L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 9 novembre 2020

Unicredit e Generali agnelli pronti per i denti affilati dei lupi francesi. Gli euroimbecilli lo vogliono

Altro che debito, i francesi puntano ai nostri risparmi. Parla Sapelli

Di Francesco Bechis | 08/11/2020 - 


“Il grande sogno franco-tedesco è mettere le mani sul risparmio privato degli italiani”, dice Giulio Sapelli sfogliando la relazione del Copasir sulle banche e le assicurazioni. Possiamo abbassare la guardia sugli investimenti cinesi ora che è stato eletto Biden negli Usa? “Tutt’altro”

Altro che debito pubblico. “Il grande sogno franco-tedesco è mettere le mani sul risparmio privato degli italiani”. Giulio Sapelli, economista e storico della Statale di Milano, sfoglia fra le mani la relazione del Copasir sulle banche e le assicurazioni. Legge quasi impassibile quell’allarme lanciato dal comitato di controllo: i francesi vogliono prendersi Unicredit e Generali (con Axa).

Sapelli, l’allarme è fondato?

Certo. Se i francesi non si sono presi ancora Generali e Unicredit è perché temono di impantanarsi nella mucillagine della burocrazia italiana.

Unicredit vuole fare le valigie?

Unicredit ha avviato uno scorporamento della parte italiana, è sotto gli occhi di tutti. E non è cosa da poco: è l’unica banca italiana con una proiezione sovranazionale. Ma la crisi precede questo trasloco. Nasce in origine, con l’errato assorbimento di una banca ricoperta da derivati. Quando nacque, il Financial Times titolò, “It’s a gamble”, “è una scommessa”. Se oggi Mustier sta addirittura pensando a una fusione con Commerzbank capisco perché in Europa si parli di cancellare il debito pubblico. Forse intendono il debito bancario.

L’altro allarme riguarda il Leone di Trieste. Se prendesse Generali, la francese Axa avrebbe in pancia il 3,5% dell’intero debito pubblico italiano.

Il pericolo è ben più grave. Ad Axa e SocGen non fa gola il debito pubblico ma il risparmio privato italiano. È questo il grande sogno franco-tedesco. Con quell’operazione possono venirne in possesso, ampliando il loro ruolo di controllo delle banche italiane. Non dimentichiamo che Axa si muove in una logica di sistema, in sintonia con Credit Agricole, che lavora bene in Italia e in fondo è una banca territoriale più di tante nostre popolari.

L’Italia ha gli strumenti per difendersi? Il Copasir pensa a una Cassa depositi e prestiti (Cdp) pronta a operare come un fondo sovrano…

Tutto giusto. Peccato che la capitalizzazione di Cdp non sia neanche lontanamente vicina a permetterlo. Se vogliamo che svolga quel compito, bisogna darle una base più solida del risparmio postale. Le fondazioni bancarie già lo sono, hanno azionisti molto pazienti. Ma Cdp dovrebbe avere un capitale quattro volte superiore per avvicinarsi ad alcune consorelle europee. Sulle banche, avrei detto una parola in più.

Si riferisce ai crediti deteriorati?

Ma no, quelli sono un problema europeo e il Copasir farebbe bene ad audire un commissario. Magari chiedendogli che fine ha fatto l’idea di un’unione bancaria.

E allora cosa?

Monte dei Paschi di Siena. L’unica via d’uscita da questa situazione disastrosa è tornare a una banca territoriale per il microcredito alle imprese, unificando Mps, Popolare di Bari e altre piccole banche. Unipol resta l’unica centrale finanziaria ben gestita, e va tutelata. Però un merito del rapporto vorrei sottolinearlo.

Prego.

Per la prima volta si dice chiaramente che interesse nazionale significa la conservazione delle reti strategiche, delle infrastrutture materiali e immateriali. Porti, autostrade, valichi, ma soprattutto telecomunicazioni e spazio magnetico. Come diceva Botero, la ragion di Stato è la stabilità dello Stato.

La relazione si chiude con un paragrafo dedicato agli investimenti cinesi. Ora gli Stati Uniti hanno un nuovo presidente, Joe Biden. L’Italia può abbassare la guardia?

Tutt’altro. Questa è una mappatura preziosa, che sarà letta anche oltreoceano. Negli Stati Uniti c’è una posizione bipartisan sulla Cina. Biden è cresciuto nel Delaware, la patria delle grandi multinazionali, con una legislazione molto blanda. Ma dovrà fare i conti con le resistenze degli apparati, a partire dal Pentagono. Il Pacifico resterà il primo focus della nuova amministrazione.

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