L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 4 novembre 2020

La Bce, momentaneamente, svolge il ruolo di banca centrale prestatore di ultima istanza. Con un clic crea moneta con un clic può eliminare i titoli di stato che ha in pancia


Eurozona, la seconda ondata spaventa: tornano rumors di una cancellazione del debito

3 Novembre 2020, di Mariangela Tessa

Mentre la speranza di una ripresa economica europea di fine anno sembra spegnersi definitivamente, a causa della seconda ondata dei contagi dal COVID, il rischio di un’impennata del debito pubblico, già monstre, non solo in Italia, ma anche nel resto d’Europa sembra una possibilità quanto mai reale.

E in un clima sempre più teso, per via dei nuovi lockdown, sui mercati si riaffaccia l’ipotesi di una cancellazione dei debiti contratti durante la pandemia da coronavirus.

A rilanciare le indiscrezione rilanciate nella tarda serata di ieri, ci ha pensato Dagospia secondo cui a Bruxelles sarebbe in corso una discussione fra i commissari di Bruxelles per un reset del debito dei paesi più colpiti dalla pandemia, tra cui l’Italia. Sempre secondo i rumors, tra i paesi che stanno facendo pressing in prima fila ci sarebbe la Francia. E propio per questo motivo, la presidente della BCE Christine Lagarde starebbe prendendo in considerazione tale opzione.
La BCE potrebbe cambiare idea

Questo nonostante, le indicazioni arrivate finora abbiano escluso un’ipotesi del genere. La stessa Lagarde pochi giorni fa aveva negato la possibilità di un intervento in questo senso:

“Chiedere alla BCE di cancellare il debito pubblico sarebbe come chiedere di violare i Trattati europei e penso che un punto su cui bisogna martellare di fronte a queste richieste è che i debiti vanno ripagati”, aveva risposto cosi durante un’audizione congiunta per teleconferenza con le Camere dei deputati di Francia e Germania.

Ma le cose potrebbero cambiare ,a seguito di un peggioramento della situazione. Mentre a seconda ondata della pandemia sta spaventando più di quanto l’Europa avesse messo in conto, l’ auspicata ripresa a V ormai sembra abbandonata. E proprio per questo, nessuna mossa, anche la più clamorosa come la cancellazione del debito, non è da escludere.

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