L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 23 ottobre 2020

Stronzate, la Bce con un clic ha creato miliardi da immettere nell'economia e con un clic può cancellare i titoli di stato che ha in pancia, anche quelli italiani

COME PAGARE IL NOSTRO DEBITO/ Un prelievo da 200 mld sui conti in stile “Amato 1992”?

Pubblicazione: 23.10.2020 - Eugenio Mazzarella

Come risolvere il problema del debito che il prestito del Recovery Foud inevitabilmente aprirà a danno di tutti gli italiani?

Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (LaPresse, 2020)

Caro direttore,

con l’accordo europeo sul Recovery Found, caldeggiato in prima fila con successo dal governo italiano, l’Europa e l’Italia si sono dotati di uno strumento efficace – se lo sapranno usare – per finanziare la ricostruzione post-bellica, perché di questo si tratta, del coronavirus. Un impegno finanziario gigantesco, che è anche un impegno di debito, che i Paesi europei, anche se opportunamente diluito nel tempo, dovranno in un modo o in un altro onorare. E per la sua durata è ovvio che graverà sulle prossime generazioni.

In Italia penso sia venuto il tempo di costruire finalmente una prospettiva di equità sociale e intergenerazionale per pagare i necessari impegni di tutti che andiamo a prendere, per sostenere quel bene di tutti che è lo Stato. Che non è l’astrattezza delle sue istituzioni, ma le politiche pubbliche e sociali, i servizi alla collettività che rende e deve essere messo in condizione di rendere. A mio avviso, due mosse sono necessarie per dare al nostro Paese un orizzonte diverso sul piano della sostenibilità del “suo” Stato come Stato “di tutti”.

La prima: guardare senza pregiudizio ad un prelievo di solidarietà sulla ricchezza mobiliare degli italiani (“i conti correnti”, ma non solo) presente nel sistema. Sul modello del prelievo operato dal governo Amato nel 1992, per fronteggiare una gravissima crisi finanziaria. Alcune stime ci dicono che un prelievo del genere del 5% genererebbe per le casse dello Stato 200 miliardi di euro. Questo prelievo sarebbe equo e sostenibile. E agli italiani può essere tranquillamente spiegato. Se ho mille euro sul contro corrente, ne lascio allo Stato 50. Se ne ho diecimila 500. Se ne ho un milione 50.000. Ed è del tutto evidente che a un signore che ha una ricchezza mobiliare di centomila euro o un milione non gli cambia molto la vita, se questa ricchezza gli diventa novantacinquemila euro o novecentocinquantamila. E obiettivamente la povertà dei miei mezzi finanziari, se ne ho mille, non cambia molto se si riduce a 950. Ma in realtà i redditi più bassi recupererebbero, come è giusto, ben oltre il prelievo subito, dai mezzi di sostegno alla loro situazione familiare, lavorativa, aziendale che lo Stato su questo autofinanziamento straordinario potrebbe mettere a loro disposizione. Il prelievo cioè nel circolo finanziario che metterebbe in essere, tra ciò che dai allo Stato, e ciò che ne ricevi, opererebbe in modo progressivo, secondo Costituzione.

Anticipo già l’obiezione, miope e meschina, che a questo tipo di intervento si obietta, consegnata già al lessico, che lo qualifica come prelievo “forzoso”. Una sorta di estorsione da cui guardarsi con ogni mezzo, come ad esempio la strategia anti-prelievo, anti-Stato “ladrone”, che mette le mani nelle tasche degli italiani, che qui riprendo dai consigli su come non farsi “fregare” che leggo in un sito di analisi finanziaria “indipendente”: «Se, però, ci fosse esigenza di fare cassa molto velocemente, è probabile che si punti al denaro liquido, quindi quanto hai depositato su conto corrente e conti deposito liberi. Oltre alla soluzione “porto il denaro all’estero”, potresti valutare anche la possibilità di “svuotare” il conto e acquistare altri prodotti, come obbligazioni o fondi, per evitare il prelievo forzoso. Fai attenzione, però, a due aspetti. Primo, non c’è garanzia che, in qualche modo, il Governo non studi un sistema per farti in seguito pagare una sorta di prelievo forzoso anche su altri prodotti finanziari». Ecco questa è l’etica fiscale troppo spesso proposta agli italiani, a quelli che lo possono fare ovviamente. Anche se poi alla bisogna si potranno presentare per essere curati gratuitamente dagli ospedali che non hanno pagato in tutto o in parte, mentre magari chi li cura a stipendio fisso muore per loro. È con questa meschina immoralità pubblica, che ha il solo faro nell’interesse personale, che questo Paese deve finirla.

La seconda mossa: mettere seriamente mano alla lotta all’evasione fiscale. La generazione che pagherà il debito trentennale che stiamo accendendo dovrà pagarlo in modo equo e sostenibile per tutti. Ma questo si fa solo se metteremo fine al vero divide tra gli italiani, quello tra furbi e fessi. Se possiamo essere tracciati da Immuni, se tutti i nostri dati sono di fatto già a disposizione nel circuito dei Big Data, possiamo ben tracciare la ricchezza vera con un’approssimazione molto maggiore di quanto si è fatto finora. Se non si è finora fatto, è perché non lo si è voluto fare. Perché “si perdono le elezioni”. Però forse è venuto il momento di dire che qui non si può perdere il Paese perché “si perdono le elezioni”.

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