L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 13 ottobre 2020

Siria - se i mercenari tagliagola terroristi dell'Isis ancora esistono è grazie ai soldi armamenti appoggi politici dell'Occidente, degli ebrei sionisti, Turchia, Qatar e Arabia Saudita

L’ISIS combatte ancora in Siria e Iraq con 10 mila miliziani

12 ottobre 2020 


A un anno dall’uccisione del califfo dello ‘Stato islamico’ Abu Bakr al Baghdadi, l’Isis riappare attivo e capace di colpire in Siria e in Iraq nonostante sia stato dichiarato “sconfitto” tra il dicembre del 2017 e la primavera del 2019.

Negli ultimi giorni si sono intensificati gli attacchi rivendicati dallo Stato islamico nella Siria centrale e orientale. E sono circa 90 gli uccisi tra militari governativi e combattenti jihadisti nel triangolo semi-desertico tra le città siriane di Hama, Aleppo e Raqqa.


Altri miliziani dell’Isis sono tornati a imporre, seppur simbolicamente, la ‘zakat’ – un sistema di tassazione basato sulla legge islamica e alternativo a quello imposto dalle autorita’ curdo-siriane – in due località minori della regione orientale di Dayr az Zor, sulla sponda est del fiume Eufrate.

Anche il vicino Iraq, nelle regioni occidentali di al-Anbar, in quelle di Ninive e Salah ad Din a nord di Baghdad, continuano giornalmente le operazioni delle forze speciali irachene contro cellule dell’Isis. I media ufficiali parlano di “terroristi annientati” ma ormai ogni giorno si verificano nuovi attacchi da parte di insorti jihadisti.


Secondo l’Osservatorio siriano dei diritti umani, ong con sede a Londra, nei recenti scontri tra l’esercito siriano e lo Stato islamico nel deserto della Badia, tra i fiumi Oronte ed Eufrate, sono morti 90 combattenti dall’inizio di ottobre, 41 militari e 49 insorti.

Negli scontri sono intervenuti anche i cacciabombardieri russi basati a Hmeymim, vicino a Latakya, con una decina di raid nell’area di Faydat Ibn Muwaina. I raid miravano a fornire supporto alle colonne di truppe siriane attaccate in più occasioni. Oltre ai raid aerei, Mosca ha inviato nella zona anche diverse unità militari


Gli attacchi dell’ISIS si sono intensificati con l’aumentare del pressing di Damasco contro i miliziani nel triangolo Hama-Aleppo-Raqqa. Del resto il fatto che lo Stato Islamico non sia stato ancora sconfitto lo ha ammesso anche il generale Kenneth McKenzie, a capo del CENTCOM (il comando militare centrale Usa), ricordando all’Emirates Center for Studies and Research che l’ISIS in Iraq e Siria dispone ancora di 10.000 combattenti.

(con fonti Ansa, Nova e Difesa & Sicurezza)

Foto SANA, Stato Islamico e Ministero Difesa Russo

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