalla foga, nel dettagliare i tratti peculiari dei regimi dei “barbari” alle porte, il nostro non s’avvede che fa una fotografia perfetta del nostro Occidente euro-americano “esportatore di democrazia” a suon di bombe. Sentiamo:

«Infine, se torna utile per estendere la propria influenza fuori dai confini, c’è sempre la tecnologia e il denaro. E così si manipolano i sondaggi e la comunicazione elettorale con l’hackeraggio, si pagano a peso d’oro i politici stranieri, si compra il loro voto, il loro tradimento degli interessi nazionali, li si trasforma in marionette guidate dall’estero».

E’ quanto meno singolare che il nostro grillo parlante liberale, dopo averci ammorbato per molti anni con capziosi e sofisticati ragionamenti di filosofia politica, si riveli un radicale manicheo, di quelli, per capirci, che immaginano il mondo e la storia umana come campo di battaglia tra il bene e il male. Gratta gratta la superficie e scopri che il liberale, che fa della “tolleranza” la sua cifra identitaria, ha in verità un cuore dogmatico per di più di tipo religioso. Infatti il nostro ad un certo punto dichiara apertamente che occorre tracciare una “reale linea divisoria tra bene e male”.

La cosa in verità non deve stupire. In tutti i momenti topici della storia europea, quando il sistema politico liberale rischiava di crollare davanti all'avanzata dei movimenti rivoluzionari, loro signori liberali si sono messi i loro “nobili” valori sotto i piedi e non hanno esitato a fare strame dei loro orpelli “democratici” per dar man forte ad ogni forma di reazionarismo e totalitarismo.

Della Loggia dice che l’Occidente deve sbarazzarsi di quello che chiama “agnosticismo relativista”, che deve tornare ai suoi “valori fondanti”, alle sue “dimensioni fondamentali”. E quali sarebbero questi valori e dimensioni? Sentiamo:

«…. per dire solo le prime che vengono alla mente, la fede religiosa fondata sul lascito giudaico-cristiano, l’istituto della famiglia, un sistema d’istruzione orientata all’umanesimo nutrito dalla tradizione classica».

Ci sarebbe molto da discutere su cosa si debba intendere per “umanesimo nutrito dalla tradizione classica”. Ci limitiamo a ricordare al nostro che umanesimo e tradizione classica si sono fatti avanti dopo una lunga lotta contro il fardello del conformismo passatista feudal-cattolico, vorremmo rammentargli, siccome sostiene che va raccolta l’eredità dell’Illuminismo, che la modernità è sorta, nel bene e nel male, proprio sulle ceneri di quello che chiama “giudeo-cristianesimo”.

Ma non sta qui il punto dolens. Della Loggia quando deve descrivere la cifra identitaria dell’Occidente non cita i cosiddetti diritti civili e di libertà, diritti fondamentali quali il diritto al giusto processo, la libertà di parola, la libertà di stampa, l’habeas corpus, la libertà religiosa e di associazione. Nient’affatto. Tira fuori invece “la fede religiosa fondata sul lascito giudaico-cristiano e l’istituto della famiglia”. In poche parole proprio i cosiddetti “valori non negoziabili” tanto cari a certa destra conservatrice cattolica ed evangelico-protestante-trumpiana. Dio e famiglia quindi, Patria asclusa che siamo europeisti.

La qual cosa è già un presagio di dove sta andando certo liberalismo all’amatriciana.

Ma l’asino liberale casca due volte sullo stesso posto. Che forse Putin e Lukaschenko, Erdogan o Khamenei, Assad o al-Sisi, sono degli atei libertini che perorano la distruzione della famiglia e combattono contro la religione? Ben al contrario i loro regimi vanno orgogliosi di essere paladini delle tradizioni sociali e religiose.

Difficile a questo punto che l’asino possa rialzarsi.

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