L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 30 novembre 2020

A futura memoria, tutto il contrario di quello che si dovrebbe fare, è cattiva fede

Terapia anti Covid: come ci si cura a casa secondo il Cts

Pronte le linee guida: saturimetro e paracetamolo per tutti, cortisone per chi peggiora
30/11/2020 14:32

DRAZEN ZIGIC VIA GETTY IMAGESClose-up of woman with face taking prescription medicine at home.

Come va curato a casa un malato di Covid? Quali farmaci gli vanno somministrati? Lo spiega il Comitato tecnico scientifico in un documento approvato qualche giorno fa, ma ancora da perfezionare, intitolato per l’appunto “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da Sars-Cov-2”.

Arriva quindi il protocollo unico chiesto dai medici italiani dalla fine di marzo, con il quale il Cts fornisce linee guida comuni, mettendo così ordine nella moltitudine di prescrizioni tra associazioni di categoria, Regioni e Asl. Quindici pagine, che HuffPost ha letto, nelle quali si sottolinea che una corretta gestione del caso fin dalla diagnosi mette in sicurezza il paziente, evitando, al tempo stesso, di affollare ospedali e reparti di pronto soccorso.

Diagnosi, monitoraggio e valutazione

Gestione che deve vedere fianco a fianco i medici di medicina generale, il personale delle Usca, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale e eventuali unità assistenziali presenti sul territorio. Importante, sin dall’inizio, è rilevare la presenza di fattori che possano rendere il paziente più a rischio. La presenza di altre patologie, ad esempio, la cosiddetta “comorbilità”.

Per quantificare la gravità del quadro all’inizio e durante il trattamento, scienziati e tecnici del Cts indicano nel “Mews” (“Modified Early Washington score”) uno degli strumenti utilizzabili anche per “adottare un comune linguaggio a livello nazionale”. Sottolineando l’importanza, nel monitoraggio a domicilio, dell’utilizzo del pulsossimetro - meglio noto come saturimetro - per misurare i livelli di ossigenazione del sangue, che consente di valutare quali pazienti indirizzare al pronto soccorso e quali invece si possono trattare a domicilio. In condizioni di salute normali, la saturazione è superiore al 95%, ma nei pazienti Covid è inferiore. La soglia di sicurezza per la saturazione in un malato di Covid curato a casa indicato dai tecnici è 92%.

Terapia e farmaci (quali sì quali no)

Per la terapia domiciliare, le raccomandazioni del Cts si riferiscono ai casi lievi e si applicano sia a pazienti per i quali l’infezione è stata confermata sia a pazienti per i quali essa è ritenuta probabile. Prima di tutto non bisogna né modificare né sospendere le terapie che si stanno seguendo per altre patologie, anche nel caso di pazienti immunodepressi (a meno di indicazioni diverse degli specialisti che li hanno in cura).

E quindi per un malato di Covid con sintomi lievi è importante mangiare e idratarsi, trattare la febbre con il paracetamolo e tenere sotto controllo, misurandolo di frequente, il livello di ossigeno nel sangue. Il cortisone non va utilizzato di routine: si può pensare di farlo nel caso in cui le condizioni del paziente non migliorano entro tre giorni, soprattutto se peggiorano i livelli di saturazione del sangue. Niente eparina - che invece in tanti casi è utilizzata - a meno che i malati non siano immobilizzati a letto, né antibiotici, da prescrivere solo nel caso in cui la febbre non cala entro 72 ore e si ha il sospetto che al virus si accompagni un’infezione batterica. Niente idrossiclorochina, la cui efficacia non è stata confermata dagli studi effettuati, né farmaci somministrati mediante aerosol se in casa ci sono conviventi, perché il virus potrebbe diffondersi nell’ambiente.

Non sono raccomandati, infine, integratori alimentari o vitamine - comprese vitamina D, lattoferrina e quercitina - per i quali non esistono prove di efficacia consolidate e validate dalla scienza.

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