L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 3 dicembre 2020

E' lo spirito dei tempi

Con il Covid-19, perfino la Cina prova la settimana lavorativa di 4 giorni

La pandemia spinge anche i paesi dove tradizionalmente si lavora di più ad accorciare i tempi con gli obiettivi più diversi. E il mondo ha già perso il 12% delle ore di lavoro

Di Simone Cosimi02/12/2020

La Corea del Sud occupa il vertice dei paesi in cui si lavora il maggior numero di ore, insieme ad altri paesi asiatici. La Cina onora da sempre lo schema cosiddetto “996” (dalle 9 di mattina alle 9 di sera sei giorni alla settimana) mentre sul Giappone sappiamo già molto, dalle morti per troppo lavoro (“karoshi”), categoria pressoché esclusiva del paese del Sol Levante, alla cultura della disciplina e dell’impegno assoluto.

Eppure anche queste culture, e altre nel Sud-Est del pianeta, stanno iniziando a sperimentare settimane lavorative differenti e, in sostanza, più corte come soluzione alle disastrose conseguenze della pandemia, o come metodo per il suo contenimento. Lo spiega Quartz che ricorda per esempio come il colosso Unilever inaugurerà una sperimentazione lunga un anno di una settimana da quattro giorni, senza ovviamente alcuna riduzione del compenso, in Nuova Zelanda. In questo senso, il gruppo ha dunque deciso di seguire le indicazioni della prima ministra Jacinda Ardern che la scorsa primavera suggerì appunto di provare la settimana corta come sistema per stimolare il turismo interno e dare una mano all’economia post-Covid (da quelle parti si può già parlare in questi termini anche senza vaccini).

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Proprio in questi giorni, invece, nelle Filippine inizia lo schema della settimana di quattro giorni per tutti i funzionari e i dipendenti dei tribunali. Le corti saranno aperte dieci ore al giorno per, appunto, soli quattro giorni. Gli uffici governativi hanno invece già ridotto la settimana lavorativa in questo modo lo scorso marzo, anche in questo caso come risposta alla pandemia. C’è inoltre un’ulteriore proposta per limitare la settimana lavorativa a 35 ore, com’è già da anni in molti paesi occidentali.

E in Cina? Gli effetti sono stati simili, almeno in diverse province dove è stata adottata una settimana da 4,5 giorni. Un meccanismo in realtà già proposto cinque anni fa quando il Consiglio di Stato della repubblica popolare, cioè la principale autorità amministrativa del regime, spinse per questa soluzione con l’obiettivo di promuovere il turismo e il consumo legato allo svago e all’intrattenimento allungando il fine settimana a due giorni e mezzo, in sostanza. Anche se in certi casi, come in una città della provincia dell’Hubei, una parte di quel tempo libero ulteriore doveva obbligatoriamente essere spesa in attività di “educazione patriottica” o di altro tipo. Insomma, una soluzione a macchia di leopardo.

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Anche gli annunci di lavoro, in questo caso pure nel resto del mondo, stanno pian piano cambiando i contorni generali. Aumentano quelli che offrono una settimana da quattro giorni, utile per occuparsi meglio delle incombenze quotidiane in un mondo che procede al ritmo di continue aperture e chiusure di scuole e attività, servizi di supporto e uffici. Nel complesso, secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro, u'agenzia specializzata dell’Onu, il pianeta ha perso il 12% delle ore lavorate nel corso del terzo trimestre dell’orribile 2020, con gli Stati Uniti fra i paesi più colpiti da questa emorragia di lavoro.

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