L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 2 dicembre 2020

Creare 10.000 resistenti, 10.000 professionisti asciutti e non lacrimosi

I nostri carnefici


Unreal City, 18 novembre 2020

Io non ho nulla di cui dire: è mio
lontani e morti sono i miei cari
più nessuna voce
il mio compito sulla terra è finito
oscuramente
solo
vago per la mia patria che mi sta come sepolta intorno
ma tu risplendi ancora .. sole! .. del cielo!

Friedrich Hölderlin

Non ho nulla da aggiungere alla frase dell’11 marzo: “Il coronavirus serve a modellare la società del futuro. Meglio: è un esperimento sociale che inizia a modellare, definitivamente, la società del futuro”.

L'epoca che stiamo vivendo non merita commento. L'esistenza e la stessa intelligenza dei fenomeni viene frantumata in minuscole e irrilevanti questioncelle. Il Potere inventa alcuni nomi (Gimbe, lockdown) e una manciata di burattini: si passa il tempo, si spreca quel poco di razionalità residua per contrastarli, discriminarli, dissezionarli ... il risultato, vano, è sotto gli occhi di tutti.

Ciò che sta più a cuore al Potere è il chiacchiericcio insulso. Per questo viene saturato l'etere di formidabili provocazioni e sesquipedali scemenze: la malia di tali esche cattura subito l'attenzione, per l'illogica enormità ivi posta, e induce a scannarsi per ore e giorni, sfinendosi, a ricercare quell'appunto, quel link, quella versione della favola, quel ricordo.

Le elezioni americane? Sono false da quel dì, esattamente come in Italia, ma si deve passare il tempo libero a elaborare tabulati, a scremare dichiarazioni, a tarare opinioni, in una ridda scomposta in cui ognuno accusa l'altro, o trae a sé stesso l'alleato più improbabile a seconda delle convenienze meschine del momento. Alla fine il nucleo incandescente dell'inganno (la democrazia elettiva quale falsa auctorictas popolare su decisioni già precedentemente ratificate sine populo) rimane fuori da ogni considerazione.

Lo stesso dicasi per la geopolitica, questo Risiko che mai ha spiegato qualcosa. Biden è pro-Cina contro l'America?

Trump e i Repubblicani, invece, dei patrioti, come vaneggia l'ineffabile Paul Craig Roberts?
Non sarà questo un riequilibrio universale di poteri, duro e spigoloso, onde permettere la Monarchia Illuminata Globale? Le multinazionali, come preconizzato in quell'agghiacciante testo del 1972, non sono le padroni del mondo? Non significa questo la disfatta di qualsivoglia anelito nazionale, compreso quello dell'Italia e del suo ex colonizzatore, gli Stati Uniti d'America? Omogeneizzazione, riequilibrio, contrattazione dei punti di forza per il nuovo secolo nichilista? E Trump? Trump, come Berlusconi, verrà seppellito assieme alla NATO, ai blocchi contrapposti, al grande Israele. Ciò che ha servito egregiamente ora rileva come impaccio. Ciò non toglie che larghe fette del potere profondo ancora vi si abbeverino ... l'economia old style, insomma, chiede o esige la buonuscita così come le professioni morenti (metalmeccanico, ragioniere, avvocato, edicolante) supplicano gli spicci per non morire di fame nel trapasso immane alla Finanza Totale cioè al puro dominio senza economia.

Israele ... Israele ... gli Ebrei! Ma gli Ebrei, tale motore della storia, ancora capaci di eccitare l'antisemitismo millenario, più non servono. Gli Ebrei antichi, intendo. La trasformazione investe pure loro. Appena agli inizi, la dissoluzione, ma recata avanti con la medesima tecnica che ha schiantato noi.

Intanto in chiesa si ritrovano gli stessi sparuti gruppi. La dissacrazione monta. La Comunione si riceve sulle mani (odorose di disinfettante, ma impure) addirittura portata da qualche beghina da sacrestia. Il prete appozza nel mare di particole, deposita, e riprende il giro fra quei sopravvissuti residuali e duri di comprendonio.

Ho assistito alla discussione di una tesi di laurea triennale. La candidata, graziosa e ben vestita (di rosso), era assisa nel salotto di casa davanti a smartphone e pc. Questi ultimi giacevano composti sul tavolo di famiglia, in attesa del trillo accademico: officiava il rito l'app Zoom. A parte tali manufatti luciferini, nulla turbava la spietata nudità della scena: nemmeno un quadro alle pareti, se non erro; una traccia di vivibilità; lo squarcio mitemente chiassoso recato da un oggetto consueto: l'orologio, una penna, la matita. Alle dita, una delle dieci, un anellino.

Un borboglìo. Il relatore insinua la propria eterea personalità digitale; la voce si fa distinta. I saluti reciproci. L'accademico rammenta le generalità della laureanda, la materia di discussione (economia aziendale) e richiama la tesi, un pdf di circa venticinque pagine di cui gli spettatori (gli amici, i parenti stretti) non rinverranno mai traccia; il Nostro, che potrebbe persino averla letta, la tesi, sillaba il voto finale. La laureanda, ora laureata, ringrazia. In contraccambio, l'esimio rimanda il ringraziamento. La linea, quindi, si chiude, rientrando brusca nel circolo del non-essere.
La signorina - la festa in casa già è pronta - abbassa il coperchio del PC e, forse, ma non è detto, sorride. Gli occhi opachi, privi d'emozione, prendono atto del passaggio burocratico testé concluso.
Una nuova guerriera, oggi, rinforza le coorti del Nulla.

La sconfitta è talmente radicale da lasciare senza fiato. Raramente nella Storia una civiltà millenaria è sparita in pochi decenni. Nemmeno gli Aztechi o gli Atlantidei lo fecero, innervando ribelli, originando scritture segrete o inscenando finte conversioni a beneficio - e scorno - dei conquistatori. Eppure oggi siamo a commentare una disfatta impossibile da contrastare, definitiva, postatomica. Piangere i ruderi ci è negato; calpestiamo il pulviscolo dei giorni.

Non cercare nessuno, questo il terribile segreto.
Mai confidare in qualcuno o qualcosa.
Disperare, resistere, strapparsi il cuore dal petto.
E perché questo, quale guadagno ne avremo?
Nessuno, nessuno. Ma occorre farsi colonna di tempio nelle rovine del mondo.

Avete mai parlato con questi ventenni? Essi sono e saranno i nostri carnefici.
Loro stessi carne da macello, vengono continuamente forgiati per adempiere alle scritture della dissoluzione. Vacui, senza opinioni, timorosi, essi si accendono di solerzia, lieti d'esser utili, solo quando il Re del Mondo ne reclama i servigi anomici. In tal caso, il loro occhio brilla: finalmente un ordine! Saranno loro i liquidatori dell'umanità residua, abituati a comportarsi da inumani. Numeri, statistiche, linguaggi deprivati, psicopatie ben temperate, utopie mendaci costituiscono l'imbottitura vana dei loro aridi cuori. Non comprendono, semplicemente. Ai ragionamenti oppongono sorrisi spenti, alla pietà un silenzio terrificante; i gesti più nobili o appassionati gli appaiono vani, frutto d'un moto dell'anima talmente ricco e remoto da farli rabbrividire. Le parole, poi, le parole ...

Signori, le parole!

Questa frase: "colonna di tempio nelle rovine del mondo" ... oppure "torneranno i giorni d'oro" ... a loro cosa dicono? La metafora, l'allusione, la polisemia ... in altre parole: la poesia e, quindi, la scienza ... tutto questo gli è estraneo oramai poiché la lingua non può che modellare parole morte, gusci disseccati. Il circolo di luce dell'umanità, nimbo sublime della conoscenza, si restringe come un cappio doloroso ... passato e futuro giacciono nelle tenebre ... ognuno brancola col proprio lume, fievole ... ai limiti dell'eterna notte che non comprende.

La morte fa paura, l'amica e sorella morte, poiché ogni evento, pur minimo, atterrisce tali esserini non più abituati a considerare la vita come comunità, confraternita, chiesa. L'eterno più non rischiara la via illuminando gioia e tragedia in un tutto doloroso, ma amico. La ruota che tutto volve è ferma. Si rifugge, quindi, dalla vita riducendola a sommatoria di minuscoli fatti (cibo, immagini, comunicazioni telefoniche). Un banale imprevisto distrugge intere esistenze. Il rischio, la sfida, la conquista ulissea vengono, perciò, banditi in luogo del cubicolo igienizzato ... la placenta putrescente d'un postumanesimo delirante ... la profilassi ... il profilattico ... le pudenda ormai viste come ricettacolo di orrori microbici, sentine di morbi corrosivi e lutulenti ... e l’ideologia latente della copula quale trasmissione di ambigue fecce biologiche di chi è? Di qualche reazionario pievano? Macché, proprio dei liberatori, invece, di chi ci ha del tutto lasciati in pieno deserto ... cicalando nei decenni la falsa litania del patriarcato oppressivo, della donna-oggetto, dell'aborto, del siamo eguali e via così ...

Lo sguardo opaco, la rinunzia, l'orrore per la conoscenza; l'orrore per l'Antico Ordine che sono stati abituati a disprezzare ... e liquideranno ... un vecchio dopo l'altro ... il villaggio globale è davvero trascorso a villaggio dei dannati ... se solo sapessero, questi neutrini, cosa sono in realtà.

Vedete come un romanzo pompato come Soumission sia invecchiato nel giro di pochi anni ... una distopia ridicola, ma del tutto coerente con la povertà di introspezione psicostorica dell’autore ... tutte quelle menate sul sesso libero contro l’oppressione islamica ... sul declino dell’Occidente consegnato ai mullah ... E ora? E ora Houllebecq, tra una pipatina e l’altra, vede consegnare i vessilli di resa della civiltà proprio a chi voleva difenderla: i libertari, i Charlie Hebdo, le sessantottinate francesi, i progressismi d’ogni ordine e risma ... il vittimismo femminista, sacer esto qui PolCor violavit. Inutile che cerchi di nascondersi dietro il pessismismo cosmico ... fu solo un servo sciocco ... non a caso beniamino, assieme a Fallaci Oriana, del noto provocatore NATO Ferrara Giuliano, quello che inneggiava ai comunisti, ai socialisti di Chirac, ai forzisti ... quante sceneggiate, quanto tempo perduto ...

Resistere per testimoniare: altro non so. Se non viene compreso, ancora una volta, questo gesto eroico ... intimamente, disperatamente ... - l’ultimo eroismo possibile - di un’epica minuscola, quotidiana, inavvertita ... allora abbiamo poco da dirci ... io e voi.

Morire senza concedere l’abiura, anzi: morire testimoniando la fede ... ecco, questo trovo accettabile, umano; inevitabile.

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