L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 28 novembre 2020

Bisogna sentirne la violenza, la volontà di umiliare, l’urlo vittorioso e arrogante della tizia (quella dei dodici/dieci vaccini obbligatori) che sa di poterselo permettere, altrimenti non ci si crede

Sui Ricchi di Stato che strigliano i poveri

Maurizio Blondet 28 Novembre 2020 

Parliamo del “nuovo libro” in cui “Francesco” insulta e sgrida coloro che manifestano contro i lockdown che li stanno impoverendo.

Ma per introdurre l’argomento, occorre che vediate la Beatrice Lorenzin, l’ex ministra della salute che per Big Farma ha imposto i dieci vaccini ai bambini, come ha insultato un povero, ossia un ristoratore che lei accusa di diffondere il contagio perché tiene il ristorante aperto. “Deve stare zitto, non ha nessun diritto!”, urla e stride la ricca di Stato, coprendo col suo strillo la voce del povero, gli impedisce di spiegarsi, di dire le sue ragioni. Bisogna sentirne la violenza, ka volontà di umiliare, l’urlo vittorioso e arrogante della tizia che sa di poterselo permettere, altrimenti non ci si crede.

Ebbene: il libro del “papa Francesco” insulta i poveri nello stesso stile della Lorenzin.

Cominciamo però dal titolo. “Let Us Dream: The Path to A Better Future“. Il titolo imperativo, “Sogniamo”, è da Beppe Grillo. Il sottotitolo, “la via a un miglior futuro” è una parafrasi dello slogan di Biden e dei Dem : “Build back Better”, “Ricostruire Meglio”: dove l’accento è sul “Meglio”. Si tratta di una evocazione del Gran Reset del World Economic Forum: non si tornerà alla crescita di prima che inquina e consuma, si ricostruirà “meglio”, ossia ecologico, “sostenibile”, verde, “resiliente” – tutti gli aggettivi propagandistici dell’ideologia trionfante, i quali, per le masse impoverite, significano: niente più auto andate in bicicletta e monopattino, chiudete il ristorante la sera, e tutto il superfluo viene abolito per voi superflui, bisogna ridurre le emissioni. E vaccinatevi tutti! Non avete diritto di obiettare! Vi togliamo la parola!

Ebbene, il libro di El Papa (che si è fatto scrivere dal suo ghost-writer Austen Ivereigh), Francis sostiene i manifestanti anti-razzismo mentre denigra e calunnia i manifestanti anti-lockdown. Coloro che nel mondo hanno manifestato contro i confinamenti e le restrizioni che li hanno impoveriti, hanno reagito – quasi che, scrive, “le misure che i governi devono imporre per il bene della gente costituissero un attacco politico all’autonomia o alla libertà personale!”

“Francesco” non ci stupisce mai. Ripete pedissequo gli argomenti che sentiamo ripetere decine di volte al giorno da Conte, da Speranza, dalle tv in loro possesso (cioè tutte), i tedeschi dalla Merkel, i francesi da Macron, gli spagnoli dal loro governo oppressore per conto WEF: sono gli argomenti con cui i Ricchi di Stato – ossia quelli che dalle finanze pubbliche prendono i loro stipendi di lusso garantiti da 15 mila al mese – danno lezioni , e oltraggiano, le masse che le loro scelte hanno reso prive di redditi dieci volte inferiori.

Ovviamente, il coso, El Papa, non si priva di vilipendere e calunniare i manifestanti anti-lockdown . Questo il suo argomento: “Non le trovi mai, persone del genere, a protestare per la morte di George Floyd, o unirsi a una manifestazione perché ci sono baraccopoli dove i bambini non hanno acqua o istruzione”.

Ricatto morale sfiatato, che per la sua bassezza e odio propagandistico è comprensibile nella bocca di un antifa incendiario, o di una Boldrina, non di un papa.

Ma questo è niente. Poteva mancare l’accusa ai manifestanti contro le violazioni delle libertà costituzionali di volere il nazismo?

“Ascoltando alcuni dei leader populisti che abbiamo ora, mi vengono in mente gli anni ’30, quando alcune democrazie caddero in dittature dall’oggi al domani”, ha scritto. “Lo vediamo accadere di nuovo ora nelle manifestazioni in cui i leader populisti eccitano e arringano le folle, incanalando i loro risentimenti e odi contro nemici immaginari per distrarre dai problemi reali”.

Questa calunnia, che il papa ripete copia-incolla, è addirittura la dottrina ufficiale dell’oligarchia che si auto-definisce “democrazia UE”. Quelli che manifestano – in Germania s’è visto molto bene – protestano con coraggiosa lucidità politica contro le violazioni dei diritti fondamentali attuate dal governo Merkel, accusando con incontrove ragione giuridica il governo di aver replicato la legge del ’33 che consentiva al Fueher di governare per DCPM senza passare per il parlamento: i manifestanti sono quindi, se mai, lucidamente antinazisti. Stanno difendendo il diritto contro la sopraffazione.

Il potere risponde che “sono minoranza”, e quindi devono stare zitti, per cui e perché “la democrazia” per definizione sono loro. Ma una democrazia che ingiunge alle minoranze di tacere, che si oppone con grida (Lorenzin) e calunnie alle loro obiezioni, è una “democrazia” che ci ingiunge: per essere democratici, dovete accettare le violazioni delle libertà fondamentali, e senza la minima protesta.

El Papa rincara: “Hanno trasformato in una battaglia culturale quello che in realtà è uno sforzo per garantire la protezione della vita”.

Ignorando di aver espresso il più alto elogio dei manifestanti anti-confinamento: sì, la loro battaglia è culturale, contro quella che è violenza di Stato, il contrario feroce della cultura; essi, non Francesco, pongono il problema fondamentale della politica pluralista, della libertà nell’ordine, insomma della civiltà che viene calpestata con la scusa di “proteggere la vita”.

Insomma: El Papa fa e dice quello che gli prescrivono i progettisti del Gran Reset; ma lo fa sul registro basso, indegno di un pontefice; il registro della Lorenzin che urla e copre la voce del povero per impedirgli di dire le sue ragioni. Tutto il Grand Reset, loro, lo riducono all’avanspettacolo di Dario Fo:

Noi sempre allegri bisogna stare
Che il nostro piangere fa male al re
Fa male al ricco e al cardinale
Diventan tristi se noi piangiam,

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