L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 novembre 2020

Il Grande Reset Occidentale ha orchestrato il covid/lockdown/coprifuoco, il risultato è stato ottenuto, economia piegata, distruzione di uomini, merci, mezzi di produzione e capitali, ripartenza su basi diverse, NULLA SARA' COME PRIMA. Ma se occorre è pronto il covid-21

Unctad: disuguaglianze e le vulnerabilità rischiano di peggiorare per molto tempo dopo che sarà disponibile un vaccino.
Le ricadute economiche del Covid-19 dureranno a lungo dopo la crisi sanitaria

La roadmap per una ripresa più verde, inclusiva e migliore. Necessario rimodellare le reti di produzione globali per vincere la sfida climatica

[20 Novembre 2020]


I mercati globali e i loro spiriti animali sanno che almeno due vaccini anti Covid-19 hanno dimostrato negli studi clinici in fase avanzata di essere efficaci per oltre il 90% ma, mentre cresce la fiducia per una prossima uscita dal tunnel della pandemia, il nuovo rapporto “Impact of the COVID-19 Pandemic on Trade and Development: Transitioning to a New Normal” dell’United Nations conference on trade and development (Unctad) avverte che «Un vaccino praticabile non fermerà la diffusione del danno economico, che si farà sentire a lungo nel futuro, specialmente per i più poveri e più vulnerabile».

Il rapporto fornisce una valutazione completa delle ricadute economiche e prevede che nel 2020 l’economia globale si contrarrà del 4,3%, avvertendo che il la crisi potrebbe sprofondare altri 130 milioni di esseri umani in condizioni di estrema povertà. L’Unctad sottolinea che «Il modo in cui è impostata l’economia mondiale è in parte responsabile dell’impatto sproporzionato sui più poveri del mondo, che non dispongono delle risorse necessarie per rispondere a shock come il Covid-19».

Presentando il rapporto, il segretario generale dell’Unctad, Mukhisa Kituy, ha detto che «La pandemia di Covid-19 ha gravemente ferito l’economia mondiale con gravi conseguenze per tutti. Spostandosi rapidamente attraverso i confini, lungo le principali arterie dell’economia globale, la diffusione del virus ha beneficiato dell’interconnessione alla base – e delle fragilità – della globalizzazione, trasformando una crisi sanitaria globale in uno shock economico globale che ha colpito più forte i più vulnerabili».

Secondo il rapporto, a meno che non vengano intraprese azioni politiche immediate, soprattutto a favore dei più poveri, le ricadute economiche della pandemia faranno saltare gli obiettivi dell’Agenda 2030 Onu per lo sviluppo sostenibile e <d evidenzia che «Una migliore ripresa deve essere incentrata su una politica commerciale rinnovata che affronti le sfide gemelle della concentrazione del mercato e dell’impatto ambientale». Rileva anche «L’urgente necessità di rimodellare le reti di produzione globali perché siano più verdi, inclusive e sostenibili, ripristinando contemporaneamente il sistema multilaterale per sostenere i più vulnerabili e realizzare l’azione climatica».

Il rapporto Unctad traccia l’impatto crescente del virus su tutte le aree dell’economia mondiale e mappa come la crisi abbia influenzato il commercio globale, gli investimenti, la produzione, l’occupazione e, in ultima analisi, i mezzi di sussistenza individuali. Ne viene fuori che «L’impatto della pandemia è stato asimmetrico e orientato verso i più vulnerabili, sia all’interno che tra i Paesi, colpendo in modo sproporzionato famiglie a basso reddito, migranti, lavoratori informali e donne. La povertà globale è in aumento per la prima volta dalla crisi finanziaria asiatica del 1998. Nel 1990, il tasso di povertà globale era del 35,9%. Entro il 2018 era stato ridotto all’8,6%, ma quest’anno è già salito all’8,8% e probabilmente aumenterà per tutto il 2021». Inoltre, il Covid-19 ha avuto un effetto sproporzionato su due settori – turismo e micro, piccole e medie imprese – che impiegano molti lavoratori vulnerabili.

»Ad esempio – sottolinea l’Unctad – mentre gli uomini più anziani possono aver sofferto di più per l’emergenza sanitaria, le donne e i giovani sono i più colpiti dalla crisi economica. Nei 32 Paesi per i quali sono disponibili dati disaggregati per genere, i Paesi con una maggiore incidenza di Covid-19 hanno registrato un aumento maggiore della disoccupazione femminile rispetto a quello maschile. Queste e altre battute d’arresto, come la chiusura delle scuole che minacciano 20 anni di progressi nell’espansione dell’accesso all’istruzione, soprattutto per le ragazze, avranno forti impatti negativi sulla capacità produttiva dei Paesi. Le disparità causate dalla crisi del Covid-19 sono evidenti e la produzione e la consegna dei vaccini probabilmente sottolineeranno la capacità limitata di rispondere alla crisi della maggior parte dei Paesi in via di sviluppo e meno sviluppati (LDC)».

Il rapporto fa l’esempio della spesa aggiuntiva media pro capite per gli stimoli fiscali o il taglio delle tasse nei Paesi sviluppati e nelle economie in transizione, che è stata di 1.365 dallo scoppio della crisi sanitaria/economica, rispetto a soli 18 dollari nei Paesi meno sviluppati e di 76 dollari nei Paesi in via di sviluppo. Inoltre, la maggior parte delle nazioni povere semplicemente non dispone delle reti di sicurezza necessarie per sostenere le loro popolazioni: si stima che «Circa il 79,4% dei lavoratori nell’Africa subsahariana e l’84,5% dei lavoratori nei Paesi meno sviluppati non hanno accesso ad alcuna protezione sociale o programmi per il lavoro». Per questo il rapporto chiede «Un’assistenza internazionale più intensa, che includa l’offerta di alleggerimento del debito per molte nazioni più povere in modo che abbiano lo spazio fiscale necessario per affrontare gli impatti economici della pandemia sulle loro popolazioni».

L’Unctad propone una roadmap che richiede »Un pronto e opportuno cambiamento nella struttura del commercio e della cooperazione globale».

Kituyi commenta: «Il Covid-19 è stato doloroso e ha alterato il corso dell’economia, ma è anche un catalizzatore per il cambiamento necessario. Dobbiamo rimodellare le reti di produzione globali e ripristinare in meglio la cooperazione multilaterale. Le reti di produzione globale svolgeranno un ruolo fondamentale nella produzione e distribuzione del nuovo vaccino, così come hanno spostato le forniture mediche critiche durante la crisi. Ma la diffusione del vaccino probabilmente mostrerà disuguaglianze radicatesi a lungo nel sistema commerciale globale che secondo il rapporto deve cambiare per riprendersi meglio. Ora è il momento giusto per affrontare le debolezze della globalizzazione che ha portato alla rapida diffusione del virus in tutto il mondo e ai suoi impatti economici disomogenei. Tali sforzi devono andare di pari passo con l’arrivo dei potenziali vaccini sul mercato, altrimenti rischiamo di rafforzare quelle disuguaglianze che hanno trasformato questa emergenza sanitaria prima di tutto in una crisi economica».

Il rapporto afferma che «La crisi può essere un catalizzatore per nuove reti di produzione più resilienti basate su catene del valore più corte e più regionali, sostenibili e digitali. E’ anche un’opportunità per rendere la produzione più verde. Le emissioni globali di CO2 dovrebbero diminuire dell’8% quest’anno, ovvero 2,6 gigatonnellate. Questa è più o meno la stessa riduzione necessaria ogni anno per i prossimi 10 anni per mantenere il progresso fino a un aumento di solo 1,5 gradi Celsius delle temperature globali. Con la ripresa delle economie, è necessario fare di più per garantire che la produzione internazionale sia sincronizzata con l’emergenza climatica».

Kituyi. Conclude: «Molto dipenderà dalle politiche adottate e dalla capacità di coordinamento, sia a livello internazionale che nazionale. Pertanto, nonostante le prospettive cupe, è ancora possibile trasformare il Covid-19 nell’ora più bella delle Nazioni Unite e costruire un futuro più inclusivo, resiliente e sostenibile».

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