L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 1 novembre 2020

Io non posso ne vorrò M A I essere Charlie Hebdo - questa spazzatura che si definisce giornale non fa satira ma sa solo insultare


L’ipocrisia della Francia. Ora piange, ma in Medio Oriente sostiene il terrorismo islamico

-30 Ottobre 2020

Roma, 30 ott – Dopo aver favorito una società globalizzata e mondialista, in cui non si lascia più spazio alle identità religiose e culturali, favorito la cultura del nichilismo, incoraggiato una visione ultralaicista della società, ma dall’altra parte rafforzato l’alleanza con i paesi che finanziano economicamente e ideologicamente il terrorismo in Medio Oriente, dato asilo a individui legati ai gruppi terroristici ed essersi opposti invece a paesi come la Siria e l’Iran che hanno combattuto contro il terrorismo, la Francia cerca in tutti i modi di incoraggiare lo scontro tra popoli e religioni. Possiamo notare purtroppo il proliferare di gruppi o individui che reagiscono con la violenza a queste provocazioni, sarebbe allora importante cercare di favorire una terza via: quella che vede nella blasfemia, contro qualsiasi religione, non una forma di libertà di espressione ma un’inutile arma per infiammare gli animi e creare scontro, sminuendo inoltre il valore del sacro nella società e minando quindi le basi identitarie di essa, terza via che inoltre condanna le reazioni violente a queste provocazioni e prende in seria considerazione il problema dell’estremismo religioso e dei gruppi terroristici, così ipocritamente sostenuti della Francia

Il monito di Assad

Non è fuori luogo ricordare quello che più volte ha ribadito il presidente siriano Bashar al Assad riguardo al sostegno di alcuni governi occidentali al terrorismo, infatti quando in particolare gli fu chiesto se sarebbe stato disposto a collaborare con altri paesi per combattere contro il terrorismo rispose: “Paesi come Turchia, Qatar, Arabia Saudita e i paesi occidentali che forniscono copertura al terrorismo come Francia, Stati Uniti o altri (ebrei sionisti di Palestina), non possono combattere il terrorismo. Non puoi essere con e contro il terrorismo allo stesso tempo. Ma se questi paesi decidessero di cambiare le loro politiche e si rendessero conto che il terrorismo è come uno scorpione – se lo metti in tasca, ti pungerà – ebbene, se ciò accadesse, non avremmo obiezioni alla cooperazione con tutti questi paesi, a condizione che sia una vera e non una falsa coalizione per combattere il terrorismo”. Come può la Francia farsi portabandiera della lotta all’estremismo islamico, se essa stessa lo ha sostenuto in Medio Oriente?

Difendere i confini

Il terrorista di Nizza è entrato in Francia passando da Lampedusa, questo ci ricorda di nuovo quanto sia falsa e ipocrita la narrazione mondialista dell’accoglienza per tutti e quanto sia invece importante proteggere i confini della propria patria. Il generale Soleimani, grande stratega nella lotta contro il terrorismo, affermò riguardo alla necessità di proteggere i propri confini: “Oggi, non molto lontano dal nostro Paese, siamo di fronte a una crisi religiosa seria. […] Se qualcuno agisce in modo da rendere una nazione indifferente a questo pericolo, sarà responsabile del versamento del sangue di questa nazione un domani. Questa crisi è come una pestilenza e una grande calamità. Se in uno Stato confinante si presentasse la peste o il colera e con essa una grande calamità minacciasse il nostro paese, cosa faremmo per l’immunità e la sicurezza della gente della nostra terra? Non metteremmo in quarantena i nostri confini? Non controlleremmo chi entra ed esce dai confini della nostra terra? […] Ora una peste quale è l’Isis è ai nostri confini, per loro è più facile sgozzare un essere umano che una pecora; non uno o due, ma centinaia di individui al grido di Allahu Akbar vengono sgozzati con un coltello! Chi non rende consapevole la gente di questo pericolo, chi non s’impegna a risolvere questa calamità, sarà responsabile della tragedia futura. Ciò corrisponde ai nostri interessi nazionali: combattere contro l’Isis e contro i gruppi takfiri significa difendere gli interessi nazionali”.

Il doppio standard della libertà di espressione

Una terza via (né con il mondialismo, né con il terrorismo) si pone anche una serie di domande riguardo alla reale presenza di libertà di espressione in Occidente, che chiunque può notare semplicemente scrivendo un post di critica a categorie “intoccabili” della società, come sottolineato da Ali Khamenei, Guida suprema dell’Iran, nel suo messaggio rivolto ai giovani francesi: “Giovani francesi! Chiedete al vostro Presidente perché sostiene l’insulto al Messaggero di Dio in nome della libertà di espressione. Libertà di espressione significa insulto, in particolare rivolto a personalità luminose e sacre? Non è forse questo stupido atto un insulto alla ragione delle persone che lo hanno eletto come presidente? La prossima domanda da porsi è: perché è un crimine sollevare dubbi sull’Olocausto? Perché qualcuno che scrive di tali dubbi può essere imprigionato mentre è permesso insultare il Profeta?”.

C’è veramente da chiedersi: perché per Charlie Hebdo è lecito proporre vignette blasfeme per i musulmani, come d’altronde già fatto in passato nei confronti dei cristiani – ricordiamo inoltre le vignette pubblicate in occasione del terremoto di Amatrice, in nome della libertà di espressione -, ma se si avanzano critiche verso certe politiche, pratiche ed ideologie della società, si è etichettati come antisemiti oppure omofobi? Esiste allora un doppio standard per la libertà d’espressione e uno anche per la lotta al terrorismo?

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