L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 26 novembre 2020

La Sharia della Fratellanza Musulmana entra come nel burro in Euroimbecilandia

«L’islam radicale usa i migranti per invadere e destabilizzare l’Europa»

Redazione 26 novembre 2020 Esteri

Najib Mikhael Moussa, arcivescovo di Mosul, mette in guardia l’Europa: «L’islam radicale non può integrarsi in Occidente. L’accoglienza è giusta ma dovete espellere i fanatici»


«Tra gli immigrati che dalla Siria cercano di raggiungere l’Europa attraverso la Turchia ci sono migliaia di jihadisti infiltrati». Ad affermarlo è Najib Mikhael Moussa, arcivescovo di Mosul dal 2018, tra i cinque finalisti del premio Sakharov 2020, assegnato in ultima istanza all’opposizione democratica in Bielorussia. Invitato a ottobre al Parlamento europeo in occasione della consegna del premio si è detto «preoccupato» per quello che sta avvenendo in Europa e soprattutto in Francia. Le migrazioni, come il terrorismo, non sono soltanto un problema islamico, ha dichiarato, ma vengono utilizzati politicamente e geopoliticamente da chi vuole «destabilizzare l’Europa».

«MIGRANTI, PROBLEMA UMANITARIO E POLITICO»

Riprendendo i contenuti del suo intervento con il National Catholic Register, monsignor Mikhael ha spiegato:

«Sono stato in Turchia molte volte e ho visitato i campi profughi. La Turchia tiene tutte queste persone sapendo che potrà aprire le porte ogni volta che vuole. Il problema dei migranti non è solo umanitario ma anche politico. Vengono usati per scopi politici. Ciò che sta avvenendo in Francia e altrove, violenza e terrorismo, non ha a che fare solo con l’islam. Ci sono paesi che vogliono invadere e destabilizzare il sistema politico e di diritti umani dell’Europa in generale. La religione viene così usata per scopi politici. Ovviamente ci sono motivazioni religiose dietro gli attentati, ma queste sono solo una parte del problema. Molti paesi sono convinti che quando l’Occidente sarà destabilizzato sul piano della sicurezza, l’islam potrà diffondersi più facilmente».

«L’ISLAM RADICALE NON PUÒ INTEGRARSI IN EUROPA»

A proposito della difficoltà di integrazione in Europa da parte di molti musulmani radicali, spiega:

«L’islam radicale non può integrarsi in un paese come la Francia. Se prendiamo le parti del Corano risalenti al periodo di Medina, non può funzionare. Questi testi sostengono la creazione di una sola umanità unita da una sola religione. Dall'altra parte, i testi risalenti al periodo della Mecca sono più pacifici, purtroppo sono stati abrogati da quelli di Medina. La maggior parte dei musulmani in Europa si rifanno a questi testi che vengono prima di quelli di Medina come base per l’integrazione ma in se stessi non sono più validi ed essi non possono vivere in base a questi precetti nei loro paesi di origine, dall’Arabia Saudita all’Egitto. La Fratellanza musulmana, ad esempio, li rigetta completamente. Organizzazioni come l’Isis usano questi testi di Medina come base per le loro azioni terroristiche e per incoraggiare conversioni di massa. Durante la mia gioventù a Mosul la sharia non era davvero applicata e il 90 per cento delle donne non portava il velo; ora queste ideologie dannose stanno tornando e si diffondono nelle scuole, come in Europa. Noi lo abbiamo permesso. Questi network fanatici non potrebbero prosperare se i paesi europei facessero applicare la legge. Io disapprovo questo lassismo occidentale».

NO ALL’ACCOGLIENZA INDISCRIMINATA

Combattere queste ideologie «attraverso l’educazione e la giustizia», continua l’arcivescovo, è l’unico modo di «aiutare i musulmani a liberarsi da esse». E una parte la può giocare anche la politica migratoria dei paesi europei:

«L’accoglienza è un tema di carità, che è fondamentalmente cristiana. Penso che certe leggi in Europa debbano essere cambiate così che coloro che non riescono ad adattarsi ai costumi del paese ospite possano essere rimandati indietro nei paesi di origine. E se i loro paesi non li rivogliono indietro, è la prova che sono terroristi. In questo caso bisogna tagliarli fuori dalle loro famiglie e da qualunque cosa che abbia condotto alla loro radicalizzazione e cercare di curarli dal lavaggio del cervello che hanno ricevuto con programmi di riabilitazione. Non vedo altra strada per proteggere le popolazioni europee. Non è l’Europa che ha chiesto a questi estremisti di venire. Potevano andare a vivere nei paesi vicini alle loro convinzioni religiose e ideologiche. Perché vengono in Europa a cercare altri valori se questi valori non gli piacciono? Queste persone vengono per destabilizzare l’Europa e danneggiare i musulmani che sono venuti per liberarsi da una certa cultura islamista che priva gli esseri umani della loro libertà. Ho molti amici musulmani che non condividono queste visioni estremiste e hanno uno spirito libero, ma in Iraq non sono considerati veri musulmani. Per i fanatici, un musulmano non dovrebbe salutare un cristiano e se un cristiano saluta un musulmano, quest’ultimo non dovrebbe rispondere. Se un musulmano lascia l’islam, rischia di essere assassinato in ogni momento per apostasia. E l’uguaglianza tra uomini e donne non può esistere ipso facto per loro. Le persone che si riconoscono in questo modello non potranno mai integrarsi nelle società occidentali. Fortunatamente, non tutti i musulmani e i migranti sono dei radicali».

«UN ALBERO SENZA RADICI DIVENTA SECCO»

L’Europa, continua monsignor Mikhael, ha però la sua parte di responsabilità: «L’Europa ha sbagliato a tagliare le proprie radici spirituali e culturali, perché così si è indebolita. Un albero senza radici non può che seccare». Infine, si esprime sulle caricature di Maometto che tanto hanno fatto infuriare il mondo islamico: «Non sono particolarmente favorevole alle vignette che sminuiscono e deridono gli altri. La libertà di espressione è un diritto fondamentale, ma la pratica di provare a offendere le sensibilità altrui potrebbe non essere incoraggiata moralmente. Anche perché persone innocenti ne pagano le conseguenze, come i tre cristiani di Nizza che sono stati barbaramente uccisi mentre pregavano. E noi cristiani cominciamo a pagarne il conto qui in Oriente. L’odio antifrancese, e di conseguenza antioccidentale, comincia a crescere».

Nessun commento:

Posta un commento