L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 24 novembre 2020

Subito dopo che il covid/lockdown/coprifuoco sarà dichiarato terminato dalle televisioni la copertura economica alle aziende finirà e allora soprattutto quelle piccole e medie falliranno. L'operazione di distruzione di uomini, mezzi di produzione, capitali e merci sarà completata, il Grande Reset Occidentale rimarrà vittorioso sul campo e l'economia della accumulazione capitalistica ri-potrà ri-cominciare, su basi nuove, con lo sguardo alla produzione verde, all'accelerazione tecnologica. NULLA SARA' COME PRIMA

Eurozona: perché il debito privato è più pericoloso del debito pubblico

23 Novembre 2020 - 16:38 

Le centinaia di miliardi di euro di debito privato aziendale potrebbero portare l’Eurozona alla recessione più dell’innalzamento del debito pubblico. La situazione.


L’aumento del debito pubblico potrebbe non essere la peggiore delle conseguenze della pandemia da Covid-19. Secondo diversi osservatori a pesare di più sul futuro dell’economia dell’Eurozona saranno le centinaia di miliardi di euro di debito privato aziendale.

Infatti, per sopravvivere in questa fase di forte crisi, diverse imprese hanno fatto ricorso a prestiti e alla creazione di nuovi emissioni obbligazionarie per compensare le perdite di flusso di cassa.

La conseguenza è che molte di queste si potrebbero trovare nella situazione paradossale in cui possono restare a galla fino alla durata dell’emergenza coronavirus, mentre potrebbero chiudere i battenti nel momento immediatamente successivo, quando terminerà l’erogazione degli aiuti di Stato nei loro confronti.

Eurozona: il debito privato più pericoloso del debito pubblico

Le imprese private europee hanno raggiunto un totale di oltre 400 miliardi di euro di indebitamento nella prima metà del 2020, molto al di sopra dei 289 miliardi di euro dell’intero 2019.

A essere in pericolo sono soprattutto le finanze delle piccole e medie imprese, di cui, secondo un report di alcune settimane fa, la metà rischia il fallimento.

Uno scenario che avrebbe gravi ripercussioni su tutto il sistema del vecchio continente, poiché potrebbe innescare una serie di mancate restituzioni di denaro verso le banche accelerando la crisi e portando l’Eurozona verso la recessione.

Le previsioni per le aziende europee

La Bundesbank prevede che in Germania le insolvenze aumenteranno di almeno il 35% entro il primo trimestre del 2021, nonostante si tratti di uno dei Paesi più resilienti dell’intera area economica.

Euler Hermes, invece, stima che solo le società italiane e francesi necessiteranno di oltre 100 miliardi di ricapitalizzazione, senza considerare gli altri aiuti previsti.

Proprio la Francia è lo Stato che ha visto la maggiore crescita del volume di debito societario. Le banche stanno quindi lavorando nell'impresa difficile di mantenere bassi i costi per le compagnie e, allo stesso tempo, rendere appetibili le obbligazioni per i fondi di investimento.

Verso la creazione dell’Unione dei mercati dei capitali?

Le istituzioni europee e nazionali devono quindi attuare una strategia che riduca la dipendenza delle aziende nei confronti dei prestiti bancari, utilizzati in misura maggiore rispetto agli Stati Uniti.

Inoltre, come sostenuto dalla Commissione e dalla Banca Centrale Europea, la creazione dell’Unione dei mercati dei capitali renderebbe più facile la possibilità di attingere a finanziamenti alternativi rispetto a quelli bancari.

Proprio Christine Lagarde in una recente conferenza stampa, dopo aver ribadito che la BCE, di cui è presidente, non può fallire, ha sostenuto che l’avvio di un mercato comune dei servizi finanziari non può più essere solamente un obiettivo futuro, ma deve diventare un obbligo in grado di tenere in piedi l’intero sistema.

La Commissione, infine, ha reso più permissive le regole sulla concorrenza, permettendo ai governi di coprire fino a 3 milioni di euro di costi fissi delle aziende attraverso sussidi statali.

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