L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 28 novembre 2020

La carica dei vaccini si ferma contro le barriere della diffidenza che nascono dalla pochezza delle informazioni

 Produzione del vaccino russo contro il coronavirus

MONDO
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I vaccini anti-Covid pronti per essere distribuiti nel mondo sono una decina e si basano su diverse tecnologie. Ma le clausole dei contratti sottoscritti dalla Commissione europea con diverse case farmaceutiche restano sconosciute e c'è chi invoca maggiore trasparenza.

Virus inattivato, Rna messaggero, vettore virale non replicante. Quanti sono e come funzionano i vaccini anti-Covid che stanno aspettando l’ok da parte delle autorità sanitarie per essere distribuiti? Lo rivela un approfondimento dell’agenzia di stampa Agi, che passa in rassegna i principali antidoti al Covid, elencando i pro e i contro di ciascuno di loro.

I vaccini sviluppati dalle aziende cinesi

Finora sono dieci quelli in fase di sperimentazione avanzata. Quattro di questi, Coronavac, BBIBP-CorV, New Crown COVID-19 e Ad5-nCoV, sono prodotti da aziende e organizzazioni cinesi. I primi tre si basano sull’inattivazione del virus, ovvero sull’utilizzo di virus resi innocui e mescolati con un adiuvante per sviluppare gli anticorpi senza infettare l’organismo.

Si tratta di una tecnologia già rodata, utilizzata, ad esempio, nei vaccini contro il morbillo e la poliomelite. Questo tipo di vaccini necessita di due dosi, somministrate a distanza di 14-21 giorni, a seconda della tipologia. Coronavac, BBIBP-CorV e New Crown COVID-19 nell’agosto del 2020 sono stati approvati per “l’uso di emergenza in Cina”, ma non hanno ancora concluso la fase di sperimentazione. BBIBP-CorV e New Crown sono utilizzati anche negli Emirati Arabi dallo scorso settembre.

Il quarto vaccino Made in China, l’Ad5-nCoV, sviluppato da Cansino Biologics in collaborazione con l’Academy of Military Medical Sciences, utilizza un “vettore virale non replicante”, ovvero una “versione indebolita” di un adenovirus modificato in laboratorio per renderlo non replicabile nell’organismo del paziente. All’adenovirus viene poi aggiunto un codice genetico che dà le istruzioni per produrre la proteina spike del Sars-Cov-2 all’interno del corpo umano, provocando la formazione di anticorpi. Lo schema ricalca quello già utilizzato nei vaccini antinfluenzali, il virus Zika, il meningococco B e la peste. A differenza dei competitor in questo caso basta una sola somministrazione per immunizzare il paziente.

Il 25 giugno il vaccino Ad5-nCoV è stato approvato dall’esercito cinese come "farmaco particolarmente necessario", dopo aver superato con successo due fasi di sperimentazione. I trial, però, non sono ancora ultimati.

Le tecnologie dei vaccini delle case farmaceutiche statunitensi 

Sono quattro anche i vaccini sviluppati dalle case farmaceutiche statunitensi: il NVX-CoV2373 di Novavax, l’AD26.COV2-S prodotto da Johnson & Johnson, e i due vaccini che utilizzano la tecnologia dell’Rna-messaggero messi a punto da Moderna con il National Institute of Health degli Stati Uniti e da Pfizer con BioNtech.

Il vaccino di Novavax si basa su una "subunità proteica", ovvero una proteina del Covid che assieme ad un adiuvante provoca la risposta immunitaria. Sono necessarie due dosi e i dati sulla sperimentazione dovrebbero arrivare entro marzo 2021. Secondo la rivista Science, citata dall’Agi, sarebbe “il miglior candidato vaccino in corsa”.

Il siero di Johnson & Johnson funziona con un vettore virale non replicante. La terza fase dei trial è iniziata lo scorso settembre ma ad ottobre la sperimentazione ha subito una battuta d’arresto per una decina di giorni dopo una reazione avversa riscontrata in un volontario. I primi risultati sono attesi nelle prossime settimane.

L'Rna messaggero

Più controversa, invece, è la tecnologia utilizzata da Pfizer e Moderna. I vaccini basati sull’Rna, che contiene istruzioni genetiche per produrre proteine ​​spike del Covid per provocare una risposta dal sistema immunitario, infatti, non sono stati ancora mai approvati per uso umano. Inoltre, entrambi i vaccini, che hanno raggiunto la fase tre di sperimentazione con altissime percentuali di efficacia, presentano problemi connessi alla distribuzione per il fatto che si conservano rispettivamente a -80 e -40 gradi celsius. Pfizer e BioNtech hanno già presentato comunque alla Food and Drug Administration (FDA) americana la domanda per la somministrazione in emergenza.

Il vaccino "italiano" di Astrazeneca

La britannica Astrazeneca in collaborazione con l’italiana Advent-Irmb, ha creato l’AZD1222, un vaccino a vettore virale non replicante dell’adenovirus degli scimpanzé, al quale viene aggiunto il codice genetico che innesca la produzione della proteina spike del coronavirus e di conseguenza gli anticorpi. I trial, che stanno andando avanti nel Regno Unito, Stati Uniti, Brasile, Sud Africa, erano stati interrotte per un breve periodo dopo la reazione avversa in un volontario. La Commissione europea ne ha già acquistate 300 milioni di dosi, ma secondo alcune riviste scientifiche, tra cui Nature, avrebbe un comportamento anomalo che “lascia perplessi gli scienziati”. Ovvero, appare più efficace con la somministrazione di una dose più piccola.

La Russia punta su Sputnik V

Poi c’è il vaccino russo, Sputnik V, prodotto dall’Istituto Gamaleya, che si basa sulla tecnica del vettore virale non replicante e cioè sulla modifica un adenovirus del raffreddore che innesca la formazione di anticorpi contro la proteina spike del coronavirus. Attualmente il vaccino si trova nella terza fase di sperimentazione, che coinvolgerà 40mila volontari tra Russia, Bielorussia, Emirati Arabi Uniti, Venezuela ed India. Tra i punti a favore c’è che si conserva in maniera sicura anche a temperature normali.

E infine il Covaxin indiano, un vaccino a virus inattivato mixato con un adiuvante per ottenere la risposta immunitaria. I risultati degli studi clinici di fase III, che stanno andando avanti su 26mila partecipanti nel Paese, arriveranno nei prossimi mesi. L’inizio della distribuzione è previsto per l’estate prossima.

Gli accordi firmati dalla Commissione europea e il nodo della responsabilità civile

Finora la Commissione europea ha firmato o approvato contratti con AstraZeneca, Sanofi-GSK, Janssen Pharmaceutica NV, BioNTech-Pfizer, CureVac. Ieri è stata la volta di Moderna, con cui l’Ue ha approvato un sesto contratto per l’acquisto di 160 milioni di dosi totali, “che verranno fornite – si legge in un comunicato della Commissione - non appena saranno state dimostrate la sicurezza e l'efficacia del vaccino”. Il contenuto di questi contratti, però, resta segreto.

“Quanto verranno pagati i vaccini? Quanto dureranno i contratti con le aziende farmaceutiche? I test effettuati nell’urgenza della pandemia garantiscono sufficiente sicurezza per la salute? Non esiste alcuna chiarezza in merito”, dice a Sputnik Italia Vincenzo Sofo, europarlamentare della Lega che lo scorso settembre ha presentato un’interrogazione al commissario Ue alla Salute, Stella Kyriakides, sulle cosiddette clausole di deresponsabilizzazione per le case farmaceutiche, che nel caso di controindicazioni ed effetti collaterali potrebbero essere sollevate dalla responsabilità civile.

“Nella sua risposta il commissario non ha smentito l’esistenza di queste clausole”, denuncia Sofo che invoca più trasparenza sui termini degli accordi. “È assurdo che non se ne sappia nulla e che non vengano sottoposti al Parlamento europeo – aggiunge – così si gioca sulla pelle dei cittadini europei, per di più usando i loro soldi”. “Ed è incredibile che il governo italiano non mobiliti i suoi rappresentanti per fare chiarezza”, attacca l’eurodeputato leghista.

Sofo solleva anche il tema delle possibili speculazioni: "I vertici di Pfizer e Moderna appena firmati gli accordi, hanno rivenduto azioni procurando un profitto rispettivamente di 5,6 e di 1,7 milioni di dollari". "Tutto questo - conclude - mentre i cittadini europei non sanno nemmeno quanto costerà loro una dose di vaccino".

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