L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 18 dicembre 2020

Domenico Arcuri, nessun particolare merito, un potere di spesa e di intoccabilità che ha delle forti crepe

Il caso Arcuri: dall’election day della massoneria all’appalto da 1,2 miliardi

-15 Dicembre 2020ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:19

Domenico Arcuri, nominato commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, è un personaggio avvolto da un’aurea di mistero.

Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’emergenza Covid-19. Credit: Facebook

I misteri su Domenico Arcuri, nominato commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, si infittiscono. L’ultima notizia su cui fare chiarezza è il grande appalto da 1,2 miliardi di Euro per acquistare dispositivi di protezione individuale da tre aziende cinesi nel pieno del lockdown di marzo e aprile scorsi. Lo ha raccontato il giornalista Nicola Porro durante la sua trasmissione Quarta Repubblica, su Rete 4. “Eravamo in una grande emergenza ed era una notizia non tanto che il commissario comprasse le mascherine, ma soprattutto gli intermediari di questa grande operazione“, ha raccontato il conduttore.

L’indagine della Procura di Roma

E ha sottolineato: “Perché era interessante per noi? Perché erano soldi pubblici, erano domande legittime su come fossero stati spesi. Un mese prima, il 15 febbraio, l’Italia prendeva due tonnellate di dispositivi medici, tra cui le mascherine, e li mandava in Cina. Dopo un mese, prendeva 1,2 miliardi, e li mandava in Cina per comprare dispositivi sanitari medici”. Sembrerebbe un paradosso, per questo l’appalto è divenuto oggetto di un’indagine della Procura di Roma, in cui tuttavia Arcuri non è indagato. Non solo: interpellato dai giornalisti a più riprese, il commissario si rifiuta di rispondere alle domande sulla questione e minaccia querele.

Gli intermediari della maxi operazione

Come sottolineato da Porro, ciò che è risultato strano – prima alle banche, poi alla Procura – in questa maxi operazione, sono stati gli intermediari coinvolti. Tre personaggi chiave, proprietari di aziende con fatturati molto diversi dalle cifre che avrebbero poi ricevuto dalle tre società cinesi da cui l’Italia ha acquistato le mascherine. Si tratta di Mario Benotti, figlio di un grande giornalista dell’Osservatore Romano, che ha un’azienda che fattura 75 mila Euro e per l’affare dei DPI gli vengono mandati 12 milioni di Euro. Andrea Vincenzo Tommasi, ingegnere che si occupa di prodotti che hanno a che vedere con la difesa, passa da 1,7 milioni di fatturato ai 49 milioni di Euro ricevuti dalla Cina. E infine Armando Solis Quentero, ecuadoregno, proprietario di un’azienda che si chiama Guernica, a cui arrivano 3,8 milioni di Euro dalle stesse tre società cinesi.

Nicola Porro, giornalista, durante la trasmissione Quarta Repubblica, su Rete 4. Credit: nicolaporro.it

Le questioni da porre ad Arcuri

“Pagano – ha specificato Porro – un ecuadoregno che non si riesce a capire bene cosa abbia a che fare con questa vicenda”. Al momento sulla vicenda stanno indagando gli inquirenti, nel massimo riserbo. Non è possibile saperne di più. Ma gli italiani vorrebbero ricevere una risposta a queste domande: “Ci si può fidare di questi intermediari? Che rapporto c’è tra Arcuri e Benotti? A chi sono andati i 60 milioni di Euro di commissione? Perché il contratto non è pubblico? C’erano altri che potevano fornire le mascherine?”.

Arcuri e il misterioso legame con la massoneria

A rendere ancora più misterioso il personaggi Arcuri è uno strano legame con la massoneria. Come riporta il mensile La voce delle voci, lo scorso 5 aprile 2014 l’attuale commissario per l’emergenza Covid-19 avrebbe partecipato all’evento in cui il giornalista Stefano Bisi venne nominato Gran maestro dell’ordine massonico Grande Oriente d’Italia. Scrive il mensile: “Arcuri era lì, quel giorno dell’insediamento di Stefano Bisi, per dare un segnale, quasi fosse un gesto di gratitudine verso gli ambienti che evidentemente, nel business di Stato, rappresentava. Ed ancora oggi rappresenta”. Una partecipazione random, tuttavia, sembra essere stata quella di Arcuri. Perché scorrendo gli elenchi degli affiliati al Grande Oriente d’Italia, il suo nome non compare. La teoria sostenuta da La voce delle voci, dunque, vedrebbe Arcuri testimoniare – con tale presenza a Rimini – la sua stima per Bisi, e quindi essere premiato con la responsabilità sui business attinenti la pandemia.

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