L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 24 novembre 2020

In Etiopia la guerra continua

Ultimatum al Tigray: “Arrendetevi entro 72 ore”

-23 Novembre 2020


Il premier etiope Abiy Amhed ha lanciato un ultimatum al Tigray. Le forze federali hanno già conquistato diverse città della regione. Il governo invita il TPLF ad arrendersi.

Ultimatum al Tigray: a che punto è la guerra?

Nella serata di ieri il presidente etiope Abiy Amhed ha lanciato un ultimatum al Tigray. Sostenendo che ormai gran parte della regione è stata conquistata, il capo del governo ha chiesto alle forze tigrine di arrendersi entro 72 ore. Dopo aver conquistato le città di Adigrat, Axum e Adua, l’esercito federale starebbe raggiungendo Mekelle, capitale del Tigray. Altri media sostengono che l’esercito sia già presente nel capoluogo. Il TPLF, nonostante l’ultimatum, ha annunciato che continuerà a combattere.

Ultimatum al Tigray: “Arrendetevi pacificamente”

Nell’ultimatum al Tigray, Abiy ha esortato le forze ribelli ad arrendersi in modo pacifico. “Il vostro viaggio di distruzione sta giungendo al termine”. “Vi esortiamo ad arrendervi pacificamente entro 72 ore”, ha affermato il capo del governo. Poi un appello ai cittadini di Mekelle:”Sostenete le forze del governo per portare i traditori davanti alla giustizia”

Abiy ha rifiutato la mediazione dell’Unione Africana

Prima ancora di lanciare l’ultimatum al Tigray il premier Abiy Amhed aveva rifiutato i colloqui di pace proposti dall’Unione Africana. Il premier Sudafricano Cyril Ramaphosa, attuale presidente dell’organizzazione, lo scorso venerdì aveva infatti nominato una task force di mediazione. Lo scopo era quello di avviare colloqui di pace. Il governo etiope aveva però rifiutato la mediazione internazionale. Mamo Mihretu, portavoce dell’esecutivo, aveva dichiarato: “I criminali vanno portati davanti alla giustizia. Noi non trattiamo con i ribelli”. Aveva poi aggiunto: “I nostri partner africani, al posto di proporre trattative, dovrebbero esercitare pressioni sul TPLF affinché si arrenda”. Secondo quanto dichiarato dal portavoce, i tre mediatori del UA non potranno visitare il Tigray a causa della guerra in corso.

Ultimatum al Tigray: il governo etiope vuole continuare la guerra

Il presidente Abiy Amhed è determinato a continuare la guerra fino alla totale conquista del Tigray. Il governo etiope sostiene che l’attacco alla regione settentrionale sia un’operazione di polizia. Con questo presupposto Addis Abeba rifiuta qualsiasi mediazione internazionale. Le organizzazioni umanitarie e di sostegno alla popolazione civile non sono state autorizzate ad operare nel Tigray. Ad aggravare la situazione anche il blocco delle telecomunicazioni nella regione imposto dal governo etiope. L’ultimatum al Tigray di ieri sera mette in luce la determinazione di Abiy Amhed a continuare il conflitto.

Sfollati e vittime

La guerra del Tigray ha già provocato una forte ondata di profughi verso il Sudan. Almeno 33 mila sfollati di guerra avrebbero superato il confine sudanese. Se la guerra continuerà, secondo l’Onu, nei prossimi mesi, i profughi tigrini potrebbero raggiungere le 200 mila unità. Per questo l’agenzia per i rifugiati (UNHCR), sta organizzando campi ad hoc per gestire al meglio le migliaia di rifugiati in arrivo.

Una situazione che peggiora di giorno in giorno. Rifiutando la mediazione dell’Unione Africana, il governo etiope sta mettendo in pericolo migliaia di civili tigrini. L’ultimatum al Tigray, potrebbe portare ad un peggioramento del conflitto. Il TPLF ha infatti annunciato che continuerà a combattere.


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