L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 20 novembre 2020

Afghanistan - distruzione e morte morte e distruzione cosa ci sta a fare l'Occidente lì?

ESTERO

L'Australia è sotto shock per l'orrore dei soldati in Afghanistan

L'esercito riconosce che le forze speciali uccisero 39 civili tra il 2005 e il 2016 (!?!?). "Crimini di guerra": omicidi, torture, regole infrante mai "sotto la pressione della battaglia", spesso come parte di rituali di iniziazione. Il capo dell'esercito, Angus Campbell, ha chiesto scusa. Kabul, "è un primo passo" 

aggiornato alle 19:0619 novembre 2020

© Angus Campbell, capo forze armate australiane -

AGI - Esecuzioni sommarie, prigionieri uccisi per riti di iniziazione, bambini trucidati nelle proprie case, civili fatti fuori per liberare spazio sull'elicottero: sono solo alcuni dei reati raccapriccianti di cui si sono macchiate le forze speciali d'elite delle forze armate australiane (Adf, Australian Defence Force) durante i loro anni di attività in Afghanistan.

Il tutto emerge nero su bianco in un rapporto di 465 pagine di orrori, risultato di un'indagine durata anni (con la revisione di 20 mila documenti e 25 mila immagini e l'audizione di 423 testimoni) dove viene testimoniata l'uccisione illegale di almeno 39 civili e che fa piombare nella vergogna non solo l'esercito dell'Australia ma l'intero Paese. Per primo il premier, Scott Morrison, che ha già telefonato al presidente afghano, Ashraf Ghani, per esprimere "il suo più profondo dolore per la cattiva condotta" dei militari.

Ora quelle carte sono in mano al procuratore speciale che indagherà per crimini di guerra. 

Il capo delle Forze di difesa australiane, il generale Angus Campbell, di fronte all'esito dell'indagine, ha ammesso l'esistenza tra le forze speciali di una cultura "distruttiva" dell'impunità che ha portato a una serie di presunti omicidi e insabbiamenti andati avanti per anni. "Alcune pattuglie hanno messo la legge nelle proprie mani", ha detto il generale Campbell. Il risultato: "Regole infrante, storie inventate, bugie raccontate e prigionieri uccisi", ha riassunto il generale che ora si scusa "sinceramente e senza riserve" con il popolo afghano.

"Il vergognoso registro include presunti casi in cui nuovi membri della pattuglia sono stati costretti a sparare a un prigioniero per guadagnarsi la loro prima uccisione", conferma il generale. I soldati tenevano un macabro "conteggio dei morti per una competizione interna" e coprivano le uccisioni illegali organizzando schermaglie, posizionando armi vicino ai cadaveri e aggiungendo nomi (delle vittime innocenti) alle liste degli obiettivi. 

Lo stesso ispettore generale dell'esercito che ha prodotto la straziante inchiesta ufficiale sugli eventi tra il 2005 e il 2016 ha dettagliato la decisione di uccisioni "al di fuori della battaglia". Ha redatto ben 143 raccomandazioni, tra cui, che 19 persone vengano deferite alla polizia federale australiana, che venga pagato un risarcimento alle famiglie delle vittime e che l'esercito faccia una serie di riforme. 

Campbell si è spinto oltre. Per lui le persone coinvolte hanno portato una "onta" al loro reggimento, alle forze armate e all'Australia, e sono state denunciate all'ufficio del procuratore speciale per i crimini di guerra. Si è mosso inoltre per revocare le medaglie d'onore assegnate alle forze per le operazioni speciali che hanno prestato servizio in Afghanistan tra il 2007 e il 2013. 

Il premier Morrison aveva tentato di attutire l'impatto del rapporto, invitando gli australiani la scorsa settimana a prepararsi alle "verità oneste e brutali" contenute nel pesante documento redatto, che censura molti dettagli macabri. E aveva anche annunciato la nomina di un procuratore speciale per perseguire i presunti crimini di guerra, una mossa volta a prevenire qualsiasi procedimento alla Corte penale internazionale. 

Il ministero degli Esteri afghano ha etichettato le azioni descritte nel rapporto come "imperdonabili" ma ha riconosciuto la pubblicazione del rapporto come "passo importante verso la giustizia". 

Dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001, più di 26 mila soldati australiani furono mandati in Afghanistan per combattere a fianco delle forze alleate e statunitensi contro i talebani, Al-Qaeda e altri gruppi islamisti. Le truppe da combattimento australiane hanno ufficialmente lasciato il Paese nel 2013, ma da allora è emersa una serie di resoconti spesso brutali sulla condotta delle unità delle forze speciali d'élite.

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