L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 27 novembre 2020

e se non basta il covid-19 è già pronto il covid-21

Covid, la prossima pandemia sarà peggiore: ecco chi potrebbe colpire. L’allarme dagli USA

27 Novembre 2020 - 12:20 

La prossima pandemia potrebbe essere peggiore dell’attuale spiega Michael T. Osterholm membro della task force statunitense. Ecco chi potrebbe colpire.


La prossima pandemia potrebbe essere decisamente peggiore dell’attuale e proprio per questo motivo è necessario farsi trovare preparati. Ad affermarlo è il noto epidemiologo statunitense Michael T. Osterholm, direttore del Center for Infectious Disease Research and Policy (CIDRAP) all’Università del Minnesota, che ha appena ricevuto la nomina di membro della task force per la gestione dell’emergenza sanitaria negli Stati Uniti del nuovo presidente eletto Joe Biden.

Secondo Osterholm infatti, analizzando le precedenti pandemie della storia, come quella del 1918 vi è infatti la possibilità che il virus prenda di mira un’altra categoria di persone, come ad esempio quelle più giovani, dai 18 ai 35 anni ad esempio.
La prossima pandemia sarà peggiore

La pandemia non si arresta, e la seconda ondata sta manifestando tutta la sua forza, sia in Europa che negli Stati Uniti, tuttavia arrivano anche delle buone notizie sulla sua possibile risoluzione, spiega Olshaker nel corso di un intervista a Repubblica:

“La buona notizia è che il lavoro sui vaccini sta procedendo molto rapidamente, molto più di quanto immaginassimo. Ora dobbiamo aspettare l’iter di approvazione, dobbiamo lavorare sui processi produttivi e di distribuzione e poi potremo somministrarlo alle persone, e sono certo che questo avrà un grande impatto sull’epidemia”.

In ogni caso, precisa l’epidemiologo, “non penso che vedremo vaccini prima del secondo o terzo trimestre del 2021”. Per quanto riguarda la prossima pandemia, spiega Osterholm: “Se dovesse essere simile a quella del 1918, per esempio, colpirebbe persone tra i 18 e i 30 anni, e quindi sarebbe tutto molto diverso. Spero veramente che la prossima pandemia non ci colga alla sprovvista, ma abbiamo bisogno di un livello molto più elevato di preparedness.

Sarà quindi di fondamentale importanza anticipare il prossimo virus, sviluppando e producendo dei vaccini adeguati per fronteggiarlo. “Lo stesso vale per quanto riguarda la supply chain: dovremo distribuire farmaci e dispositivi di protezione in modo assai più efficiente di quanto abbiamo fatto oggi. Questo vorrebbe dire che abbiamo imparato tanto da questa pandemia”.
Come prevenire la prossima pandemia

Osterholm aggiunge che la prossima pandemia si può prevenire, attuando una serie di azioni ben mirate. L’epidemiologo infatti precisa che il CIDRAP è già al lavoro con centinaia di organizzazioni per sviluppare un vaccino contro l’influenza.

“Un giorno avremo un vaccino antinfluenzale potenzialmente universale, e che quindi cambierà le carte in tavola: potrebbe prevenire i ceppi emergenti di influenza o, se il contagio si dovesse diffondere, potrebbe consentirci di vaccinare rapidamente l’intera umanità”, conclude Osterholm precisando che “l’attuale pandemia, non sarà certamente l’ultima che dovremo affrontare”.

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