L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 7 novembre 2020

Hanno annichilito gli indiani d'America, hanno distrutto due città piene di civili, Hiroshima e Nagasaki, hanno fatto cadere tre torri con due aerei ...

ESTERI
Giovedì, 5 novembre 2020 - 06:47:00
Usa 2020, caos sintomo di un modello al tramonto. Cina, Russia e Iran ridono

I rivali geopolitici osservano con gusto le proteste, i ricorsi e il guazzabuglio elettorale americano. Per rivendicare la fine del modello a stelle e strisce


I sondaggi sbagliati, Donald Trump che si auto proclama presidente in mezzo al riconteggio, le proteste e gli scontri in diverse città, i fan di Trump che assediano il centro elettorale in Arizona, il ricorso dei Repubblicani contro lo spoglio dei voti negli Stati chiave e l'ombra della Corte suprema che incombe. Le elezioni Usa 2020 restituiscono, agli occhi di molti rivali, uno "spettacolo" non edificante di caos. Non proprio un modello di democrazia a cui rifarsi, dunque.

E infatti i principali rivali geopolitici degli Usa ne stanno approfittando, più o meno esplicitamente o implicitamente, per prendersi gioco del processo elettorale americano e per convincere i propri cittadini (e non solo) che il modello Usa è ormai passato di moda. Succede in Cina, dove il direttore del Global Times continua a twittare per sottolineare le inefficienze del sistema democratico americano. Succede in Russia, e succede in Iran. Per queste tre capitali il caos americano rappresenta, così come aveva rappresentato Trump nel 2016, un sintomo di un modello in fase di disfacimento.

USA 2020: KHAMENEI IRONIZZA SU ELEZIONI, 'UNO SPETTACOLO, ECCO LA LORO DEMOCRAZIA'

La Guida Suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, ha ironizzato sullo "spettacolo" mostrato dai due sfidanti per la Casa Bianca, criticando il processo elettorale americano e le polemiche tra Trump e Biden. "Che spettacolo - ha twittato - Uno dice che è l'elezione più illegale nella storia degli Usa. Chi lo dice? Il presidente attualmente in carica. Il suo rivale sostiene che Trump intenda truccare l'elezioni. Questo è come sono le elezioni e la democrazia negli Stati Uniti".

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