L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 6 novembre 2020

Chiunque vinca, sarà guerra


Comunque andrà a finire, l'America non si scrollerà di dosso le sue contraddizioni interne. «Gli americani sono quelli di sempre», recita un verso del poeta Robert Frost. Due secoli dopo Tocqueville, l’America continua a essere il Paese nel quale democrazia e violenza sono inestricabilmente intrecciate l’una nell’altra. GOG Edizioni ha voluto raccontare i cortocircuiti americani con due libri: 1) "Nessuno può darti la libertà", raccoglie gli ultimi discorsi di Malcolm X, il "negro più arrabbiato d'America", un agitatore e un rivoluzionario che con la sua retorica incendiaria ha smascherato l'ipocrisia della White America: "L’America è peggiore del Sudafrica, non solo perché l’America è razzista ma anche perché è falsa e ipocrita. Il Sudafrica predica la segregazione e la mette in pratica, ma perlomeno pratica ciò che predica. L’America, invece, predica l’integrazione e pratica la segregazione, ovvero predica una cosa mentre, con l’inganno, ne pratica un’altra". La stessa ipocrisia che gli Stati Uniti hanno adottato anche all'estero: sono passati, dice Malcolm, "dal vecchio approccio, apertamente coloniale e imperialista, a uno benevolo. Hanno tirato fuori un colonialismo benevolo e filantropico, l’umanitarismo, o il dollarismo". 2) L'altro è "America contro America", del giornalista Luca Giannelli. Si tratta di un viaggio nelle viscere del «Secolo americano», nelle sue contraddizioni, nei suoi contrasti, nelle sue mille sfumature. Questo è un libro "on the road", zaino in spalla e si attraversa tutta l'America, sia quella orizzontale delle praterie che quella verticale dei grattacieli, sia quella rurale che quella metropolitana. Sulla strada troverete poeti, scrittori, pittori, registi. Dopo aver affrontato questo viaggio, potrete rispondere alla domanda: come ha fatto un popolo così ingenuo, che voleva limitarsi a «vendere macchine da cucire» e abitare la “casa nella prateria” a dismettere i panni del cowboy solitario per proporsi a guida del mondo occidentale in campo artistico e politico?

Chiunque vinca, sarà guerra. Guerra nelle strade, nelle aule delle università, in televisione, in Congresso, ovunque. La società americana non è mai stata così divisa, avvolta da una cappa d’odio che da fine maggio ad oggi ha provocato più di 20 morti, 14mila arresti e tra l’uno e i due miliardi di dollari di danni. L’America del 2020 è divisa in due blocchi contrapposti che non sanno e non vogliono dialogare, ciò a cui aspirano è la prevaricazione dell’uno sull’altro. Non sarà l’eventuale vittoria di Joe Biden a ristabilire la pace sociale perduta, così come non sarà la rielezione di Donald Trump il casus belli di una nuova guerra civile: la pace sociale è un ricordo, e la guerra civile è già scoppiata.


TrumpAmerica

di Emanuel Pietrobon

È giunto il momento di fare un bilancio complessivo di quattro anni di presidenza Trump. Cerchiamo di capire quali risultati sono stati raggiunti in politica estera, ossia di rispondere alla domanda: l'America è stata resa di nuovo grande?




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