L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 27 novembre 2020

Gli ebrei sionisti sempre loro, guerrafondai nel profondo dell'animo che puntano alla distruzione, a creare morti

"Scoop" di Barak Ravid: L'esercito di Israele si prepara ad "un attacco di Trump contro l'Iran"


26 novembre 2020

Le Forze di Difesa israeliane (IDF) si preparano ad un possibile attacco contro l'Iran da parte degli Usa prima che Donald Trump lasci l'incarico? 

Riporta il giornalista Barak Ravid su Axios mercoledì, citando alti funzionari del regime di Tel Aviv, come il governo israeliano abbia dato istruzione alle forze armate di tenersi pronte ad un possibile attacco di Trump contro la Repubblica Islamica, che potrebbe concentrarsi sulle infrastrutture nucleari dell'Iran. 

Le preparazioni in corso non sarebbero legate solo ad un possibile attacco, prosegue Ravid, ma anche a ritorsioni che l'Iran chiaramente intraprenderebbe dopo e che potrebbero avere conseguenze in Siria, Libano e nella Striscia di Gaza. Ravid cita le dichiarazioni di alti funzionari (la fonte di quello che ha definito uno "scoop") che prevedono un "periodo molto delicato" prima dell'inaugurazione di Joe Biden prevista il 20 gennaio contestata dall'attuale presidente come fraudolenta e frutto di brogli attraverso il voto per posta.

"Alti funzionari israeliani mi dicono che si aspettano che Israele riceva un preavviso prima di qualsiasi attacco degli Stati Uniti contro l'Iran. Ma sono preoccupati che non sarà sufficiente per prepararsi completamente. Da qui l'ordine all'IDF di iniziare a compiere passi preparatori partendo dal presupposto che tale scenario sia possibile", conclude Ravid.

Il rapporto di Ravid conferma quanto annunciato già dal Canale 13 di Israele che, allo stesso modo, annunciava come sia Washington che Tel Aviv avessero in programma di intensificare le "operazioni segrete" contro Teheran negli ultimi giorni del mandato di Trump, sebbene l'emittente non abbia fornito dettagli su quale forma potrebbe assumere. Dettagli che sembrano emergere con quanto scrive Ravid. 

Anche New York Times, del resto, ha riferito come ad inizio novembre Trump stesse cercando "le opzioni" per un attacco alle capacità nucleari iraniane. Per il giornale statunitense gli attacchi sarebbero "quasi certamente concentrati su Natanz", il principale sito di arricchimento dell'uranio del paese. Ma il presidente sarebbe stato "dissuaso" all'epoca da un attacco da parte di consiglieri, che avevano avvertito che avrebbe potuto dare il via a un sanguinoso conflitto regionale. 

I funzionari iraniani hanno reagito a quanto scriveva il New York Times promettendo una "risposta schiacciante".

Nessun commento:

Posta un commento