L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 17 dicembre 2020

Antica Roma e le feste dell'inverno

Saturnalia: le festività “natalizie” degli Antichi Romani

Dal 17 al 23 dicembre nell'Antica Roma si tenevano i Saturnalia: celebrazioni che prevedevano, tra le altre cose, addobbi, banchetti e scambi di doni.

-17 Dicembre 2020

Saturnalia: la festa di dicembre dell'Antica Roma.

Le festività natalizie e alcune sue tradizioni come i pranzi, i giorni di vacanza dal lavoro e soprattutto lo scambio dei regali, hanno un antenato che risale addirittura ai tempi degli Antichi Romani. Queste celebrazioni si chiamavano Saturnalia e, durante l’impero di Domiziano, furono fissate dal 17 al 23 dicembre per rendere onore a Saturno (Crono) e alla moglie Ops, divinità dell’abbondanza e dei frutti della terra. La religione cattolica, col tempo, ha tratto spunto da questi festeggiamenti per inserirli nel periodo del Natale (quando si celebra la nascita di Gesù) e fino a Capodanno. Infatti, come avviene oggi, anche all’epoca dei Romani durante le Feste Saturnali c’era l’abitudine di addobbare le città con ghirlande e fiaccole, e di adornarle con fiori invernali e nastri colorati.

I Saturnalia furono introdotti per celebrare l’avvento del dio Saturno nel tempio e per ricordare i fasti dell’Età dell’Oro. Il mito narra che questi, dopo essere stato cacciato dal cielo da Giove, fu accolto da Giano sul suolo italico (che per questo motivo fu chiamato Saturnia) facendo sì che diventasse il signore dell’Età dell’Oro, quando insegnò agli uomini le prime tecniche di coltivazione dei terreni e introdusse anche le prime leggi.

I Saturnalia si tenevano dal 17 al 23 dicembre.

Allo scopo di omaggiare Saturno furono indetti sette giorni di festa per ricordare lo splendore del passato, e ci si divertiva con sontuosi banchetti e scambi di presenti, e a queste feste potevano partecipare anche gli schiavi nel ricordo della totale mancanza di distinzioni sociali durante il periodo di gestione del potere della divinità. Durante l’Età dell’Oro, infatti, non c’erano guerre, i frutti e le piante crescevano da soli e, siccome era sempre primavera, non vi era alcuna necessità di costruire ripari o case.

Questo magnifico periodo terminò quando Prometeo, dopo essersi accorto che gli esseri umani non disponevano del fuoco, decise di sottrarlo agli dei. Giove, una volta scoperto l’accaduto, punì sia il giovane che l’umanità. Decise infatti di inviare sulla Terra Pandora, la dea spinta da una irrefrenabile curiosità. Fu lei dunque ad aprire il vaso proibito che liberò le disgrazie, le sofferenze e il male del mondo, ponendo fine all’epoca della felicità assoluta.

Come si svolgevano i Saturnalia

Dal 17 al 23 dicembre nell’Antica Roma si susseguivano processioni religiose e offerte agli dei, ma anche banchetti ricchi di cibo e vino, e spesso non si poneva alcun freno ai rapporti intimi. Mentre oggi auguriamo “Buon Natale”, a quei tempi ci si salutava dicendo “Ego Saturnalia” (Io Saturnalia). Quasi certamente si trattava della forma abbrievata dell’augurio “Ego tibi optimis Saturnalia auspico” (Auspico per te di trascorrere dei Saturnalia ottimi). A queste parole si aggiungevano spesso dei regali, chiamati strenne (dal nome di Strenua, la dea del solstizio invernale) ed erano quasi sempre candele, datteri o miele.

L’augurio che ci si scambiava durante i Saturnalia.

Era questa una festa particolarmente amata anche dagli schiavi che, durante la settimana di celebrazioni, potevano agire da uomini liberi: in alcuni casi, non solo non avevano l’obbligo di servire i padroni, ma addirittura accadeva anche il contrario con i patrizi che preparavano un abbondante pranzo per loro. Tutto ciò simboleggiava la mancanza di distinzioni sociali durante l’Età dell’Oro.

C’era poi un’altra usanza tipica di questo periodo di divertimenti. Durante la festa si procedeva con l’estrazione a sorte di un “princeps”, ossia di colui che da quel momento sarebbe diventato il padrone assoluto delle celebrazioni e che per l’occasione indossava una maschera ben precisa e vestiva con colori accesi, soprattutto il rosso, per onorare gli dei e gli imperatori. In questa sua veste ricordava una delle divinità degli inferi, ad esempio il guardiano dei trapassati Plutone, che allo stesso tempo era il protettore dei buoni raccolti. Ricordiamo anche che solo nei giorni dei Saturnalia era permesso giocare d’azzardo, pratica vietata nell’Antica Roma.

Le feste dei Saturnali toccavano anche l’esercito. Si chiamavano “Saturnalicium castrense”, e prevedevano che i soldati semplici per una volta potessero essere alla pari con gli ufficiali e i generali, brindando insieme a loro durante la festa per rilassarsi un po’ dai pericoli e dalla tensione della guerra.

L’offerta di doni era legata ad un’ulteriore credenza. Gli Antichi Romani pensavano che durante la stagione invernale Saturno, Plutone e Proserpina lasciassero il sottosuolo e cominciassero a vagare tra i terreni incolti per il gelo. Dunque, agli uomini spettava rendergli omaggio con dei regali per far sì che, soddisfatti, gli dei tornassero nell’aldilà e, allo stesso tempo, trovandosi nel sottosuolo, potessero proteggere i semi per farli germogliare e crescere in primavera, garantendo così abbondanti raccolti in estate.

Il momento solenne era quello del sacrificio al tempio durante il quale si poteva restare a capo scoperto. In questa circostanza si toglievano le bende di lana che fasciavano i piedi della statua di Saturno, quindi si teneva un grande banchetto pubblico. Il dio dei Saturnalia, una volta slegato, poteva agire per donare agli uomini una nuova era fino al termine dell’anno. La divinità, secondo la credenza, moriva nel giorno del solstizio invernale e poi rinasceva come bambino quando cominciava il nuovo anno.

Nessun commento:

Posta un commento