L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 3 novembre 2020

Grande Reset - distruzioni di capitali - bruciati oltre 750 milioni di ricavi

L'OSSERVATORIO AGCOM
Il Covid si abbatte sulle Tlc italiane, bruciati oltre 750 milioni di ricavi

I dati sui primi sei mesi dell’anno evidenziano un calo del 5,7%, con una contrazione maggiore per la rete fissa (-6,5%) rispetto a quella mobile (-4,7%). Affondano i media (-10%), in controtendenza solo la pubblicità online, grazie ai risultati dalle piattaforme (+6,7%)

03 Nov 2020
F. Me.

Il Covid si abbatte sulle Tlc. Nel primo semestre dell’anno l’Osservatorio Covid sul mercato delle Comunicazioni di Agcom registra un calo medio dei ricavi del 5,7%, con una contrazione maggiore per la rete fissa (-6,5%) rispetto a quella mobile (-4,7%).

In termini assoluti il settore perde -768,7 milioni di euro a causa della riduzione sia dei ricavi da rete fissa (-481,2 milioni) sia, in misura minore, dei ricavi da rete mobile (-287,6 milioni).

“Anche se i mesi estivi hanno prodotto un’attenuazione nei consumi rispetto ai primi mesi dell’anno purtuttavia – spiega Agcom – la più intensa fruizione domestica di contenuti video in streaming, il telelavoro e la didattica a distanza hanno prodotto, nei primi nove mesi dell’anno, una forte crescita del traffico, aumentato giornalmente del 44,4% nella rete fissa e del 56,4% in quella mobile”.

Relativamente ai consumi unitari, si stima che nei primi nove mesi dell’anno il traffico per linea broadband nella rete fissa abbia raggiunto i 5,77 Gb giornalieri, con una crescita del 40,2% rispetto al corrispondente valore del 2019: nella rete mobile il traffico dati giornaliero per sim “human” (ovvero escludendo le M2M) è valutabile in circa 0,27 Gb giornalieri.

Nel comparto dei media, il secondo trimestre dell’anno, a seguito in particolare della forte flessione delle risorse pubblicitarie, registra risultati considerevolmente peggiori rispetto ai dati dei precedenti tre mesi (-16,8 vs -3%) ed evidenzia nel complesso una flessione del 10,1% rispetto al primo semestre dello scorso anno. Guardando ai singoli mercati, i risultati sono notevolmente differenziati: il settore che maggiormente soffre è quello dell’editoria quotidiana e periodica, in cui si osserva una flessione degli introiti del 19%, mentre quello radiotelevisivo scende del 10,7%, dato che sarebbe stato considerevolmente peggiore senza il considerevole aumento degli introiti dei contenuti in streaming.

In termini assoluti, la perdita più rilevante (-771,7 milioni di euro). Cospicue perdite si registrano nel comparto dell’editoria (-326,4 milioni) e della televisione e radio (-473,8 milioni), mentre sono leggermente in ripresa i ricavi pubblicitari online (+28,5 milioni).

L’unico segmento a crescere nel comparto è quello della pubblicità online (+1,9%), grazie principalmente ai risultati dalle piattaforme (+6,7%).

Il settore postale

Le risorse del settore postale, nella prima metà dell’anno hanno subito una riduzione del 5,8%, con dati sostanzialmente equivalenti nei singoli trimestri gennaio-marzo e aprile-giugno. Guardando alle componenti del comparto, la flessione risulta maggiormente ampia per i servizi di corrispondenza (-31,1%), mentre i ricavi derivanti dalle consegne di pacchi sono aumentati del 9,1% (+16,9% considerando i soli pacchi nazionali). La ripresa registrata nel bimestre luglio-agosto, pari nel complesso al +3,9% su base annua, ha consentito al settore di contenere le perdite da inizio anno al 3,6% rispetto ai primi otto mesi del 2019. Allo stesso tempo, nel periodo gennaio-agosto 2020 i volumi dei servizi di corrispondenza si sono ridotti del 22,7% (flessione che si amplia al -27,8% per quelli inclusi nel servizio universale), mentre il numero di pacchi consegnati è cresciuto del 27% (valore che sale al 30,6% con riferimento ai soli pacchi nazionali).

La riduzione dei ricavi è ascrivibile principalmente al segmento dei servizi di corrispondenza (-401,5 milioni) mentre si registra una crescita nel comparto dei servizi di consegna pacchi (+198,7 milioni).
Il totale dei mercati Agcom

Nel primo semestre dell’anno la flessione dei ricavi nei mercati di riferimento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è risultata meno accentuata rispetto a quanto osservato per il complessivo quadro macroeconomico del Paese. Secondo gli approfondimenti effettuati da Agcom – che dalla scorsa primavera ha avviato un monitoraggio periodico riguardo l’impatto economico della pandemia sui comparti regolati – mentre il prodotto interno lordo italiano nei primi sei mesi dell’anno è diminuito del 10,6%, i ricavi complessivi dell’ecosistema rappresentato da comunicazioni elettroniche, radiotelevisione, editoria, internet e servizi postali si stima abbia subito una flessione del 7,1%.

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