L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 30 novembre 2020

Guido Longo trova ciò

Commissario Sanità Calabria, la verità dietro la farsa: la lottizzazione

di Antonio Amorosi — 


“La Sanità è l’unico boccone che rimane in Calabria”, spiega ad Affaritaliani il sindaco di Bova Marina, Saverio Zavettieri, per spirito di servizio a 78 anni è diventato primo cittadino del suo Comune di nascita da ex parlamentare socialista con una lunghissima carriera di sindacalista e politico alle spalle, “debbono lottizzare. Il Pd vuole la sua parte, il M5S idem, Leu la sua e tutti gli altri uguale. Fa comodo a tutti dire che c’è la ‘ndrangheta e la massoneria che decidono su tutto. Ci si nasconde dietro questa cosa ma non è vera. ‘Ndrangheta e massoneria vengono dopo”.

In Calabria c’è un problema più serio della farsa con la quale il governo sta gestendo la nomina del Commissario alla Sanità. Dopo 3 “eliminati” (l’ex generale dei carabinieri Saverio Cotticelli, il dirigente Giuseppe Zuccatelli e il rettore della Sapienza Eugenio Gaudio) hanno fatto fuori anche Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico-scientifico dato per certo fino a qualche ora fa. Con esperienza nelle emergenze e vice di Guido Bertolaso alla Protezione civile, Miozzo aveva posto tre condizioni per accettare. In soldoni diceva: provo a mettere a posto le cose, a rischio anche della vita perché la Calabria e la ‘ndrangheta non sono uno scherzo, ma voglio essere messo in condizioni di farlo con delle deroghe e un potere reale.

Il governo ha detto no e si comprende perché parlando con chi sta trattando la vicenda a Roma e con chi in Calabria la vive sulla sua pelle ancor di più oggi durante la pandemia da Covid.

“La decisione è in bilico tra il Pd e i 5Stelle. Speranza conta meno del ‘due di picche’”, spiega un esponente del governo vicino ai 5 Stelle con cui Affari ha potuto parlare, “noi vogliamo fare delle cose, il Pd delle altre”.

Lia Staropoli, presidente dell’Associazione “ConDivisa-Sicurezza e Giustizia” e responsabile del movimento antimafia ‘Ammazzateci tutti’ spiega: “La Calabria ha bisogno di qualcuno che faccia semplicemente il proprio dovere. A parte qualche sporadico caso, mancano soprattutto senso del dovere e professionalità in ogni comparto”.

Zavettieri: “La verità è che ci sono interessi molto chiari: sanità privata, gruppi di pressione, strutture, operatori, faccendieri, deputati, consiglieri regioni che sono espressione di certi interessi economici. Nel consiglio regionale un terzo dei consiglieri è espressione di gruppi che si occupano di sanità. Ormai la nomina del Commissario è una vicenda kafkiana. La struttura politica che opera sul territorio, ha bisogno di controllare le 25 persone che verranno scelte per la struttura di staff del Commissario e saranno appetibili. Ognuno, piccoli o grandi potentati, vuole metterci il bollo. Se ogni potentato non ha una presenza nello staff è tagliato fuori”.

E come ne usciamo?

Zavettieri: “Il commissario deve rimettere in piedi la Sanità. Come sindaci avevamo consigliato di nominare Commissario uno dei prefetti calabresi. Se un funzionario può fare il prefetto in Calabria è in grado anche di fare il Commissario. E poi sa quale è la verità?”

Dica.

“Chi è inserito, cioè è un manager di primo livello o di alto livello, non viene in Calabria. Da noi vengono o mandano gli scarti. Non ha niente da guadagnare né in immagine né in prestigio e rischia solo.”

Dello stesso avviso l’avvocato Fabrizio Maria Falvo di Lamezia Terme: “Il commissariamento sta creando problemi enormi al governo e una figuraccia dopo l’altra. Potevano restituire le competenze alla Regione, dove ci sono almeno dei responsabili politici che dovrebbero rispondere del loro operato. Ma loro non lo fanno. Continuano nelle figuracce ma non ci rinunciano. Ci sarà un motivo? Che blocca tutto, no?”

Quale!?

“Il grande problema della sanità privata. E’ palese. La Sanità pubblica è tenuta in questo stato per favorire la sanità privata. Abbiamo esempi di diagnostica che viene gestita nell’ospedale pubblico, dove non funzionano le macchine né si aggiustano, dallo stesso medico che fa poi l’extramoenia in una struttura privata (l’attività svolta privatamente, al di fuori della struttura pubblica, ndr). La principale voce del bilancio regionale è la Sanità. Quando controlli quella hai controllato le attività della Regione. Hai in pratica esautorato la Regione dai suoi compiti. In questa situazione lo Stato va a gestire il potere in Calabria. Poi c’è un apparato legato al Pd che ha comandato per decenni e quindi il nuovo Commissario non può andare a rompere questi equilibri. Ci sono troppi interessi di gruppi e partiti per poterlo fare”.

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