L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 27 novembre 2020

Sanità - se non hai intenzione di incrementare la spesa significa solo che non hai nessuna intenzione di assumere ne medici ne infermieri e quindi neanche coprire il turn over di questi vent'anni dove hai lasciato vuoti in organico enormi da tagliare servizi e allungare le liste d'attesa. Dagli euroimbecilli non ci si può aspettare altro, continua il grido lo vuole l'Europa. Il migliore investimento è assumere nella pubblica amministrazione almeno un milione di giovani con contratti indeterminati

Tagli alla Sanità nella Legge di Bilancio: cosa c’è di vero?

25 Novembre 2020 - 19:05 

Legge di Bilancio 2021: 300 mila euro in meno al fondo sanitario nazionale dal 2023. C’è da preoccuparsi?


Possibile che ai tempi del Covid il Governo abbia deciso di tagliare le risorse alla Sanità? Vero, ma bisogna fare chiarezza su quanto effettivamente prevede la Legge di Bilancio 2021.

Anzi, è la Relazione tecnica allegata al disegno di Legge di Bilancio che si leggono di tagli alla Sanità a partire dal 2023. Una decisione che sorprende, anche perché mai come in questo periodo ci siamo resi conto dell’importanza del nostro sistema sanitario. Oggi stiamo pagando i tagli di ieri, speriamo un giorno di non pentirci del taglio autorizzato dalla Legge di Bilancio 2021.

A tal proposito, è Il Sole 24 Ore a fare chiarezza su cosa effettivamente prevede la Relazione tecnica della Legge di Bilancio 2021. Una decisione che ha già messo in allarme le Regioni e che desta un po’ di preoccupazione per il futuro.
Tagli alla Sanità: ecco cosa prevede la Legge di Bilancio 2021

Non è stato semplice capire quanto effettivamente stabilito dalla Relazione tecnica, precisamente all’articolo 72, allegata alla Legge di Bilancio in quanto si rimanda in continuazione ad altri testi.

Ebbene, da una lettura approfondita ne risulta - come anche confermato da Il Sole 24 Ore - che il fabbisogno standard sarà stabilito solamente fino al 2021.

E poi aggiunge che dall’anno 2023 è prevista una minore spesa di 300 milioni di euro annui, con “conseguente riduzione del livello del finanziamento”. Ciò dipende dalla riorganizzazione dei servizi sanitari connessa al potenziamento dei processi di digitalizzazione. Il taglio, quindi, dovrebbe essere giustificato da una digitalizzazione dei processi, la quale potrebbe ridurre i costi di gestione.

Fatto sta che le Regioni sono preoccupate anche se in realtà il taglio non sembra essere così considerevole. Il fondo sanitario nazionale, che dal 2023 avrà 300 milioni in meno, beneficia ad oggi di 120 miliardi al quale - a partire dal 2021 - se ne aggiungerà un altro proprio per far fronte ai nuovi fabbisogni dettati dall’emergenza.

Tuttavia, anche se per i motivi appena descritti non sembra esserci motivo per essere preoccupati, ci sono alcuni elementi sui quali è bene soffermarsi.
Tagli Legge di Bilancio 2021: c’è davvero da preoccuparsi?

Come spiegato da Il Sole 24 Ore, anche se apparentemente non c’è motivo per essere preoccupati, ci sono delle considerazioni da fare che potrebbero cambiare le carte in tavola.

Nel dettaglio, è curioso che per il 2022, come per gli anni successivi, l’ammontare del fondo sanitario nazionale non sia stato definito. Perché si parla di tagli permanenti, che ricordiamo essere di 300 milioni all’anno, ma non delle risorse complessive di questo fondo? È questa la domanda che le Regioni si stanno facendo in queste ore; è vero che potrebbe trattarsi di una dimenticanza, o comunque di un dettaglio di poco conto, ma di questi tempi la prudenza, specialmente quando si parla di Sanità, non è mai troppa.

Cosa c’è di vero, quindi, sui tagli alla Sanità? Ricapitolando: è vero che la Legge di Bilancio autorizza tagli da 300 milioni di euro a partire dal 2023 ma questi sono giustificati da una maggiore efficienza dei servizi grazie al potenziamento dell’area digitale. Anzi, va detto che in realtà non si può parlare di veri e propri tagli ma solamente di un minor finanziamento, insomma un risparmio.

Non possiamo essere certi, però, del fatto che anche per i prossimi anni il fondo nazionale per la Sanità benefici sempre di 120 miliardi di euro; probabilmente sarà così, ma secondo i tecnici delle Regioni sarà comunque importante specificarlo.

Tutto, comunque, è in linea con le indicazioni dell’UE che dopo aver autorizzato una manovra espansiva per il 2021 ha anche previsto una programmazione correttiva a partire dal 2023, dalla quale dovrà derivare un rapporto tra deficit e PIL al 3% che - tradotto in tagli - equivalgono circa 5 miliardi di euro.

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