L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 3 dicembre 2020

ebrei sionisti una banda di assassini assetati di sangue


Quella pericolosa abitudine assassina di Israele

L’assassinio di Mohsen Fakhrizadeh da parte di Israele, regalo di Netanyahu a Trump, bomba contro Biden, dimostrazione che la politica israeliana sta diventando un pericolo per il mondo intero e il silenzio imbelle del nostro Governo è surreale

DI GIANCARLO GUARINO SU 2 DICEMBRE 2020 7:00

Confesso senza remore né vergogna, che non sono un animalista, non sono un verde sfegatato, non sono nemmeno uno di quelli che studia o inventa, meglio inventa, i ‘diritti dell’umo degli animali’, come li chiamo io per prendere in giro taluni, non pochi, miei colleghi, che sussiegosamente parlano e pubblicano dei diritti degli animali, salvo poi a mangiarne tranquillamente le carni … fateci caso, costoro non parlano mai dei pesci, che davvero vengono ammazzati con crudeltà, ma non si vedono … ah Freud! Ma dunque, non sono nulla del genere, ma ciò non toglie che anche io delle remore le abbia. E la visione, non rara, del Presidente degli Stati Uniti di America, nella specie Donald Trump, che si fa fotografare sul prato della Casa bianca a carezzare la testa di un enorme tacchino bianco vivo, anche se (e non ditemi che sono uno che pensa male) un po’ drogato o, come diremmo noi a Napoli ‘stupeteato’, del quale lascia intendere che la sera ne mangerà le tenere carni, proprio non mi piace, anzi, la trovo volgare sanguinosa, violenta.
Se sia o meno drogato il tacchino non ho prove, ma … avete mai provato ad avvicinavi, sia pure con le migliori intenzioni, ad un tacchino? Beh, io sì, e anche più di una volta e, vi assicuro, la sua disponibilità a lasciarsi carezzare, sulla testa poi, è minima. Quanto a consumarlo la sera stessa, state freschi … !
La cosa mi salta in mente, perché reduce disgustato dalla predetta scena, appunto ai limiti del Grand Guignol, mancava solo la solita ragazza seminuda, vedo la notizia dell’ennesimo assassinio perpetrato, nel caso, dal Governo israeliano contro presunti o veri nemici politici.

Purtroppo è una abitudine sempre più frequente, quella di individuare le persone che, secondo chi decide di ammazzarle, sono pericolosissime per sé e per il proprio Paese, e trovare il modo di farle fuori, in genere, appunto, in maniera violentissima, grandguignolesca.
È accaduto così per Bin Laden, e altri come lui, è accaduto così per il generale Qasem Soleimani, è accaduto oggi per lo scienziato iraniano Mohsen Fakhrizadeh, e sorvolo sui massacri ricorrenti nella striscia di Gaza, e in Cisgiordnia. Che l’autore dell’assassinio sia Israele, e quindi Benjamin Netanyahu, è più che indubbio. Che sia stato fatto con il pieno accordo degli USA di Donald Trump, è semplicemente banale. Che sia stato fatto nel modo più violento e sanguinoso possibile (modo anche quasi mai utilizzato e vagamente gangsteristico, anche se si parla di una sorta di robot che poi si sarebbe autodistrutto!), in un agguato in mezzo ad una strada mentre era in auto con altri scienziati morti anche loro, è, appunto, manifestazione di violenza e odio, specialmente odio, e volontà di guerra. Che sia stato sostanzialmente ignorato dalla stampa, specialmente italiana, è banale constatazione del nostro provincialismo, che sia stato segnalato con parole molto dure da Mentana, sia pure una volta e poi basta, è un fatto positivo che mi ha piacevolmente sorpreso.
Non mi risultano commenti dal nostro Ministro degli Esteri (non ridete, suvvia, non è cortese) o dalla Farnesina, e questo è gravissimo. Del resto, figuratevi Giggino, manco sa dove sta l’Iran e con Dibba ha pure litigato, poi è tutto preso a compitare decaloghi da mandare a Ferrara!

Tornando al povero tacchino, mi è venuto in mente perché si è trattato (l’assassinio, non il tacchino) di una sorta di regalo di addio a Trump dall’amico Netanyahu, e di bomba, letteralmente, sulla testa di Joe Biden, che magari per questo si è rotto un piede.
È su questo che si deve un po’ riflettere, perché, magari apparentemente solo in maniera indiretta, la cosa ci interessa parecchio. Sempre che alla Farnesina qualcuno si ricordasse che l’Italia è una penisola bagnata dal Mare Mediterraneo, dove c’è petrolio che si stanno spartendo Turchia, Libia e … Israele, che per contare bisogna che le nostre navi navighino e che finisca la stupida lotta tra aeronautica e marina sugli aerei, che comunque sono troppo pochi: mi spiace per i “pacifisti” (cioè quelli che determinano le guerre!) ma noi abbiamo bisogno di marina forte e aeronautica fortissima.

Ho scritto varie volte la parola assassinio, perché puramente e semplicemente di questo si tratta: un brutale omicidio, per di più in stile ‘notte di San valentino’: mitraglia, auto di traverso, insomma un massacro, che, come quello di San Valentino, potrebbe segnare l’inizio di una guerra. Insomma, temo, è stata una provocazione, aggravata sfacciatamente dall’uccisione di altri ufficiali con un drone: la sfacciataggine della brutalità.

Sul piano giuridico si può solo dire che in guerra, come ricordavo spesso a lezione, la regola ‘non uccidere’ ovviamente non vale. Ma non vale tra i soldati degli eserciti combattenti, e finché combattono, ma anche finché sono in guerra. Una guerra vera, combattuta sul serio. Tra Israele e Iran non mi pare che si sia in guerra, e comunque non vi sono combattimenti in atto. Ma specialmente, posto pure che vi fossero stati, lo scienziato ammazzato è un ‘civile’, a norma delle convenzioni di Ginevra, al riparo dalla violenza bellica. Infine, nessuno Stato può pretendere di imporre ad un altro cosa deve fare al suo interno: è uno dei principî fondamentali del diritto internazionale, in mancanza del quale ci sarebbero stati di serie A e di serie B … e noi ne sappiamo qualcosa, vero Giggino?
Comunque, al di là dello stato di guerra che manca, il motivo (almeno quello ufficiale, su quello reale torno tra poco) è che l’Iran starebbe sviluppando una arma atomica.

Che la costruzione di armi atomiche sia una cosa certamente condannabile è evidente, ma che sia un illecito internazionale è molto meno evidente. Intanto per un motivo tecnico: altri Stati, molti altri Stati, ed in particolare Israele, dispongono di armi atomiche. Chi dispone di armi atomiche è ovviamente un pericolo per l’intera umanità, ma dispone anche di una fortissima arma di pressione negoziale sugli altri Stati.
Ma i problemi del Medio Oriente sono molti e molto complicati, e la politica israeliana sta diventando un pericolo per il mondo intero, perché si è molto sbilanciata verso il tentativo di risolvere una volta e per tutte la questione della Palestina passandoci su con lo schiacciasassi, grazie a Trump, ma non è arrivata in tempo. O meglio, aveva puntato su una vittoria di Trump … anche gli strateghi israeliani sbagliano. Quando ha capito che Trump era sconfitto, ha cercato immediatamente di mettere i bastoni fra le ruote a Biden, ma specialmente alla vice, alla signora Harris, possibile successore.
Biden, infatti, ha lasciato intendere che vorrebbe riaprire il negoziato con l’Iran sulle armi atomiche: negoziato interrotto brutalmente da Trump, un errore politico gravissimo, dovuto solo ad arroganza e alla pressione di Israele. Errore perché se negozi puoi almeno sperare di fermare ciò che temi, se sbatti la porta in faccia, di là della porta può accadere di tutto. E quindi se lo fai, è perché pensi di importi con la forza.

Con questa azione, secondo me, ora Israele e gli USA sono in un vicolo cieco. Tornare indietro è molto difficile e Netanyhau farà di tutto per impedire a Biden di farlo e Biden avrà da vedersela con le lobby ebraiche in USA ,che sono fortissime. Ma andare avanti è altrettanto difficile.
Ho, insomma, l’impressione che questa volta Netanyahu, abbia commesso un errore grave, o forse abbia giocato un bluff, per vedere fino a che punto Biden sia disposto a rischiare sull’Iran, che significherebbe modificare fortemente gli attuali equilibri mediorientali, che grazie a Trump si erano spostati fortemente a favore di Israele.

Per quanto ci riguarda il silenzio imbelle del nostro Governo è surreale. L’Iran ha soldi e rabbia in quantità più che sufficienti per scatenare una nuova ondata di attentati in Europa, specie se gli USA non riaprono la trattativa con l’Iran. Ma riaprirla, ora, sarebbe farlo in condizione di debolezza e quindi, temo che significherà che alla fine l’Iran avrà le armi nucleari, e a quel punto non credo che la situazione migliorerà, specie se le forze politiche anti-ayatolah, per così dire, riusciranno a scalzare il regime ferreo che vige in Iran: un Iran più ‘liberale’ ma con l’arma atomica, cambierebbe moltissimo i giochi, dato che Israele, ora, è, per così dire, bloccata e il suo è un regime nonché illiberale, violento, ma delicatissimo, se gli USA ritardano un versamento, a Israele mancano le munizioni. E infatti l’assassinio, secondo me, è stato fatto proprio per creare una situazione di stallo, puntando sul … prossimo Presidente. Vedremo. Ma se è così, io, fossi al Governo, starei a Tehran da mane a sera, per fargli capire che noi siamo gli amici più cari dell’Iran, specie se avranno la cortesia di non fare attentati in Italia.

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