L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 novembre 2020

Dietro le anime belle si nasconde il Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato che soffia sul fuoco, con la speranza di scrollarsi di dosso quella parte dello stato che non vuole inciuci ne compromessi e che lo sta mettendo all'angolo

Gratteri spariglia e strapazza le “anime belle”

Tutti indignati dopo la “scudisciata” del magistrato dal salotto della Gruber su La7, a proposito del l’identikit del commissario alla Sanità. Tra cistercensi, salesiani, ragionieri e geometri di Calopezzati, la storia di una protesta insensata

di Antonella Grippo 
20 novembre 2020 09:40

Gratteri, Strada e Conte (fotomontaggio Nino Florenzano)

Nicola Gratteri è uno cazzuto: non ama le smancerie lessicali e, men che meno, i vezzosi fiocchetti semantici all'effluvio di ciclamino. Lui, al contrario della politicaglia cazzara e canzonettara - che affida la stesura dei testi ai vari Pace-Panzeri-Pilat e Baldan Bembo - ciondolanti lungo qualche ufficio stampa regionale, i testi, in verità, li verga di suo pugno.

Il "Pubblico Ministero di campagna" (così si autodefinisce) conosce le scansioni secche della comunicazione mediatica e va dritto al punto. Senza svenevolezze o barocchismi al mirtillo. In nome di uno sferzante testosterone verbale. Vivaddio!

La premessa, laddove occorresse, è corroborata da fatti recentissimi. Qualche giorno fa, il magistrato, sollecitato da Lilly Gruber su La7 circa la congruità dell'entrata in scena di Gino Strada, nella veste di commissario della Sanità, ha così esternato: «Strada, pur godendo della mia stima per le cose straordinarie che ha fatto in Africa, non va bene per la Calabria. Qui non si tratta di pensare ad ospedali da campo, ci vuole un manager, il problema riguarda le ruberie e l'acquisto di materiali medici. Inoltre, sarebbe preferibile riaprire i diciotto ospedali chiusi».

E ancora: «Vedrei bene in quel ruolo un calabrese emigrato per fame, magari figlio di un contadino, di un operaio o di un falegname, che abbia fatto concorsi al Nord, al riparo da pastette e raccomandazioni dal canto di 'ndrangheta et similia».

Parole di assoluto buon senso che, cionondimeno, hanno scatenato l'ira delle solite, moscette, scamorzate "anime belle."

Apriti cielo! Gli apostoli del calabresismo illibato e stanziale si sono immediatamente lasciati andare ad una sorta di "indignatio praecox" per l'offesa subita.

Tutti hanno inteso manifestare sconcerto e disappunto rispetto alle dichiarazioni del Procuratore. Eccoli, in sequenza: benedettini, camaldolesi, vallombrosani, certosini, monaci cistercensi, olivetani, benedettini armeni e mechitaristi. Francescani, Cavalieri dell'Ordine di Gerusalemme, e, già che c'erano, sebbene in subordine, pure i Testimoni di Geova, ancorché contrari a qualsiasi spargimento di sangue.

Le stesse Sardine, la cui utilità dentro l'arcipelago degli antagonisti è pari all'efficacia terapeutica del Vicks vaporub nel contrasto della nefropatia diabetica, si sono arrese al panico.

Un casino della madonna, insomma.

Ora, se non cogli il senso delle parole di Gratteri, è chiaro che tutta la storia del pensiero occidentale, da Talete a Nietzsche, è trascorsa invano.

Proviamo a far chiarezza. Quando egli dice «meglio un calabrese emigrato al Nord etc..», intende, ovviamente, scoraggiare nomine di commissari su cui possa gravare l'ipoteca di pastette con ambientini non propriamente "carmelitani".

Non si tratta di un messa sotto accusa dell'intera antropologia calabra residente lungo la nostra latitudine e recante, per statuto, lo stigma criminale. Tutt'altro: Gratteri, attraverso la sua dritta, indica al governo centrale un perimetro "laico", in modo che non si ceda alla tentazione di scegliere uomini non propriamente liberi da "cambiali" o da tributi obbliganti nei confronti di eventuali padrini.

C'è di più. Se uno fa ricorso al paradigma del contadino, quale "rustica progenie" di un manager di successo, non vuol dire che stia, contestualmente, dichiarando guerra agli impiegati del catasto, ai ragionieri o ai geometri di Calopezzati. Con tutto il ceto medio appresso. Non solo.

L'immagine della valigia di cartone, che Gratteri evoca a proposito dell'armamentario simbolico tipico di chi in passato emigrò, più che un omaggio al Minoreitanesimo, è iperbole efficace che lascia traccia di sè lungo il circuito della medialità postmoderna.

Poi, che Gino Strada non sia propriamente un contabile o un novello Javert lo sa persino Sossio Aruta da Temptation Island. Dov'è lo scandalo? La blasfemia.

Una levata di scudi di queste proporzioni appare francamente immotivata e dallo scarsissimo appeal. A meno che non si voglia riesumare il luogo comune indigeno per antonomasia: la permalosità parossistica dei calabresi, dal facile e consunto gnè gnè gnè. Al cui confronto, il frigno di Loredana Lecciso, ogni qual volta Albano minacci di esibirsi con Romina nelle balere italiche, assume il tratto sobrio di un fremito di Mario Monti.

Bando alle ciance, ragazzi! Chi scrive, per giunta, non può beneficiare delle indulgenze plenarie: è un'anima brutta, socialista, libertaria e disincantata. Ergo, "accetto il crucifige e così sia!"

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