L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 7 novembre 2020

La solita Rita Katz

Vienna: i professionisti erano due (l’altro, il cameraman)

Maurizio Blondet 6 Novembre 2020 

“Scusa, ma hai notato che questo video non è ripreso da una telecamere fissa?”, mi twitta un amico.

Il video è quello che mostra il “terrorista dell’ISIS” sparare a sangue freddo ad una delle vittime. Con fredda professionalità, è stato notato.

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Ciò che non avevo notato, è che quella che riprende, effettivamente, non è la telecamera fissa, quella magari di sorveglianza alla sinagoga (si noti la scritta ebraica in alto a sinistra). Potete constatarlo anche voi. Mentre l’assassino spargeva terrore e morte con kalashnikov e pistola nella stradina al centro di Vienna, c’era un operatore che lo riprendeva, seguendolo con l’obiettivo anche quando, in campo lungo, il terrorista stava uscendo dalla visuale.

Quindi i professionisti erano almeno due: il “terrorista” e il suo cameraman.

Di fatto, il primo a diffondere il video è un medium israeliano, Arutz 20 (Canale 20) vicino a Netanyahu – come ha notato il giornalista britannico Roshan Saleh, immediatamente subissato di accuse di antisemitismo . Tracce poi soppresse da Twitter.

https://twitter.com/AlanFisherV2/status/1323369898505052160



A questo punto, ricordiamo senza stupore che a scoprire , poche ore dopo l’eccidio ’ormai classico “video diramato dallo STATO ISLAMICO” dove l’attentatore (che si dà per ucciso dalla polizia austriaca) viene dichiarato un soldato del califfato che ha beccato “quasi 30 crociati”, è stato il SITE dell’immortale Rita Katz. Un video di soli 44 secondi, di un giovincello che pare poco somigliante allo spietato professionista addestrato ripreso dal suo cameraman, che la Katz – la sola a trovare questi scintillanti reperti della organizzazione clandestina e introvabile per tutti i servizi occidentali – dice di aver preso su… Instagram.

Ma questo è niente, se si ricorda che la Katz è stata la sola, per anni, a mettere le mai sulla rivista di Daesh, Dabiq, il lussuoso rotocalco patinato a quadricromia scritto per lo più in inglese, apparentemente veniva consegnato ad edicole note solo a lei.

Chiarito così questo aspetto della tragedia che ha insanguinato Vienna (4 morti e 22 feriti, un record per un solo sparatore eliminato dopo i primi 9 minuti), ci resta da capire perché proprio nella capitale austriaca, mai prima tenuta in alcun conto da Daesh.

Ora, bisogna sapere che Sebastian Kurz, il giovane cancelliere austriaco, è ancor più filo-israeliano di Matteo Salvini ed, essendo meno inconcludente, più utile alla causa. Lo è dal 2014 quando Kurz era ministro degli esteri e fu subito entusiasta allievo di Bibi.

Davanti al Comitato Ebraico Americano, s’è vantato che il suo governo e ra “il più filo-israeliano della storia austriaca”, con ciò lavandosi della colpa di aver condiviso prima il governo col FPO, ragion per cui nel 2000 Sion aveva rotto le relazioni con l’Austria, essendo stato quello il partito di Georg Haider,

(Ignobile complottismo)

“abituato a slittamenti antisemiti” e per quello punito dal cielo (minuscolo).


“La sicurezza di Israele è la nostra priorità assoluta” (top priority) ha assicurato anche Kurz, accusando l’Iran di non tener fede gli accordi sul nucleare.

Insomma Bibi e Kurz sono due sinceri amici, che non mancano di farsi favori a vicenda, quando possono. Nel quadro della rinfrescata strategia della tensione anti-islamista, serviva un feroce attentato a sinagoga per bilanciare gli sgozzamenti in chiesa cattolica in Francia? Far vedere che tutta quanta l’Europa, ad Est come ad Ovest, è sotto attacco musulmano – per qualche disegno ulteriore? Intensificare la paura ipnotica creata dal terrorismo dei media sul Covid con qualche variazione che convinca i viennesi ancor più a tapparsi in casa?

Il domani ce lo dirà. Frattanto esprimiamo l’auspicio, quasi la convinzione, che il viennese trucidato che si vede nel video mentre muore sotto i nostri occhi, sia in realtà ancora vivo.

Di questi tempi, c’è una gran richiesta di crisis actors, e i pochi disponibili devono farsi in quattro:


Ci mancherebbe di ammazzarne uno. Argomento che vale ancor più per il terrorista islamico. Professionisti così addestrati sono troppo preziosi per abbatterli.

https://www.maurizioblondet.it/vienna-i-professionisti-erano-due-laltro-il-cameraman/

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