L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 31 dicembre 2020

3 - Ebrei sionisti e statunitensi pronti a lanciare a gennaio 2021 missili atomici umanitari all'Iran. Già è stato deciso

IRAN. GLI USA MINACCIANO AZIONI PREVENTIVE

30 Dicembre 2020


di Shorsh Surme –

Mentre l’attenzione del mondo è rivolta all’epidemia di Covid-19, la guerra fredda tra gli Usa e l’Iran degli Ayatollah continua. Il presidente uscente degli Stati Uniti Donald Trump ha messo in guardia l’Iran da qualsiasi attacco contro il personale militare o diplomatico degli Stati Uniti in Iraq, dopo il lancio on novembre e settimana scorsa di diversi missili sull’ambasciata Americana situata nella zona verde a Baghdad.
Ora gli Usa temano che le milizie irachene alleate con l’Iran possano compiere attacchi nel primo anniversario dell’uccisione del generale iraniano dei pasdaran Qasem Soleimani, colpito da droni nei pressi dell’aeroporto di Baghdad il 3 gennaio 2020.
In queste ore si sono incontrati alla Casa Bianca il segretario alla Difesa ad interim Chris Miller, il segretario di Stato Mike Pompeo e il consigliere per la sicurezza nazionale Robert O’Brien per discutere di “sviluppare la giusta serie di opzioni che potremmo presentare al presidente per assicurarci di scoraggiare gli iraniani e le milizie sciite in Iraq dal condurre attacchi contro il nostro personale”, come ha riferito alla Reuters un alto funzionario dell’amministrazione.
Quello che preoccupa tutti paesi nel Golfo è la presenza della portaerei USS Nimitz a propulsione nucleare, la quale pattuglia le acque del Golfo ormai dalla fine di novembre.
“La mia valutazione è che siamo in un’ottima posizione e saremo pronti a tutto ciò che gli iraniani o i loro alleati che vorrebbero fare”, ha detto ai giornalisti il 20 dicembre scorso il generale Kenneth McKenzie, comandante statunitense per il Medio Oriente.
Tutto questo accade nel momento in cui in Iran ci sono di nuovo le manifestazioni contro il regime teocratico degli Ayatollah, questa volta avviate nella città curda di Kermanshah: i manifestanti chiedono la libertà di espressione e provvedimenti concreti per la disastrosa situazione economica.

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