L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 13 novembre 2020

Nerone era un tipico imperatore romano


Incendio di Roma: un mistero ancora irrisolto

-11 Novembre 2020


Un evento terribile che distrusse la capitale imperiale durante il regno del controverso imperatore Nerone, appartenente alla dinastia giulio-claudia. Il grande incendio di Roma avvenne in una notte di luglio del 64 e fu un evento che passò alla storia. Una fitta nube di mistero avvolge tutt’ora l’incendio romano. Molte sono le ipotesi messe in campo dagli studiosi per spiegare tale avvenimento. La più suggestiva è quella che vede la mano dello stesso imperatore dietro l’esplosione. Sarà davvero questa la teoria corretta? Si cela davvero Nerone dietro l’incendio o esso divampò spontaneamente?

Incendio di Roma: è davvero stato Nerone?

Per secoli la storia ha indicato Nerone come autore del grande incendio che distrusse Roma nel 64. L’imperatore, ultimo della sua dinastia, non godeva di una buona fama in città. Nonostante fosse stato educato da Seneca ai princìpi della filosofia stoica e dunque al mestiere di “buon governante”, Nerone fu uno degli imperatori più controversi della storia romana. Ambizioso e desideroso di ottenere il controllo assoluto dell’impero, Nerone fu, stando alla critica a lui contemporanea, un uomo pazzo e violento.

Svetonio, in particolare, fornisce ai posteri un’immagine dell’imperatore non proprio edificante: crudele, senza scrupoli e assassino dei suoi avversari politici, è stato accusato di aver dato alle fiamme la sua stessa città al fine di poter incolpare i cristiani, inizialmente assimilati agli ebrei, e avere un’occasione per perseguitarli. Un’altra ipotesi che spiegherebbe il folle gesto dell’imperatore, potrebbe essere la sua volontà di ampliare la Domus Aurea proprio nelle aree distrutte dall’incendio.

La riabilitazione dell’imperatore

In realtà, la figura di Nerone è stata riabilitata dagli storici moderni. Dalle ricerche degli studiosi, si evince che l’imperatore non si comportasse diversamente da altri sovrani romani. Probabilmente la storiografia più vicina agli ambienti filo-aristocratici non gradiva la figura del giovane Nerone, nato Lucio Domizio Enobarbo, pertanto fece di tutto per screditalo agli occhi della posterità. Sappiamo per certo che l’ultimo dei giulio-claudi fu un uomo aggressivo. Di certo celebre per i suoi eccessi ma forse non differente da altri regnanti, ad esempio Commodo.

Incendio di Roma: alcune teorie

Negli anni sono state elaborate numerose teorie in merito al grande incendio di Roma avvenuto nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 64. Un episodio davvero segnante che distrusse non solo fisicamente ma anche politicamente l’equilibrio della città eterna. Di seguito riporto alcune supposizioni in merito al divampare delle fiamme.
Se Svetonio, contemporaneo di Nerone, era convinto della sua colpevolezza, un altro grande storiografo romano, sembrerebbe non essere d’accordo. Tacito infatti, nei suoi Annales, afferma che l’incendio potrebbe essere stato appiccato accidentalmente. In effetti leggendo le pagine del cronista romano, nemmeno Tacito esclude del tutto la possibilità che sia stato Nerone. Egli sembra propendere però per l’idea di un incendio colposo.
Dimitri Landeschi, storico contemporaneo vissuto nel Novecento, sostiene l’innocenza di Nerone. Egli afferma che l’incendio della città sia stata una ripicca nei confronti dello stesso imperatore da parte di una frangia di cristiani estremisti. Essi avrebbero dato la città alle fiamme per vendicarsi delle persecuzioni sistematiche praticate da Enobarbo.
Il Professor Anthony Barrett ha, archeologo e storico britannico, ha recentemente condotto una nuova ricerca in merito all’incendio del 64. Secondo tale studio la portata delle distruzioni causate dall’incendio neroniano sarebbe stata ampiamente esagerata dalle fonti classiche contemporanee. Barrett spiega che solo il 15% di Roma venne distrutta e che con ogni probabilità fu il Senato romano a “gonfiare” l’accaduto per fomentare una rivoluzione contro l’imperatore.

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