L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 30 ottobre 2020

Sovrapproduzione - 3 - e non solo

La Pattumiera con il Cuoricino (3)


Scopro oggi – come spesso succede grazie a Ugo Bardi – un personaggio interessante, Lukas Fierz, medico, musicista e per molto tempo a capo del Partito Verde svizzero.

Da giovane, era un vicino di villeggiatura dell’anziano Gustav Jung. Che gli raccontò un episodio che avrebbe raccontato anche ad altri, perché evidentemente lo aveva colpito profondamente: il suo incontro con un indio Pueblo, di nome Ochwìa Biano (Lago di Montagna).

Ma Jung, parlando al giovane Fierz, aggiunse un dettaglio che non si trova nelle altre versioni: l’indio gli disse che l’uomo bianco era destinato a finire male (“der weisse Mann werde untergehen“), e gli spiegò con un gesto il motivo – mise i due indici davanti agli occhi, verso un punto immaginario sul tavolo, per dire, l’uomo bianco guarda un solo punto.

Anni dopo, Fierz si trovò a chiacchierare con Christoph Blocher, carismatico miliardario, imprenditore di successo e protagonista della politica svizzera. Fierz gli chiese quale fosse il segreto del suo straordinario successo.

Blocher gli rispose, “mi concentro tutto su un solo punto, mettendo da parte tutto il resto”. E fece lo stesso gesto che l’indio aveva fatto con Jung.

Torniamo alla Grande Fiumana Globale dei Vestiti, e alla domanda che sicuramente verrà posta:

“Che si fa? Qual è la soluzione del problema?”

A prima vista, sembra una domanda ovvia e di buon senso: un esperto deve studiarci e dire a SI quello che SI deve fare.

Di “SI” abbiamo già parlato: non esiste un unico SI, esistono miliardi di esseri umani con interessi, istinti, desideri, follie, ragionamenti per nulla convergenti, e con forze molto diverse tra di loro.

Ora, cosa significano davvero “problema” e “soluzione”?

Da Wikipedia:

“Un problema, comunemente inteso, è un ostacolo che rende difficile raggiungere un determinato obiettivo o soddisfare una certa esigenza, frapponendosi tra la volontà dell’individuo e la realtà oggettiva.”

La Treccani ci informa che risolvere vuol dire:

Sciogliere, per lo più nel sign. di disfare, semplificare un legame o un intrico, chiarire una cosa complicata. In partic.: a. Scomporre, rendere evidenti i singoli componenti: r. un composto nei suoi elementi, un corpo nelle sue molecole, un numero intero in frazioni; strumento ottico che risolve i più minuti dettagli di un oggetto, cioè che dà immagini con particolari ben separati, netti. b. fig. Semplificare, chiarire qualcosa di complicato, difficile, oscuro.

Guardate che c’è un’intera visione del mondo qui.

I miliardi di SI divergenti tra di loro, partono alla conquista, cercando di trasformare la propria volontà in realtà oggettiva.

Di fronte alla loro volontà si para però un “ostacolo” ben preciso, da far saltare in aria, sciogliere in acido, sbriciolare, semplificare.

Ma se è così, il ciclo dei vestiti che abbiamo descritto non è per nulla un problema. E’ proprio un insieme di soluzioni.

Problema costo della manodopera italiana? Soluzione: outsourcing in Bangladesh.

Problema della distanza del Bangladesh dall’Italia? Soluzione: navi-container giganti.

Problema dell’inquinamento? Soluzione: cielo e mare sono vasti…

Problema del fatto che la gente ha ormai dieci volte i vestiti che servono? Soluzione: inceneritori e carità per l’Africa.

Problema del fatto che la gente si sente in colpa a buttare vestiti in perfette condizioni? Soluzione: farli sentire che fanno una buona azione vestendo un negretto.

Problema: falliscono le imprese tessili africane? Soluzione: dazi sulle importazioni.

Problema: non si riesce più a scaricare gli scarti d’Occidente sulla Rwanda? Soluzione: minacciamola.

Essere pignoli sul senso delle parole non è un passatempo: analizzandole (parola etimologicamente correlata a “risolvere”), abbiamo visto chi sono davvero i SI, e come i SI agiscono nella realtà.

E abbiamo capito che un’eventuale Soluzione Finale al gran guaio (evitiamo la parola “problema”) sarà per forza della stessa natura che ha provocato il guaio.

Come aveva capito perfettamente Lago di Montagna.

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