L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 7 novembre 2020

Gli ebrei sionisti rubano terre e case ai palestinesi sottraendogli in questo modo identità e nazionalità

Ruspe israeliane in un villaggio palestinese: oltre 70 sfollati, 41 sono bambini

05.11.2020 - Tommaso Meo - Agenzia DIRE

(Foto di agenzia Dire)

Per la coordinatrice Onu Yvonne Helle si tratta del “più grande caso di trasferimento forzato negli ultimi quattro anni” nella regione.

Le ruspe israeliane hanno raso al suolo ieri il villaggio palestinese di Khirbet Humsa, in Cisgiordania, distruggendo le abitazioni e lasciando senza un tetto 73 persone, tra le quali 41 bambini: lo hanno riferito dirigenti delle Nazioni Unite.

I tre quarti degli abitanti dell’insediamento hanno visto distrutto il proprio riparo in quello che Yvonne Helle, coordinatrice umanitaria ad interim dell’Onu per i Territori palestinesi, ha definito “il più grande caso di trasferimento forzato negli ultimi quattro anni” nella regione.

Gli operatori umanitari che hanno visitato il sito hanno riferito di 76 strutture demolite, comprese 18 tende e capanne che ospitavano circa 11 famiglie. Il gruppo per i diritti umani B’Tselem, che segue le azioni israeliane in Cisgiordania e a Gaza, ha accusato Israele di avere condotto le demolizioni mentre l’attenzione mondiale era concentrata sulle elezioni statunitensi.

Il Coordinamento delle attività governative nei Territori occupati (Cogat) ha affermato in una dichiarazione che gli insediamenti rimossi – secondo Israele sette tende e otto capanne – erano stati costruiti abusivamente. Khirbet Humsa è una delle 38 comunità beduine e pastori parzialmente o completamente situate all’interno delle “zone di fuoco” dichiarate da Israele.

“Queste sono alcune delle comunità più vulnerabili della Cisgiordania, con un limitato accesso all’istruzione e ai servizi sanitari e alle infrastrutture idriche, igienico-sanitarie ed elettriche” ha denunciato Helle in una nota.

La coordinatrice ha chiesto a Israele di interrompere le demolizioni e ha ricordato che la distruzione di proprietà e il trasferimento forzato di persone residenti in un territorio occupato violano la Quarta convenzione di Ginevra sulla protezione dei civili durante un conflitto.

Nella area C della Cisgiordania – occupata dal 1967 – i permessi di costruzione per i palestinesi sono forniti – e spesso non concessi – dall’autorità israeliana. Nel 2020, riferisce l’Onu, sono state demolite in tutta la Cisgiordania e a Gerusalemme Est 689 strutture – il numero più elevato dal 2016 – rendendo 869 palestinesi senzatetto.


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