L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 26 novembre 2020

La forza d'invasione occidentale che fa perno sugli Stati Uniti non ha nessuna intenzione di lasciare le terre ai siriani

Siria, non ci sarà nessuna riduzione delle forze di Inherent Resolve

25 Novembre 2020


Inherent Resolve alle SDF: Non ci sarà nessuna riduzione di forze nell’Est della Siria. La missione contro Isis ancora non è conclusa 

Non ci sarà nessuna riduzione delle forze di Inherent Resolve in Siria. Lo ha garantito alle SDF il vice comandante della Coalizione anti-Isis, il generale Kevin Copsey. L’alto ufficiale ha ricordato che non si è ancora conclusa la missione per sconfiggere IS. Inoltre, ha spiegato che il ritiro parziale dei militari Usa dall’Iraq è scollegato da quelli nel paese vicino. La conferma, peraltro, viene dal campo. Negli ultimi giorni, infatti, si sono moltiplicate le operazioni congiunte contro le cellule dei jihadisti, soprattutto a Deir Ezzor. Inoltre, recentemente sono arrivati nel quadrante nuovi assetti ed equipaggiamenti. Segno che non solo i soldati internazionali rimarranno. Ma che forse potrebbero anche aumentare, proprio grazie al disimpegno parziale in Iraq. Su questo, però, non ci sono dettagli, ma solo indiscrezioni su una possibile surge. Non tanto a livello quantitativo, ma più che altro qualitativo.
Intanto, l’Iran cerca di estendere l’influenza a ovest di Deir Ezzor con i reclutamenti nelle milizie

Intanto, l’Iran cerca di estendere la sua influenza nell’Est della Siria, anche dopo il recente raid contro le sue milizie ad Abu Kamal (Deir Ezzor). Teheran ha avviato una massiccia campagna di reclutamenti a livello locale, offrendo salari di 200 dollari al mese per chi si arruolerà nelle brigate al-Fatemiyoun, al-Zainabiyoun e Baqir. L’obiettivo è duplice: da una parte rafforzare il controllo nei villaggi dell’area occidentale della provincia, incrementando allo stesso tempo le protezioni contro i raid Isis e le conversioni dei gli abitanti locali da sunniti a sciiti. Dall’altra, spiare i “nemici” aEst dell’Eufrate e condurre campagne di disturbo per minare l’immagine delle SDF e di Inherent Resolve. Non a caso, tempo fa fu arrestata una cellula di jihadisti che addiceva i leader locali, cercando di far ricadere la colpa sulle forze arabo-curde.

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