L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 27 novembre 2020

La televisione è lo strumento del pensiero unico. Le ideologie non sono mai morte e quella vincente è diventata la DITTATURA


Posted: 25 Nov 2020 


Raccontando la peste a Milano del giugno 1630, nel capitolo XXXII dei “Promessi sposi”, il Manzoni descrive lo smarrimento, il terrore e l’isteria collettiva che dilagavano in città e conia una frase che resterà proverbiale: “il buon senso c’era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune”.

Vale anche per noi, immersi nell’epidemia di Covid? Viene da chiederselo oggi che il “senso comune” ha il volto di un’ideologia dai tratti soffocanti.

In questi giorni ha fatto clamore il caso del microbiologo Andrea Crisanti, che solitamente viene osannato dai media mainstream. Cos’ha detto di tanto scandaloso per passare di colpo dalla lista dei Buoni a quella dei Cattivi?

Parlando dei vaccini che si annunciano ha spiegato: “Normalmente ci vogliono dai 5 agli 8 anni per produrre un vaccino. Per questo, senza dati a disposizione, io non farei il primo vaccino che dovesse arrivare a gennaio. Perché vorrei essere sicuro che questo vaccino sia stato opportunamente testato e che soddisfi tutti i criteri di sicurezza ed efficacia. Ne ho diritto come cittadino e non sono disposto ad accettare scorciatoie“.

A scanso di equivoci ha anche dichiarato “mai stato un no vax, sono sempre stato un sostenitore dei vaccini”, tuttavia “questi di cui si parla sono stati sviluppati saltando la normale sequenza Fase 1, Fase 2 e Fase 3… Ma facendo le tre fasi in parallelo… è vero che si arriva prima, ma poi c’è tutto un processo di revisione che non è facile da fare”.

Sembrano riflessioni di buon senso. Ad esse si sarebbe dovuto rispondere serenamente, chiarendo i problemi e i dubbi sollevati.

Invece sono arrivate reazioni scandalizzate e scomuniche. Il professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità e componente del Cts, ha definito “sconcertanti” quelle dichiarazioni e ha garantito la sicurezza dei vaccini concludendo addirittura così: “Vaccinarsi è un dovere morale”.

Ha tuonato anche il Cts (Comitato tecnico scientifico del governo)definendo “inaccettabili” le parole di Crisanti e ammonendo: “Sarebbe opportuno evitare posizioni personali che nulla hanno a che vedere con la scientificità della questione”.

Evitare posizioni personali? S’intende dire che “sarebbe opportuno evitare” la libertà di pensiero e il dibattito pubblico? 

Il Cts dichiara solennemente che “la presenza di Aifa e delle agenzie regolatorie internazionali ci garantisce sulla sicurezza dei vaccini”. Tuttavia le agenzie internazionali non sono Dio e dovrebbero fornire dati e rispondere alle domande (in questi mesi ne sono state fatte diverse anche all’OMS e all’Aifa per vari problemi).

Crisanti in fondo ha chiesto solo dati scientifici certi. E ha commentato: “I custodi della ortodossia scientifica non ammettono esitazioni o tentennamenti, reclamano un atto di fede a coloro che non hanno accesso a informazioni privilegiate”.

Questo è il punto: è richiesto il fideismo assoluto. Non sembra ammessa neppure la curiosità scientifica che ha sempre fatto progredire la ricerca e la medicina.

I “vaccini”, da farmaci (benemeriti), sono ormai diventati dogmi di fede, sacramenti di salvezza da adorare. Se solo uno si azzarda a esprimere dubbi – discutendone laicamente (giacché tutti i farmaci vanno assunti con prudenza) – viene subito bollato come “novax”.

La questione, al di là dei vaccini, riguarda la libertà di opinione e il diritto di fare domande, perché – come insegnava il filosofo Eric Voegelin – il “divieto di porre domande” è la strada che porta al totalitarismo.

Da un po’ di tempo non è più possibile un confronto laico e razionale sui temi più scottanti: ci sono dei dogmi di fede “politically correct” e si scatena una “guerra santa” su chiunque osi proporre un punto di vista diverso o proponga dubbi e domande.

Per esempio l’Unione europea e l’euro sono ormai una vera e propria religione. Al rogo (mediatico) gli infedeli! Il dibattito sulla Ue e sull’euro (o sul Mes) è semplicemente impossibile. L’Ue e l’euro sono il Bene assoluto e chi li mette in discussione è il Male.

Rischia quasi di essere considerato tra i nemici dell’umanità come chi esterna dubbi su un altro dogma indiscutibile: il “riscaldamento globale” per cause umane, “consacrato” pure da papa Bergoglio insieme a Greta Thunberg. Ormai sui media è diventato verità assoluta come un tempo era Dio.

Chi dissente è un pericoloso eretico. Eppure non c’è nessuna certezza e autorevoli scienziati negano questo dogma. Ma anche per loro scatta l’anatema.

Perché il “pensiero unico” non si limita ad assolutizzare le proprie idee, ha pure una sua inquisizione ideologica e la propensione alla censura e alla delegittimazione mediatica di chi dissente.

Se perfino al presidente americano Trump è stato “tolto il microfono”, è chiaro che nessuno può più stare tranquillo. Del resto Trump stesso è diventato simbolo del Male assoluto nella teologia politica dominante. A prescindere dai suoi risultati concreti come presidente, è stato deciso che egli è il Male. Da spazzare via. Non è ammessa discussione laica sui dogmi “politically correct”.

Benedetto XVI parla della “dittatura universale di ideologie apparentemente umanistiche, contraddire le quali comporta l’esclusione… La società moderna intende formulare un credo anticristiano: chi lo contesta viene punito con la scomunica sociale”.

Si potrebbe proseguire sui dogmi che riguardano il migrazionismo, sacralizzato anch’esso come dogma indiscutibile (è barbaro e incivile o razzista chi vi si oppone).

Questa “sacralizzazione” di complessi e discutibili temi politici, viene fatta da quella stessa Sinistra che più ha spinto per la scristianizzazione e la laicizzazione della società. E’ infatti una conseguenza. Lo spiegò, anni fa, Joseph Ratzinger: “quando la fede cristiana, la fede in una speranza superiore dell’uomo” viene spazzata via “insorge allora di nuovo il mito dello stato divino (la divinizzazione della politica, ndr), perché l’uomo non può rinunciare alla totalità della speranza”.

Ma portare l’assoluto nelle opinabili questioni politiche produce un’ideologia assolutista, intollerante e pericolosa per la democrazia.

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