L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 10 novembre 2020

Le televisioni, i giornaloni, i giornalisti di professione dimenticano che Trump è ancora il Presidente degli Stati Uniti

Trump caccia il capo del Pentagono

Gli esperti: "Inizia la notte dei lunghi coltelli". Silurato Mark Esper, si era opposto all'intervento dell'esercito contro le proteste di Black Lives Matter

Ultima modifica: 09 novembre 2020 20:38

Donald Trump, ben lungi dal voler concedere la vittoria a Joe Biden e dal prepararsi a fargli posto alla Casa Bianca, ha avviato quella che molti esperti avevano preannunciato come "una notte dei lunghi coltelli", andando a colpire il primo di una serie di figure di alto livello nell'amministrazione USA, che erano state oggetto delle sue critiche nelle ultime settimane: la prima testa a cadere è quella di Mark Esper, il capo del Pentagono, silurato e sostituito nel ruolo di segretario alla difesa dall'attuale capo dell'antiterrorismo Christopher Miller. Esper si era opposto in particolare al ricorso all'esercito contro le proteste di Black Lives Matter, dopo la morte del nero George Floyd.

Mark Esper (keystone)

Fra i prossimi "candidati a perdere il posto" ci sono anche William Barr, ministro della giustizia, Christopher Wray, capo dell'FBI, e Gina Haspel, direttrice della CIA, ma anche l'uomo faro della lotta al COVID-19, il dottor Anthony Fauci.

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