L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 12 novembre 2020

Ponte Morandi, i morti sbiadiscono nel tempo

Autostrade (Aspi), chi sono manager ed ex vertici arrestati

11 novembre 2020


Misure cautelari per attuali manager di Autostrade per l’Italia (Aspi) e dell’ex amministratore delegato Giovanni Castellucci

La Guardia di finanza ha eseguito una serie di misure cautelari nei confronti di ex vertici e di alcuni degli attuali manager di Autostrade per l’Italia. Sarebbero 6 le misure cautelari, secondo l’Ansa.

Le accuse ipotizzate sono attentato alla sicurezza dei trasporti e frode in pubbliche forniture.

Ai domiciliari l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, Michele Donferri Mitelli e Paolo Berti, rispettivamente ex responsabile manutenzioni e direttore centrale operativo dell’azienda concessionaria del gruppo Atlantia (Edizione/Benetton).

Sono alcune delle misure cautelari eseguite dalla Guardia di finanza nei confronti di ex vertici e di alcuni attuali manager Aspi, nell’ambito dell’indagine sui pannelli fonoassorbenti. Ecco tutti i dettagli e la posizione degli avvocati di Castellucci (“Stupore e preoccupazione per un provvedimento che non si giustifica in sé e che non si vorrebbe veder finire a condizionare una vicenda, quella del crollo del Ponte Morandi, che con quella odierna non ha nulla a che vedere. E’ opportuno precisare, che si tratta di due vicende completamente distinte. La vicenda riguarda presunti errori progettuali ed esecutivi di alcune barriere fonoassorbenti nella provincia di Genova”).

LE BARRIERE

Le barriere fonoassorbenti non vennero cambiate “per evitare le ingenti spese che avrebbe comportato”. E’ quanto si legge nell’ordinanza del gip che ha disposto gli arresti domiciliari per Castellucci, Donferri e Berti e tre interdizioni di attuali dirigenti di Autostrade. Le strutture presentavano errori di progetto che mettevano in pericolo la sicurezza degli automobilisti.

LA RESINA

La resina usata per le barriere fonoassorbenti non aveva il marchio CE ma, come ammette un indagato nelle intercettazioni, “sono incollate con il Vinavil” mentre altre si sono “sbragate”. E’ quanto emerge dall’ordinanza che ha portato agli arresti domiciliari gli ex vertici di Aspi, Castellucci, Donferri e Berti. E’ in particolare Donferri che imposta la strategia per mettere una pezza alla errata progettazione delle strutture garantendo il massimo risparmio all’azienda che altrimenti avrebbe dovuto spendere 140 milioni di euro. “Quante sono le ribaltine scese – chiede Donferri – e quanti i Comuni che hanno rotto il c…? Solo Rapallo ha rotto il c…”. E poi, ridendo: “Gliele abbiamo ritirate su e ci siamo inventati il criterio della manutenzione…”

L’ORDINANZA DEL GIP

Paolo Berti, ex numero tre della società, dopo la condanna a cinque anni e sei mesi per i 40 morti ad Avellino e si lamenta con l’ex responsabile manutenzioni Michele Donferri. Il quale, emerge ancora dall’ordinanza del gip, gli consiglia di mantenere “la linea aziendale”, che ha portato all’assoluzione dell’ex ad Giovanni Castellucci, in modo da “rivendica’ tutto quello che c’è da rivendica'”. “Attaccati al suo treno – dice Donferri a Berti – e soprattutto fai tesoro dell’attuale momento. Ho capito che sei stanco ma non gli puoi imputà a lui che ci sono stati quarantatrè morti de qua (per il crollo del POnte Morandi, ndr) … quaranta morti de là… siamo tutti sulla stessa barca”.

DOSSIER CARIGE

Nell’ordinanza che ha portato ai domiciliari Castellucci emerge un tentativo del manager di spendere le proprie conoscenze di alto livello per fini personali dopo il crollo del ponte Morandi, con un tentativo di inserirsi anche nel salvataggio di banca Carige. “Castellucci – scrive il gip – cerca di ricostruire un buon rapporto con lo Stato offrendo cospicue somme di denaro”. Il gip riporta in particolare una conversazione tra Castellucci e il presidente della Regione Giovanni Toti del 30 ottobre 2018. “Senti Gianni – dice il governatore – ho parlato a lungo con Modiano (all’epoca commissario straordinario di Carige) per la cosa di Carige e noi la saluteremmo con grandissimo favore… Non so quale effetto posso avere con Giorgetti. Ovviamente appena mi dici che c’è la disponibilità io parlo con Giorgetti e con Salvini… L’unica cosa che possiamo fare è chiedere alla Lega e dire ragazzi noi ci stiamo esponendo per salvarvi una banca e togliervi rotture di c…”. Toti spiega a Castellucci che l’aiuto che chiede Modiano non è enorme e Castellucci risponde che “per venderla agli azionisti deve essere inserita in un quadro…”. “Castellucci vuole la garanzia di mantenere la concessione – scrive il gip – E Toti si sforza di non perdere l’occasione guardandosi bene dal fare promesse”. In un’altra telefonata tra Castellucci e Modiano emerge la disponibilità manifestata dall’ex Ad a un aiuto per salvare Carige in cambio delle “promesse che tenta di estorcere a proposito della concessione”, scrive il gip. In questo passaggio Modiano riferisce anche di contatti avviati con politici.

LE TELEFONATE

Al telefono Modiano rassicura Castellucci: “Abbiamo visto Garavaglia… gli abbiamo spiegato questa cosa, lui ovviamente la trova molto positiva… ne parlava con Salvini, il quale ne parlava con Di Maio per dire: amici.. o mettete i soldi pubblici o lasciate i Benetton mettere i soldi…”. E Castellucci: “Con gli annessi e i connessi…?”. Castellucci prova in tutti i modi a rimanere nel gruppo tanto da provare a contattare Andrea Boitani, amministratore indipendente di Atlantia, per portarlo dalla sua parte quando intuisce che i Benetton vogliono farlo fuori. Una volta silurato dal gruppo, Castellucci prova allora a candidarsi come presidente di Alitalia. E chiama Joerg Michael Eberarth, amministratore delegato di Air Dolomiti, compagnia area controllata da Lufthansa, “al quale si propone – scrive il gip – come presidente di Alitalia facendo riferimento a contatti con un ‘ministro'”.

LA NOTA DEI LEGALI DI CASTELLUCCI

“Stupore e preoccupazione per un provvedimento che non si giustifica in sé e che non si vorrebbe veder finire a condizionare una vicenda, quella del crollo del Ponte Morandi, che con quella odierna non ha nulla a che vedere”. Così i legali dell’ing. Giovanni Castellucci nell’ambito del filone d’indagine sulle barriere fonoassorbenti. “E’ opportuno precisare, che si tratta di due vicende completamente distinte. La vicenda riguarda presunti errori progettuali ed esecutivi di alcune barriere fonoassorbenti nella provincia di Genova”, sottolineano i legali.

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Di seguito un estratto dell’articolo del quotidiano Domani diretto da Stefano Feltri:

L’atto di accusa più duro contro la famiglia azionista di riferimento di Atlantia e Autostrade per l’Italia arriva da Gianni Mion, da vent’anni loro manager di riferimento, e tuttora alla guida della holding dei Benetton. Le intercettazioni della nuova inchiesta

La guardia di finanza di Genova ha realizzato sei misure cautelari nei confronti di sei top manager e ex top manager di Aspi: per tre di loro, tra cui l’ex amministratore delegato Castellucci, sono scattati gli arresti domiciliari.

Le indagini sono partite dal Ponte Morandi e sono arrivate a scoprire una presunta frode allo stato sulle barriere anti rumore.

Secondo l’accusa i manager erano consapevoli di rischi di cedimento e difetti di fabbricazione, ma hanno consapevolmente omesso la sostituzione prevista dalla convenzione con lo Stato come la segnalazione al ministero.

Il 2 febbraio del 2020 un professore emerito della Bocconi, Giorgio Brunetti, dialoga al telefono con con Gianni Mion, da sempre il manager di riferimento della famiglia Benetton, quello che amministra Edizione Holding, la cassaforte del gruppo di Ponzano Veneto a cui fa capo tutta la catena societaria che include il controllo di Atlantia e, a cascata, quello di Autostrade per l’Italia (Aspi). I due si conoscono, hanno pubblicato insieme un libro qualche anno fa, Manager oggi, per Egea. Sono abbastanza in confidenza da dirsi cose che in pubblico non si sono mai sentite.

Quelli sono giorni difficili, il negoziato infinito con il governo Conte dopo la caduta del ponte Morandi nell’estate del 2018 sta peggiorando. Anche se la revoca della concessione pare esclusa, si studiano altre soluzioni. Molto dipende da come verrà rinegoziato il Piano economico e finanziario che stabilisce la redditività futura di Autostrade e dunque il prezzo al quale i Benetton possono vendere la loro quota di controllo (88 per cento)

La telefonata è intercettata e contenuta nell’inchiesta della procura di Genova che ieri ha portato a misure cautelari per vari dirigenti attuali e passati di Autostrade, incluso l’ex ad Giovanni Castellucci.

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