L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 novembre 2020

L'economia spiegata con un clic ma gli euroimbecilli alla Calenda alla De Romanis e giù a cascate tutto la pletora delle varie figure non ci vogliono e non ci sanno sta'

Perché la Bce non può andare in bancarotta o finire il denaro. Parola di Lagarde

20 novembre 2020


La presidente della Bce, Christine Lagarde, ha ribadito alcune verità elementari ma scomode e spesso clamorosamente negate da politici ed economisti. Il commento di Giuseppe Liturri

Purtroppo ci voleva il Covid per far crollare, uno dopo l’altro, tutti i dogmi su cui si è retta la politica economica dell’eurozona negli ultimi 20 anni.

Da qualche mese, anche la Commissione, per non parlare di Mario Draghi, ha convenuto sul fatto che la risposta ad una crisi economica sta nella capacità di bilancio degli Stati, sostenuta dall’emissione di debito pubblico.

Ieri è stato il turno della presidente della Bce, Christine Lagarde, che ha ribadito alcune verità elementari ma scomode e spesso clamorosamente negate da politici ed economisti che pure dovrebbero saperne qualcosa.


In dettaglio:
Pur essendo noto che è vietato dai Trattati, una eventuale cancellazione il debito (quindi i titoli pubblici acquistati col QE e, da ultimo, col programma PEPP) dal bilancio della Bce, come prospettato da ultimo dal Presidente dell’Europarlamento David Sassoli, è un evento tecnicamente possibile o danneggerebbe irrimediabilmente la capacità operativa della Bce che andrebbe in bancarotta?

La risposta della Lagarde è stata telegrafica: è vietato dall’articolo 123 del TFEU e la Bce rispetta il Trattato, Punto.
Cosa accadrebbe al bilancio della Bce se ci fossero perdite su titoli in portafoglio (domanda ribadita dopo la prima risposta della Lagarde).

Qui la Lagarde ha spiegato come funziona la banca centrale, che in molti (Calenda e De Romanis, tra gli altri) hanno improvvidamente accomunato ad una qualsiasi banca che andrebbe in bancarotta in caso di perdite sui propri crediti.

“La Bce sarà sempre capace di generare tutta la liquidità necessaria e quindi, per definizione, non potrà mai andare in bancarotta o terminare il denaro”. Tutto qua.

La sintesi è che, tecnicamente, la Bce, come tutte le banche centrali, è un’istituzione particolare che può generare tutto il denaro che vuole, che può permettersi di subire la cancellazione del suo attivo e quindi di avere un patrimonio netto negativo senza rendere impossibile la sua operatività. La Lagarde con un click genera riserve bancarie nel suo passivo che diventano depositi presso la Bce nell’attivo delle banche.

Esiste un solo limite, quello politico: cioè le regole che ci siamo dati e che non sono scolpite nelle tavole della Legge. Norme scritte dagli uomini e cancellabili dagli uomini. Ci sarebbe un altro rischio: l’inflazione. Ma quella è ormai un obiettivo regolarmente fallito regolarmente dalla Bce da anni, e quindi non è un rischio.

Anzi, se continua così, l’inflazione non arriverà a causa dell’eccesso di moneta in circolazione ma a causa della distruzione della capacità produttiva del Paese, che determinerà un problema di offerta di beni.

Allora, cosa si fa? Parlare di cancellazione del debito, nell’attuale quadro normativo, equivale a gettare la palla in tribuna e creare, forse consapevolmente, il solito clima da curva di stadio che non aiuta il dibattito.

Esiste un sentiero stretto, che è quello su cui si sta muovendo la Bce dal 2015 e, ancor più da marzo col programma Pepp: la Bce acquista i titoli e li rinnova sistematicamente alla scadenza, tenendoli in perpetuo in portafoglio. Nessuno cancella nulla, ma l’effetto è lo stesso: quell’ammontare di titoli è come se non esistesse ed i relativi interessi, incassati da Bankitalia come parte dell’Eurosistema, vengono a fine anno girati da Bankitalia al Tesoro come dividendi.

Tutto qua.

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